Archivio mensile:dicembre 2014

BUON ANNO !

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2015_2[1]Aspettiamo l’ arrivo del nuovo anno con una sorta di pagana euforia e pensiamo che il magico rito propiziatorio, annunciato dalla comparsa della neve anche presso il mare, dei fuochi d’ artificio, degli odiosi botti e degli eccessi di una notte, possano tagliare in due il tempo esorcizzando il male annidato saldamente nella natura e nell’ uomo.

Propiziamo il favore delle divinità in cui oggi crediamo cercando di interrompere la piatta e faticosa esperienza quotidiana; allentiamo il controllo, ci lasciamo andare un po’, mentre pochi si accorgono del proprio stato di ingiustificata euforia di fronte al trascorrere inesorabile del tempo che noi possiamo solo immaginare attribuendogli caratteristiche di durata.

Non vi è un limite tra ciò che secondo noi termina e ciò che inizia se non nel desiderio e nell’ auspicio di poter modificare mediante l’ idea dell’ “accaduto” i prossimi eventi, assumendo un atteggiamento ottimistico verso la realtà che ci attende e che vive soprattutto al nostro interno; ma se quelle luci, quell’ allegria, quell’ incontrollato accendersi, possono alleviare anche solo per un attimo le sofferenze dell’ anima oppressa dai mille problemi quotidiani; se possono accendere una sia pur momentanea speranza nell’ intravedere e progettare i giorni che verranno; se possono motivare l’ accettazione della nostra realtà personale e segregare altrove l’ idea della morte; se quei segni di festa diventano visione di cambiamento, accettazione, apertura, allora penso che si debba lasciare che tutto avvenga come deve.

Che si dia sfogo agli istinti, che si riaprano le danze intorno ad un piatto di lenticchie, che la taranta si agiti intorno ad un grande fuoco.

Domani è un altro giorno: qualche scoppio di troppo, un po’di gelo in più, un po’ di stanchezza, molte strade da ripulire, noi tutti un giorno più vecchi.

Città

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Taranto, chianche del  Borgo Antico

Taranto, chianche del Borgo Antico

Cammino per la città:

non c’è cosa che mi appartenga

nemmeno un mattone scrostato

nemmeno una finestra già chiusa;

ed io non appartengo a nessuna

delle cose che mi circondano,

delle ombre che m’ incontrano.

E non sono nemmeno qui

sono altrove e nessuno lo sa.

Ogni volta

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Ogni volta che finisce la festa, la casa si ritira nella sua riposante normalità, nell’ ombra quieta delle abitudini, nel silenzio dei ritmi  quotidiani; quando tutti coloro che amo e che hanno riempito questo giorno di vita, di calore, di musica e di armonia, sono andati via a vivere le proprie vite nei loro mondi da me materialmente distinti, allora salgo sul terrazzo più alto per respirare al buio le emozioni, i ricordi, i pensieri che si dissolvono come nebbia d’ argento nell’ aria gelida.

Seguo la luna da un isolato punto di vista, per poter capire se il luccichio spentosi all’ improvviso, le allegre risate, il vocio familiare, i suoni e i rumori della festa, siano volati lassù in cerca di un territorio più ospitale e vero del mio cuore altalenante e malinconico, ma sempre luminosamente costante.

La luna si oscura ad un tratto, stanca di troppa luce; il freddo di una nuova solitudine scende sulle mie spalle con l’inverno della notte in cui tutto è accaduto per sempre.

Pesano le parole, le gioie, le attese consumate nell’ arco di un tempo che non vuol finire, che resiste e ancora si affaccia con il suo Natale personale…a ciascuno il suo, come nella vita vera, perché tutto riprende il proprio posto nella corsa dei giorni che verranno; ma stasera, lasciate che possa sentirmi felice ancora per un po’.

Recita di Natale

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Il fatidico giorno è arrivato. Stanchi, stressati ed entusiasti, alunni ed insegnanti si dedicano con frenesia agli ultimi preparativi della recita nella grande aula destinata a teatro dell’ esibizione. Gli alunni trasportano con gran rumore le sedie da diverse aule, aiutati da bidelli scontenti e brontoloni; i più vivaci approfittano della situazione per dar sfogo alla contenuta iperattività di quelle ore cruciali, altri esplorano la scena o si nascondono dietro il grande tendone azzurro trapunto di stelle dorate. Luigi non si muove: sempre accanto a me, stringe tra le mani un lembo di tenda azzurra a coprire la metà del viso; se mi allontano, mi trattiene per la giacca. Luigi è il bambino “che non sa leggere, che non comunica come gli altri”. Schivo e taciturno, tuttavia non rifiuta di stare con me in questa emozionante avventura.

Disposte le sedie in file ordinate, ora iniziano ad arrivare i genitori e i nonni mentre i bambini si affrettano ad indossare i costumi di scena guidati da due insegnanti ormai esausti e  del tutto privi di voce. I genitori di Luigi sembrano contenti, ma i loro sguardi appuntati sul figlio spesso tradiscono frustrazione e rassegnazione allo stesso tempo.

Il mio compito, ormai esaurita la fase della preparazione degli alunni, consiste nel tenere a bada tre o quattro angioletti, per niente degni di questo nome, che si contendono un paio d’ali e alcune coroncine ottenute da un filo dell’albero di Natale. Devo anche fungere da suggeritrice agli attori più distratti o smemorati e, dulcis in fundo, manovrare a tempo la colonna sonora della recita che a tratti  si trasforma  in un musical pieno di danze e movimenti imprevedibili. So per certo che qualche attacco non sarà ineccepibile, che qualche bambino creerà qualche contrattempo, che le cantanti e i pastori stoneranno. Qualcuno confonderà il proprio posto, ma sono convinta che ci sia bisogno di questi momenti di aggregazione vissuti tra novembre e dicembre. Una gran fatica che ha visto molto disordine, tanta allegria ed altret- tanta voglia di esprimersi. Luigi durante la preparazione della recita e in tutte le attività pratiche e artistiche connesse, aveva osservato tutto con aria distaccata, aveva opposto un comportamento solitario e di rifiuto anche nelle situazioni più esilaranti. Ora guarda ciò che accade, ma io sono sicura che conosca tutte le canzoni imparate in classe.

Sul palcoscenico, davanti al cielo stellato della tenda blu, è stata costruita una capanna in polistirolo, adeguatamente dipinto dai ragazzi,  sormontata da un tetto di paglia mista a strine di carta luccicante: all’interno le sagome in cartone di un bue e un asinello, immancabili in una qualsiasi rappresentazione natalizia.

Marika, in un lungo abito di raso celeste ed un velo bianco appuntato da una coroncina sui lunghi e riccioluti capelli neri, sgrana gli occhioni tutta compresa nel suo ruolo di Madonna mentre contende Cicciobello ad una bimba vestita da Stella Cometa che vuole tenerlo un po’ tra le braccia.

Un gruppo di angeli sta provando “Tu scendi dalle stelle” con la diamonica e il coro, elettrizzando gli animi in attesa dell’inizio imminente,  mentre i pastori sono ormai disposti presso la capanna. San Giuseppe invita  Marika  a prendere posto disponendosi al lato della mangiatoia ricolma della stessa paglia del tetto della capanna.

Tutti gli angioletti che prima si rincorrevano nel corridoio strappandosi pezzi di ali e tirandosi le tuniche giallo-oro, come per incanto si fermano e prendono il proprio posto. Dimenticavo di parlare della Stella Cometa buona e d quella più birichina che non credeva del tutto agli accadimenti straordinari di quella magica notte: le due si sarebbero confrontate in modo canoro accompagnato da una mimica e da una gestualità davvero divertenti, all’inizio della recita … Stella Cometa che brilli lassù

Ecco, ci siamo: le luci si spengono e la capanna si accende, le stelle iniziano la loro colorata intermittenza, la musica si leva in quell’attimo di sospesa emozione, i cori cantano a tempo, tutto sembra muoversi verso una luce soprattutto interiore. Una voce narrante,è Giuliano vestito da Re con una folta barba bianca, recita le parti salienti della rappresentazione e, al momento giusto, compaiono i personaggi in quel presepe vivo e in movimento illuminato da lanterne e lampade nascoste.

Io non sento nient’altro che la musica, le voci dei bambini, i cori degli angeli. Anche il pubblico è silenzioso ed attento: sembra svanita in un respiro liberatorio tutta l’ansia dell’ attesa, sembra annullata la fatica ; la tensione si scioglie.

Ma l’emozione più profonda accade quando Luigi inizia ad applaudire e corre verso la capanna tra gli altri ragazzi, esce dall’amara prigionia per un attimo di comunicazione.

Sono senza fiato e provo l’istinto di correre anch’io dietro Luigi, quasi per proteggerlo da quel mondo che non può capirlo. Mi fermo in tempo, mentre i compagni e tutte le stelle lo abbracciano. Giulia, Emma e Carla, mie colleghe e compagne di avventura, mi guardano finalmente con un sorriso affettuoso ed io mi sento protagonista di un evento speciale, indimenticabile, che mi ha segnato con la potenza della sua semplicità e del suo significato.

Ma non finisce qui, perché nel sentire gli applausi e nel vedere la commozione delle famiglie, l’orgoglio per il lavoro dei figli e la sincera partecipazione, anche a me spuntano due lacrimucce d’amore per questo meraviglioso mondo.  Ogni giorno della mia vita con vera passione, dono me stessa e ricevo in cambio esperienze che resteranno in me per sempre.

©Marisa Cossu

 

 

 

NATALE…

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PER

CERCARTI

HO INSEGUITO

UNA LUCE DI STELLA

PER I DESERTI DELL’ANIMA

PER SPERANZE SU SENTIERI DI SALE

HO CUSTODITO IL PIANTO DEGLI UMILI

NEL MIO CUORE TURBATO DALL’INDIFFERENZA

OGNI SERA DELLA MIA VITA HO GUARDATO IL CIELO

OGNI GIORNO HO SCRUTATO DENTRO DI ME PER TROVARTI

NELL’ANGOSCIA PIÙ PROFONDA HO ANELATO AL TUO VOLTO

TI PENSAVO LONTANO RE DEL TEMPO NEL TUO MANTO DI ETERNITÀ

MA NON È QUI CHE HAI MOSTRATO ALLA MIA SETE LA TUA LUCE D’AMORE

TU ERI FIGLIO PARTORITO

DALLA PIÙ NUDA VERITÀ

DI UNA PALLIDA MADRE

VOTATO AD UNA CROCE

UCCISO DA INNOCENTE

OGNI GIORNO E PER SEMPRE

TI RIVELAVI IN UNA MANGIATOIA

E MOSTRAVI IL TUO VOLTO DI BAMBINO

Messaggio

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Alex Ruiz, Notte stellata di Van Gogh, opera d' arte digitale

Alex Ruiz, Notte stellata di Van Gogh, opera d’ arte digitale

 

E se fossi io stessa

messaggio, segno,

squarcio dell’ universo

che a tutti comunica qualcosa;

se anch’ io brillassi,

isola lontana,

per svelarmi stella

senso e parte del còsmo;

e se fossi parola di comete

nella magia di una notte stellata

e mezzo inconsapevole

dei suoni e degli annunci,

delle domande di terre e cieli

che contengono il mondo,

della cosmogonìa del pieno e  vuoto,

della  materia e del suo segno opposto;

e tutto fosse, infine,

coscienza immersa nel flusso della vita,

ed io non fossi sola a contemplare

la rete di risposte venute dal mistero;

se potessi capire, ricordare,

e poi dimenticare,

dissolvermi nella marea sublime

dei messaggi in cui tutto è spiegato,

voce io stessa e semplice parola.

 

 

STASERA

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Lucio Fontana, Concetto Spaziale Attesa 1967

Lucio Fontana, Concetto Spaziale Attesa 1967

Stasera

non mi aspetta nessuno

non devo andare da nessuna parte

resto su questa pagina

mi escludo

in solitudine perfetta

assente ai miei pensieri

estranea alle emozioni

del mio animo.

Qui

sospendo

 immagini e parole

per un tempo migliore,

subisco la coscienza

dell’ inutilità.

Stasera

non mi aspetta nessuno

non devo andare da nessuna parte:

questo è il segno del nulla

nel perenne confronto

tra il pensiero

e la pagina

vuota.

Ansia e malessere sociale

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Scrivo alcune riflessioni sull’ ansia generata dal diffuso malessere sociale e mi chiedo quali siano le cause e i fattori di questa situazione emotiva che alberga ormai in vaste zone della società.

Prevalgono sentimenti di paura nell’ immaginare il futuro, di preoccupazione per il presente incerto e problematico, di disincanto per un mondo che si ritiene ormai perduto e in cui erano state fino ad ora riposte le nostre sia pur limitate certezze; si manifestano resistenze a passare dalle piccole e grandi sicurezze del passato al mondo attuale caratterizzato da molti rischi, dalla perdita dei valori tradizionali e dalla generalizzata percezione della precarietà in tutti i campi della vita.

La ” società liquida ” consente incontri fuggevoli e virtuali senza punti di riferimento certi e promuove una enorme quantità di informazioni, spesso contraddittorie, riversate attraverso tecnologie sempre più efficaci e raffinate, su una enorme massa di individui, nuovi Argonauti della comunicazione; qui imperano caste e poteri semi-occulti che esercitano la loro subliminale presenza sulle scelte e gli orientamenti degli individui e dei gruppi.

Di fronte a un lavoro che non c’ è, e che si è modificato con i mutamenti sociali; a un sistema formativo non al passo dei tempi e privo di collegamenti con la realtà  produttiva; ad una violenza ed intolleranza le cui ragioni poggiano sul malaffare e la corruzione, l’ individuo ripiega nella frustrazione e nel pessimismo e non sa come uscirne.

Enorme è la difficoltà ad entrare in un nuovo assetto culturale e sociale in assenza di fiducia e speranza nelle capacità proprie e delle classi dirigenti, che, peraltro, hanno dato pessima prova di sé per un tempo insopportabilmente lungo.

Siamo anche noi, in “un luogo di mezzo” in cui si accentuano il malessere e il disorientamento dell’ uomo chiamato ad esprimersi come individuo e come società: in questo cuneo l’ individuo cerca di diventare ” persona “, di farsi voce e suono per realizzarsi, malgrado tutto, come valore sussistente.

Che cosa manca

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Giorgione, La tempesta

Giorgione, La tempesta 1508

Che cosa manca alla vita

se non l’ultimo appello,

la soglia immateriale,

il grido alto dell’ anima

che trapassa  nell’ ombra

di una metamorfosi annunciata.

La morte dice l’ ultima parola,

la incide come selce sul graffito

della roccia ormai nuda,

sugli occhi spalancati,

sulle bocche serrate;

pone un freno ai passi della corsa

e riporta alle origini ogni cosa.

La sola verità concessa al tempo

traccia il suo segno

al limite del viaggio

e non importa quanto breve

sia stata la tempesta

che ha percosso il centro della luce,

la bellezza già vista e già goduta.

All’ alba

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R. Magritte, Beau monde 1962

All’ alba batte alla finestra

il vento risvegliato

dalla brezza marina

dal profondo silenzio

della notte dormiente

a chiamare il mio nome

con le ali pulsanti degli uccelli

che percorrono il cielo

con larghe vele oscure.

Già sbiadisce il ricordo

in cui ero immersa

su una riva sfiorata appena

dal ritmico fluire delle onde

leggere, imbiancate di luna.

Prima dell’ alba il vento

mi solleva dall’ immemore

pausa del pensiero sognante,

ricongiunge la sera col mio giorno,

riannoda il mio rifiuto all’ esistente

alla realtà presente anche nel sonno.

Non vorrei ritornare dalla quiete

di questo nascondiglio,

…immergermi nel nulla

più leggera del lago che mi assorbe…

La vita mi riafferra

con le sue grandi mani

e mi sospinge nella continua

corsa  dei suoi giorni,

oltre il mio desiderio di ritorno,

oltre la solitudine invocata.

In me rimane il senso del mistero :

dove va il vento, dove quegli uccelli,

dove finisce il sogno

dove potrò incontrarli,

se la mia vita è sogno di qualcuno.