“La grande illusione”

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“Apparenza e realtà”- Rivista letteraria “EUTERPE” 22

Grande soddisfazione!

Il mio saggio” LA GRANDE ILLUSIONE” è stato pubblicato sulla rivista letteraria “Euterpe “in seguito alla partecipazione al concorso dal tema  “L’apparenza e la verità”.

RIVISTA-EUTERPE.BLOGSPOT.Com

Marisa Cossu

LA GRANDE ILLUSIONE

 

 

“Noi siamo di tale stoffa, come quelle di cui son fatti i sogni,

 e la nostra breve vita è chiusa in un sogno.”

“ W. Shakespeare”

 

 

Nell’età dell’immagine è bene confrontarsi sul tema della “rappresentazione”, sia in quanto sull’apparire si fondano i valori etici ed estetici della società contemporanea, sia perché la riflessione da diversi punti di vista, può contribuire a far luce sugli aspetti più controversi dell’antinomia intorno cui si svolgono queste sintetiche argomentazioni.

L’immagine è il volto che presentiamo agli altri, perciò la carichiamo di significati appartenenti alla persona che vorremmo essere o a cui ci conformiamo per essere accettati ed amati. L’uomo è un collezionista di maschere e si rifugia in esse nel contesto delle relazioni sociali, tanto che Pirandello ebbe a dire, riferendosi all’opera teatrale Sei personaggi in cerca d’autore, che essi “sono più veri e reali di tutte le persone che erano teatro”.

Nella società liquida, si sviluppano  comportamenti individuali e collettivi rarefatti ed evanescenti, la cui velocità ha superato il valore della lentezza; nella società iperconnessa, la vera comunicazione e l’empatia sono lampi nell’enorme crisi dell’uomo tecnologico, l’uomo protesi. L’atteggiamento autoreferenziale e narcisistico del Contemporaneo scava fossi di diffidenza e incomprensione, accresce l’estraneità e il male del vivere, suscita bulimia di possesso e rende sempre più sperduto l’uomo nella corsa verso l’eterogenesi dei fini.

Nel processo di superamento delle crisi e di riappropriazione del sé, assume enorme valore l’educazione e la formazione al sentire, all’apertura, attraverso l’immaginazione e l’intuizione dell’infinito. Da queste considerazioni può essere avviato un progetto di Poesia come abitudine alla ricerca del bello assente da in tanti settori della vita umana, per accrescere il gusto della scoperta, guardando dall’interno, oltre gli schematismi e le certezze acquisite. Il divenire ha la possibilità di creare, di porre domande e il dover essere è volontà di raggiungere la possibile conoscenza.

La rottura delle maschere, da un punto di vista psicologico, provoca sempre un grave malessere personale: estraneità, spersonalizzazione, alienazione.

Mi soffermerei a guardare da altri punti di vista l’affascinante tema dell’apparenza e della verità, oggi che l’apparire sembra essere il tratto distintivo e necessario dell’uomo, la sua grande illusione.

Perché la grande illusione?

Essa è il sentiero che ci guida nella ricerca di ciò che è, attraverso lo svelamento del mondo e la conoscenza di noi stessi. Forse è l’errore che dobbiamo compiere, il muro su cui dobbiamo inerpicarci, l’infingimento che ci stordisce, da cui ritornare dopo un duro lavoro che a volte copre gran parte della vita.

“Nessuno si attiene a un solo ruolo, ma tutti siamo multiformi”(Seneca)

“Spesso gli uomini vivono di sogni” (Platone)

 

L’uomo è immerso nella materia, ma  il materialismo è  negazione del soggetto perché le due cose combaciano; ma anche l’idealismo sembra errato perché considera  la materia divisa dall’idea che la sottende; la vita continua ad essere sogno, incantesimo, una realtà oscura che il Contemporaneo cerca di ignorare ed esorcizzare dimentico dell’indagine svolta dagli albori del pensiero intorno ai temi della vita e della morte.

Nella realtà il principio del divenire si manifesta come necessità fisica, logica, matematica e morale, ovvero come causalità; la rappresentazione, il fenomeno, come velo di Maya, è l’apparenza illusoria e consiste nel fatto che il soggetto e l’oggetto siano considerati come espressioni delle forme a priori di spazio , tempo e causalità, come afferma Schopenhauer.

La distinzione tra fenomeno e noumeno spiega che il fenomeno è la sola verità accessibile alla mente umana; il fenomeno è illusione, sogno, apparenza mentre la cosa in sé è il noumeno celato dietro il velo di Maya.

Ciò che il corpo può conoscere attraverso l’esperienza sensibile si scontra con un velo che nasconde l’essenza delle cose e realizza una consapevolezza al limite della natura umana.

Ciò che vediamo, e di cui creiamo immagini mentali attraverso i sensi, è ingannevole e illusorio: non sempre ciò che è, è come sembra.

“E’ Maya il velo ingannevole che avvolge il volto dei mortali e fa vedere loro un mondo del quale non può dirsi né che esista né che non esista; perché ella rassomiglia al sogno, rassomiglia al riflesso del sole sulla sabbia, che il pellegrino da lontano scambia per acqua; o anche rassomiglia alla corda gettata a terra, che egli prende per un serpente” ( Schopenhauer)

Quindi la realtà visibile dell’apparenza è illusione, l’essenza della realtà, o noumeno, si nasconde nel fenomeno, ( ed ecco il nascondiglio dell’essere di Heidegger).

Dobbiamo rompere questo velo per calarci nel nascondiglio, nell’ infinita ricerca dell’essenza, della conoscenza e della bellezza perché  solo in questa dimensione e proiezione della nostra soggettività possiamo cogliere tracce significative dell’assoluto, uscendo  dall’equazione  conoscenza-rappresentazione.

Nell’io profondo, l’uomo sente la volontà di vivere e di squarciare il velo di Maya, di guardare oltre il sensibile percettivo per giungere ad un’idea di mondo disegnata non soltanto dall’apparato neurobiologico di ciascuno, ma dato da idee che si celano nell’ assenza e che, proprio perché misteriose, stimolano  l’anelito metafisico dell’uomo.

In questo percorso l’uomo si ferma, ritornando in se stesso, e trova il tempo per riflettere sulla vita e sul rapporto con l’altro; qui può scoprire che l’apparenza è opportunismo, conformismo, narcisismo. Esiste l’essere oltre l’esistito, il possibile divenire costruito dalla volontà.

Anche l’arte viene in aiuto di questa riflessione:

nella pittura contemporanea citerò, tra i tanti, un esempio di consapevolezza della dualità dell’animo umano e della visione del mondo, Magritte, che amo proprio perché riesce a sollevare dubbi sull’apparenza e la verità, ammesso che esista una verità comprensibile dall’uomo, dato che essa è un valore assoluto e dogmatico.

Il surrealismo di Magritte è un prodotto mentale, come per il grande Leonardo, e viene spiegato dagli opposti di cui è costituita l’anima umana: realtà – apparenza,  sostanza – evanescenza, luce – ombra; il velo di Maya compie il suo lavoro anche qui,nelle contraddizioni e nel paradosso, volutamente lontano da ogni simbolismo, dove la visione della realtà e la sua rappresentazione  sono facce di una stessa medaglia  di cui non si comprende quale sia l’immagine reale e quella ingannevole ma possibile; esse, infatti, coesistono nello stesso dipinto, ciascuna con la sua forza espressiva, enigmatica, essenziale.

Risulta l’insanabile distanza che separa la realtà dalla rappresentazione: “l’immagine assume allora l’aspetto di uno schermo cieco la cui ovvietà non è altro che un’illusione.”

Il tradimento delle immagini (Questa non è una pipa,1929),  fa ben comprendere come tra apparenza e verità non si possa distinguere. Solo a livello morale e psichico l’uomo può esprimere un’idea di valore.

Vorrei concludere in poesia, mia principale passione, con una breve riflessione su Eugenio Montale premio Nobel per la letteratura, nel 1975. Il poeta della condizione umana, esprime nella sua opera, un pensiero molto vicino a quello di Shopenhauer; perciò è stato definito il poeta della negatività o della corrosione critica dell’esistenza (A. Marchese); in realtà egli è testimone delle contraddizioni e degli affanni del suo tempo. La coscienza intellettuale lo pone al di sopra delle parti in una condizione di solitudine e incomunicabilità ma il suo impegno etico ed umano è universale e gli consente  il necessario distacco per esprimere la sua poetica. L’universo in cui tenacemente risiede il poeta, potrà trovare un punto di fuga e squarciare la realtà apparente?

“ Si tratta di arrampicarsi sul sicomoro/ per vedere il Signore se mai passi. / Ahimè, non sono un rampicante ed anche/ stando in punta di piedi non l’ho mai visto”. (Montale, Il diario).

In conclusione, con Montale, amo citare questi versi emblematici.

“Sotto l’azzurro del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta mai:perché tutte le immagini portano scritto ” più in là”.

 

Marisa Cossu

 

Libri consultati:

  • Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, P. Savj-Lopez, G. De Lorenzo, Biblioteca universale Laterza, 2009
  • Questo non è un libro, Margherita e Rosetta Loy, Gallucci Ed. 2015Luigi Pirandello, Edizione speciale della UTET, i Nobel 1972 (introduzione di Luigi Ferrante) 
  • E. Montale, Poesia, Prosa, Traduzioni, Ed. speciale UTET 1977 (introduzione di Angelo Marchese)

 

 

 

 

 

 

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Informazioni su Marisa Cossu

Sono una poetessa, scrittrice e pittrice, amante della letteratura, della musica e dell'arte. Per molti anni ho esercitato la professione di docente MIUR e psicopedagogista. Mi dedico a studi filosofici, psicologici e sociologici. Ho pubblicato diversi libri di poesia, saggistica e narrativa.

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