Potrei vivere per sempre

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Lucio Fontana, Concetto spaziale, 1949

Potrei forse vivere per sempre

e mai conoscere la città dell’uomo,

solo alla fine incontrerei l’enigma

della caduta, nel casuale errore,

quando il corpo frana con un gemito

nella sconfitta dello smarrimento.

Qualcuno laverà lo scudo franto

con acqua di trasparente verità

solo in brevi attimi di redenzione;

ma non  mi salverà dalla colpa vivente,

dal male oscuro della mia estraneità,

come dio distante, flesso su se stesso

a contemplarsi prima di svanire.

© Marisa Cossu

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  1. Il momento del trapasso è doloroso per chi resta, perché vede svanire le persone amate.
    Dolorosa ma piena di dignità senza mai abbandonarsi ai luoghi comuni tipici di queste occasioni.
    Una seran settimana pasquale.

  2. Sentirsi improvvisamente essere estranei al mondo succede ma lo stare davanti allo specchio non può farci ignorare nei nostri lineamenti ,la commistione della perfezione e imperfezione: una meraviglia che non può condurci a pensieri di tristezza! ciao

    • Grazie Diemme! E’ proprio ciò che accade ai nostri cuori distratti o troppo presi dal proprio Io …ed è anche l’ammissione della nostra incapacità di vedere la realtà, la sincerità e l’amore al di fuori delle forme schematiche della nostra rappresentazione. Un abbraccio. Marisa

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