Il collezionista

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mascheredellacommediagreca[1]

Il collezionista di maschere si fermò al limite del vuoto e vide l’ Eternità.

Le impose la maschera della morte, indossò una pelle d’ uomo e legò le effigi di cartapesta ad un filo perché si dissolvessero, ormai inutili forme, nell’ infinito indistinto.

Lasciò poi che il tempo mutasse le maschere in ricordi e affrettò indietro il passo per non cadere nella prigione della memoria.

Voleva vivere, unico rappresentante di sé, originale immagine di decisione,  nella gara degli opposti estremi, nel turbamento di un’ accettazione maturata nel teatro delle illusioni.

Il presente lo accolse, smarrito e nudo, nella solitudine della sua verità.

Se ora potesse vedere con chiarezza il divaricato bivio dell’ anima nella pelle d’ uomo; se potesse capire fino in fondo il mare della vita vera e in quale isolato angolo di realtà esista la possibilità di soffrire di meno!

Nessuno lo sa: forse è necessaria la ricerca di una nuova maschera perché tutto si ripeta ancora una volta…e poi ancora un’ altra volta, un’ altra volta ancora.

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Informazioni su Marisa Cossu

Sono una poetessa, scrittrice e pittrice, amante della letteratura, della musica e dell'arte. Per molti anni ho esercitato la professione di docente MIUR e psicopedagogista. Mi dedico a studi filosofici, psicologici e sociologici. Ho pubblicato diversi libri di poesia, saggistica e narrativa.

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  1. è tutto un mistero, da qualche tempo ipotizzo che tute le parti di me si parlino tra loro , non tutte assieme quelle che lo fanno e se lo fanno chi lo fa e quando lo fa a mia insaputa; chi agisce fa essere
    ma chi sia chi fa essere non si sa;
    raramente (ci) si contatta con altro, una grande potenza può agire, ma bisogna tenere conte che la cosa è anche potenzialmente pericolosa;
    altre cose sono distanti da una conoscenza parziale e assai limitata;
    non vedo giovamento nell’affidarsi a sistemi che “spiegano”.

    • …ma al limite della vita presente, l’ uomo vede l’ Eternità; ne ha paura e ritorna sul vissuto per ripetere infinite volte la ricerca di ciò che esiste. Grazie per il commento e un caro saluto. Marisa

  2. Nessuno lo sa, o forse si. Probabilmente nessuno lo può insegnare ad altri. Come diceva Krishnamurti, il maestro sono le domande.
    Mi coinvolge molto il modo in cui hai reso questa incessante ricerca della verità come una lotta, un tira e molla che sfinisce contro il bisogno di colmare il vuoto, la solitudine, con altre maschere ancora e ancora. Mentre scrivo mi colpisce la parola “contro”. E’ possibile accogliere e creare un nido per la nostra solitudine, per il nostro senso di vuoto?

  3. Il collezionista di maschere ricercherà sempre nuove maschere, finché un bel giorno scoprirà che…a questo mondo, tutti siamo misteriosamente soli…”smarriti e nudi…nella solitudine…” della propria UNICITA’!
    Per lui sarà festa perché avrà trovato la sua pace…la sua vita, e ogni altra “maschera” si scioglierà!
    Molto bella questa metafora sulle maschere che…ogni giorno, volenti o dolenti, dobbiamo necessariamente adattare alle nostre sembianze…senza scalfirle.
    Buona serata cara Marisa.
    Nives

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