Archivi giornalieri: ottobre 19, 2015

Premi letterari: “ISPIRARE LA FANTASIA” e “CLUB DELLA POESIA”,

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Queste le poesie premiate nei due bellissimi eventi al Park Hotel di Taranto, con alluvione, e al Teatro Comunale di Cosenza.

Un saluto a tutti voi e buona settimana.

Taranto, la mia città                        

Da distanze marine vedo il tuo corpo

adagiato sotto fumanti ciminiere;

volo oltre le immense petroliere

schierate all’ombra dell’acciaieria:

immagino i Due Mari

comunicanti nell’antica storia,

senza alti muri e polvere di ferro;

vedo le sponde del Piccolo Seno,

dove antichi artigiani lavoravano il bisso,

lo tingevano con le rosse conchiglie;

ma della tua molle bellezza,

dei sotterranei fiumi emersi presso il mare,

cantati dai poeti, del falerno sublime,

delle dolci ampolle acquifere

inanellate nell’azzurro mare;

del mito che portò qui Taras

sul dorso di un delfino,

e piovve al fin su Etra,

non c’è segno né amore.

Dormi nei sepolti ipogei,

nelle necropoli dissacrate;

tu, adottiva città di gente a te straniera,

nascondi la tua storia negli antri delle cripte,

e non osi affacciare nell’oggi il tuo passato;

forse ci prepariamo ad un veleno

più violento e crudele dell’oblio

della nostra cultura e delle origini,

un veleno che uccide silenzioso,

imprigiona i bambini nei cortili.

esposti al mostro che tutto inquina

e divora, mai sazio, anche il tuo nome.

Quante donne

Quante donne sono stata

nel teatro del tempo…

Ho recitato bene la mia parte,

mille ruoli d’amore,

altri di solitudine e tristezza.

Quale di quelle donne

in me è cresciuta,

crisalide del corpo e della mente,

quante donne la vita ha disegnato

sulla pagina bianca del mio sogno,

quali ali mi ha dato per seguire

i colori di cieli sconosciuti,

per la mia metamorfosi scolpita

nello spazio segnato dal rimpianto.

A quelle donne penso con nostalgia

e mi dolgo di perderle,

comparse sulla scena dei ricordi,

protagoniste splendide, illusioni

e parti di me stessa.

E quale, tra quelle ormai sbiadite,

rifiutate, inespresse o dolci e forti,

sceglierò di essere;

quale ruolo vivrò

ora che ammetto

la stanchezza dei sogni,

la durezza del vivere mutando

senza poter volare,

solo chiudendo gli occhi

sulla fragilità dei miei pensieri.