PROFUGHI

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protesta-nel-Cie-di-Bari[1]

Su barconi di legno,

su gommoni

partono i profughi

stipati nelle stive,

razza umana promiscua

nuovi schiavi

gementi

tra le onde del Mare Nostrum

trasportati al naufragio

alla terra promessa.

Orrore

poi salvezza

prigione.

Ora

aggrappati

come insetti

all’ alta rete invalicabile

ragazzi , uomini,donne

gettano il cuore

oltre il confine

liberi

di fuggire

arrampicati

sui cancelli chiusi,

gridano

ritorno, madre, terra

per cadere

nel baratro del gemente

girone

buio dolore

Andare via lontano,

ma dove

come.

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    • I poeti, gli intellettuali, gli artisti, non vivono nella ” torre eburnea” ma sentono sulla pelle il dolore e il grido della violenza e dell’ ingiustizia, perché la loro voce si unisca e stimoli le azioni che altri dovranno intraprendere. Sempre molto calzanti e graditi i tuoi commenti. Grazie e un abbraccio. Marisa

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