Virus

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Coda virale e tanto tempo per pensare, tra brividi, incubi, aritmie, assonnate lucidità e sprazzi di vita disegnati sulle pareti dalla febbrile agitazione; nessuna vocazione poetica, nessun pensiero lirico ma un più prosaico abbandono all’apatia.

La verità è che non ho mai sentito la crisi della mia forza e delle mie certezze come in questi giorni: l’incubo della pagina vuota, l’impedimento e l’impotenza a creare, le parole arruffate negli altoforni della mente.

Ho provato la paura e lo smarrimento di non potermi più esprimere, di non poter tornare a casa; vedevo il mio blog impazzito, i post pieni di errori da matita rossa e blu, gli amici distratti e impazienti, i  cosiddetti “poeti laureati” all’attacco della mia fragilità, i verseggiatori all’arma bianca nella virologia del social, i guru incontrastati della penna digitale pronti a rendere le mie Sillogi carta straccia; e poi, concorsi, premi letterari, Antologie, Collane, menestrelli, cantori ed acrobati, editori, come in un film di felliniana memoria.

Si potrebbe pensare ad una febbricitante follia e forse lo è stata; ma ancora si insinua con le sue insopprimibili verità, in questo nuovo ritorno, la percezione di inutilità della parola, del mio inadeguato potere semantico unito allo scarso talento a farmi carico, comunque e dovunque, di un invisibile abisso aperto di fronte alla vacuità della mia presenza nella scrittura e nella vita.

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  1. I momenti di crisi d’ispirazione, per ogni genere di artista che lavora con la fantasia, da che mondo è mondo sono sempre esistiti. Da qui a criticare te stessa fino a questo punto mi sembra esagerato. Hai delle doti grandissime di dialettica, di stile, le tue opere arrivano spesso al cuore dei tuoi lettori, quindi non dovresti dirti certe cose ma piuttosto farti i complimenti per quello che hai fatto fin ora ed accettare questo momento buio così come è arrivato.

      • Qualcuno che ha studiato mi diceva che crisi significa passaggio, tu stai vivendo il tuo! In bocca al lupo augurandoti una splendida ripartenza.

        E nel frattempo buona serata 🙂

  2. Le parole sono come le foglie, sembrano uguali senza identità , poi magari se ne prendi una in mano osservi, senti, scruti, palpeggi, mastichi…ma è buona , ma non tutte eh!

    • Bella la tua immagine! Vorrei scrivere e possedere le parole più significative, ma non c’è solo l’interiorità: esiste un mondo di non facili relazioni, di confusi input, di emozioni, tali da rendere faticosa la comprensione di chi siamo veramente

      • siamo comprensibili? a momenti e sicuramente con diverse letture per gli altri. Lo specchio cara donna creativa ci dice che ci siamo, quindi perchè il tempo con i suoi fatti ci deve bloccare. Ad ognuno il suo muoversi e tu ne hai molti di movimenti!

  3. Io non so se le parole sono utili, se a scrittura è utile ad altri che a noi stessi. Credo che lo sia, nella misura in cui rende più bella la nostra vita. Forse, nella migliore delle ipotesi, anche quella degli altri. Ma anche se non fosse così, già sarebbe comunque molto. Naturalmente esiste anche una sofferenza della scrittura, ma è una sofferenza che dà senso. (secondo me)

  4. Mi piace come hai descritto lo smarrimento feroce che suscita la pagina bianca quando abbiamo troppo da dire…. anche questo è poesia, per me. Io la chiamo “gestazione” Un abbraccio

  5. Non mi trovi d’accordo su tutto l’ultimo capoverso, io ti trovo particolarmente profonda e il tuo linguaggio tondo e carezzevole. Hai una grande dote, quella di far danzare i versi, nessuna delle tue parole suona forzata o in eccesso. E’ sempre tutto ben misurato e tondo che nella mia mente suona come musicale e soddisfa il mio gusto estetico. Detto questo capisco il tuo punto di vista e ho letto delle tue ripartenze, spesso mi sento così vicina alla tua personalità, forse è per la nostra origine comune ma capisco esattamente cosa intendi e io sarò qui a godermi questa ricca ripartenza 😉
    Buona domenica Marisa 🙂

      • Lo noto eccome ma il coraggio di ammettere le cadute e di sollevarsi e ripartire annulla gli ostacoli o quantomeno li rende meno pericolosi. Buona giornata 🙂

  6. cosa e come può la parola di fronte al movimento frenetico incessante continuo di una realtà di follia, disperazione, fame, sete, ultima spiaggia, violenta è quello che mi chiedo da un bel po di tempo

    • Forse ci consola attraverso la visione di un’armonia che, seppure irraggiungibile, è il fine cui tendiamo attraverso il senso della poesia. La nostra condizione ci spinge tra i due poli che tutti dobbiamo affrontare: il vuoto dell’inutile banalità o il pieno dei significati e della comprensione. Un caro saluto. Marisa

    • La parola è l’uomo, la sua presenza e il suo senso. In un’epoca ” di mezzo” si spegne una parte di creatività, riaccenderla è il nostro compito, almeno spero che ciò avvenga.

  7. non è la fine di tutto, non è la fine di niente, ma un semplice reset dove ci si trova a domandarsi del senso, della efficacia della parole nel contesto dove viene usata;
    come usare la parola che è comunicazione in questo contesto digitale?
    è utile e sensato e soprattutto sufficiente per l’autore sperimentare la sperimentazione?
    io non credo, non è sufficiente e allora che fare?

    • Credo che sia indispensabile rafforzare la propria identità personale ed unirvi una salda consapevolezza del nostro modo di essere tra gli altri. Spesso la comunicazione è viziata non solo dal mezzo, ma anche dalla mancanza di semplicità, cioè di essenzialità. Leggendo tanti autori contemporanei, ho l’impressione di trovarmi in una Babele dei linguaggi nelle cui trame è difficile orientarsi. In quale modo voglio comunicare? La mia vocazione è adeguata? Quale ruolo per il lettore? Insomma, chi sono quando scrivo?

  8. Perchè non credere che possa succedere? E se succede si trova il modo per ripartire, a volte rinnovarsi, a volte migliorare….Guai se non ci fossero le battute d’arresto, quale mente piatta saremmo?
    La tua non lo è guarda solo quello che hai scritto in questo post…pura magia delle parole.
    Un virus particolare da cui gli scrittori non ne sono immuni, i poeti ancor di meno….forse l’area semantica è la paura, la spossatezza della parola, ma anche l’ c’è da scrivere. E tu lo stai facendo.
    Ti abbraccio meravigliosa donna.

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