Inferno

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Minotauromachia-Picasso[1]

Pablo Picasso, Minotauromachia 1935

Molti pensano all’Inferno come ad una città di fuoco

che mai conosceranno tra i tanti paesi irraggiungibili

e anch’io riesco a vedere il male solo fuori di me

nel ferro e nelle rovine di una estranea violenza;

ma l’Inferno è dentro, nel groviglio delle emozioni,

nella colpa personale da scontare con la vita;

non potrò perdonarmi se non nella paura di me stessa

nel trasparente imbuto dell’essere non vista nel silenzio

di solitarie navigazioni in un vuoto d’aria.

La mia dolente città si popola di ombre indifferenti

nei vasi comunicanti di una estranea comunicazione

e scende in me con i voraci mostri del panico;

di notte scava nel mio sangue l’uccello nero d’ansia

e solo all’alba vola da una finestra aperta.

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  1. Dice molto di come nasce la paura e di come si diffonde fuori e dentro di noi. Perdonarsi nella paura. Un modo per mettere a tacere le voci profonde che urlano il bisogno d’amore. Convogliarle in Trasparenti imbuti. bellissima immagine. Mi parla di come la paura e l’isolamento ci schiaccino in una via sempre più obbligata e ristretta e di come tutto questo sia visibile agli occhi degli altri (ombre indifferenti, vasi comunicanti di una comunicazione estranea). E più scende, più si ingigantisce (voraci mostri del panico).
    Benvenuta l’alba alle nostre finestre aperte!

  2. Esiste un inferno ‘religioso’ che ci appare lontano e difficilmente avvertibile. Esiste pure un inferno personale che hai descritto perfettamente coi tuoi versi asciutti e incisivi che comunicano immagini e pensieri.
    Serena serata

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