Archivio mensile:febbraio 2015

Ecco l’Antologia!

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E’ pronta l’Antologia che raccoglie le poesie selezionate dall’attenta giuria del Concorso  In Vita  Poesia contemporanea, di Giusy Carofiglio.

Sono presente con l’ opera “Messaggio”, classificatasi con la mia raccolta” Il tempo e la parola”, al secondo posto del Concorso.

Ringrazio Giusy per il lavoro svolto e aggiungo solo che sono molto felice per questo riconoscimento.

 

Io sono il fiume

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Gravina di Laterza, Taranto

Gravina di Laterza, Taranto

Io sono il fiume scarso,

povero d’acqua,

nato dalle pietre assolate

dell’avara terra del Sud;

scorro per la Gravina

tra nascoste grotte rupestri

e basiliche dipinte sulla roccia.

Non voglio essere altro

da quest’acqua salmastra

sgorgata da un anfratto,

non voglio essere altrove,

accetto che qualcuno

mi nasconda nel tempo

come ruga calcarea.

Ed abito il mio corpo

come l’acqua abita il cuore

della terra e la disseta;

in me ha senso la lotta

del germoglio che non vede la luce,

il gemito del seme soffocato

ancor vivo nel suo grido,

la tristezza dell’albero

privato dei suoi fiori

dall’improvviso gelo

di una notte.

A che cosa serve la poesia

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G. De Chirico, Monumento al poeta, Piazze d' Italia

G. De Chirico, Monumento al poeta, Piazze d’ Italia

A che cosa serve la poesia

se non incontra l’uomo

se non cammina ogni giorno tra la folla,

se non parla il linguaggio della gente,

se non usa parole comprensibili

e si rifugia in un luogo distante

dall’ immanente senso della terra.

A che cosa serve la poesia

se non ascolta, non consola, non libera,

se non tace di fronte ad un mistero

che non si può riempire di parole

di giochi logopedici e retorica,

se non si ferma a cogliere il seme delle cose

nel silenzio interiore e in solitudine,

e non avverte l’ essenziale voce

della reale condizione umana.

A che cosa serve la poesia

se i poeti vivono nascosti

nelle torri delle città di carta

e non bussano al cuore della gente.

Acqua

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Claude Monet, La scogliera di Aval 1885

Claude Monet, La scogliera di Aval 1885

Memoria d’ acqua abita la liquida vertigine

della vita nascente per caso o per amore

nell’ idillio di linfa e di pensiero,

concitata scoperta dell’ esistere

nell’ ebbrezza di un  fiume in movimento

che argenteo corre in un arco ristretto

tra il battito dell’ alba e il rosso del tramonto,

scivola lento nel flusso di energia

del  mio corpo di pioggia, dissetata memoria

delle cose sommerse uscite da se stesse

goccia a goccia,cadute come fiori

in cristalli di sale, evaporata traccia

del divenire che mi porta al mare.

Treni

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Claude Monet, Treno nella campagna 1870

Claude Monet, Treno nella campagna 1870

Le travi parallele del soffitto

narrano storie di viaggi

in piccole stazioni di provincia

dove il treno sferragliando fumante

rallenta in nubi di vapore

e ti accoglie in sedili di legno.

Ora  breve è il viaggio:

intercorre tra due pareti bianche

il ricordo di un orologio fermo,

di ciuffi d’ erba, di alberi fuggenti

e libri sparsi sulla panca

delle fredde attese, altra vita,

altro tempo ed  altre strade

su cui i sogni non s’ incontrano mai.

E adesso sono qui

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Ritorno alle mie stanze intime e segrete, alla mia scrivania, al misterioso rapporto tra la mia totalità personale e la mia scrittura da cui talvolta nasce un barlume di poesia come effettiva consolazione; mi sono per poco tempo allontanata per seguire da vicino l’ evoluzione materiale e consumistica dei ” prodotti” della mente che ,una volta sfuggiti dall’ intimità del processo ideativo e trasformati in realtà testuali, diventano qualcosa da mostrare, mettere in vetrina, insieme alla zona più schiva e renitente dei sentimenti.

E sono qui; del resto le ” anime blogghe”, quelle che non resistono lontane dalla tastiera, quelle che sentono il bisogno del silenzio del web, quelle che lanciano parole e messaggi in una trama di stelle e non sanno se qualcuno mai li accoglierà, rientrano volentieri nel rifugio in cui si svolge la loro vita virtuale e si comunica in fluide , notturne autostrade invisibili nella realtà; altrove c’ è smarrimento, incertezza, confusione, fissità dell’ immagine;  qui si può vagare senza limiti, liberi.

Aspetto di essere riconosciuta, ritrovata; aspetto un riscontro alla mia esistenza, se qualcuno sa che io esisto anche se non sa dove, né come. In questo spazio-tempo appare meno minacciosa la complessità della realtà affidata ad un’ apparente casualità e sento più vicina l’ essenziale semplicità che accetta il mio pensiero così com’ è senza porsi troppe domande se non quelle legate alla necessità della mia scrittura, al suo succo migliore, indispensabile alla funzionalità della mia vita.