Archivio mensile:febbraio 2018

Il terrazzo

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69- Quadro (n.c.) (il malessere interno)

 

 

Gemmano rampicanti gelsomini

sul terrazzo del sole;

ma come piove! Va nell’aria greve

la canzone del vento

e la pioggia la fila,

con le sottili dita, tra le sàrtie

degli alberi maestri

allineati a riva.

È zigano lamento

la rauca sinfonia del Maestrale,

un sapore di sale

disteso sulla pelle, il sentimento

del bel tempo perduto.

Ieri hai potato i rami e già rivive

il nucleo verdeggiante e delicato

delle tenere spore

e l’acqua le disseta:

scorre la linfa nelle bocche nuove;

ma come piove! Fuori c’è tempesta,

dentro la stanza è il mare,

un luccichio che resta

sulle pareti come ondoso quadro;

intanto scava il ritmo delle gocce

nel mio cuore abbagliato,

e mi allontano, chiudo la finestra,

ti cerco ancora dopo aver sognato.

Se tu ci fossi, amore,

ti chiederei perché tagli quei rami,

perché sorridi quando grida il mare,

quale ossimoro strano

sul terrazzo del sole ti commuove.

Marisa Cossu

 

 

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POESIA

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538-poe[1]

 

 

 

Oh, miele amato, suono che consola,

nei granelli di sabbia ti nascondi,

ai fili d’erba nuova ti confondi

e ti riveli solo se cercata.

 

Tu, dolce canto sei nuova parola

nell’interiore spazio dove effondi

la tua bellezza da lontani mondi;

forse utopia, illusione destinata

 

ad un estraneo nulla, ma salvata

chimera da chi t’ama, da chi vede

nell’ombra l’infinito, e forte chiede

che dalle Muse tu venga baciata.

Solo l’amore muove in alto il canto,

la sua carezza poi addolcisce il pianto.

Marisa Cossu

Samarcanda

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Samarcanda - Shahr-I-Zindah Guri Amir

Samarcanda

 

Alla morte sfuggire navigando deserti

su vele trasparenti di sabbiose

dune increspate d’oro tra fumanti vapori.

Oasi d’acqua fresca di un palmizio,

si dischiude nell’ombra, mostra cime sbiadite

nel nulla, dove verdi foglie appese

ad aerei fili fatui sono la soglia impervia

di quel non luogo d’aria; ma si afferma

l’antica chimera che tutti chiama al mistero;

forse è il trotto di alati cavalli

che arano un solo lembo di cielo più distante.

A Samarcanda il mio cuore sospira.

Marisa Cossu

Piove stasera

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Leonid Afremov, il pittore della pioggia. Impressionista contemporaneo.

 

 

Piove stasera ed urla per le strade, gelido il vento.

Una voce di pianto stride, da fragili fessure

di comignoli e vetri al rompersi di legni soffiati

 in vortici di pioggia. Schiuma nei rivoli abbagliati

da un barlume di cielo, l’acqua in teorie saponose;

penetra zolle avide dove, tra ghiacciate radici,

reca linfa vischiosa che nutre l’erba e la risveglia.

Sui muri delle case l’oscurità disegna forme

di immaginarie storie; ma del vissuto sfoga il pianto

il coro senza fine di vite sospinte all’angolo

dal vento: neri grumi dormienti in terre aride e vuote,

nell’attesa che taccia il pianto, si plachi la tempesta.

Marisa Cossu

 

 

 

PREMIO NAZIONALE DI POESIA ORMEA (CN)

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Sole con cerchi

Lieta, comunico l’attribuzione del 1^ premio  al mio sonetto ” All’amore eterno” dall’ Associazione culturale ULMETA -Ormea 04/02/2018

 Il Comune di Ormea e L’ Associazione Culturale Ulmeta , sono lieti di comunicare il responso della Giuria designata alla valutazione delle opere partecipanti al concorso “ Amore…parole dal cuore “

Primo classificato

All ‘ amore eterno di Marisa Cossu

Secondo classificato

E non morire mai di Franca Dona’

Terzo classificato

Così mi prese il ragionar d’ amore di Nadia Milone

 

Menzione d’ onore a pari merito

Cuori in viaggio di Alessandro Nidi

Eternità d ‘amore di Laura Barone

Finisterre di Dario Marelli

Forse a Primavera di Alessandro Inghilterra

Transiberiana di Matteo Bertozzi

 

 Menzione Speciale

Dove nasce il sole ( a mio fratello ) Maria Teresa La porta

 

La premiazione avverrà il giorno 18 Febbraio 2018 dalle ore 15 presso il “ nuovo cinema Ormea “

Ormea ( CN)

Marisa Cossu

 

All’amore eterno

SONETTO

ABAB ABAB CDE EDC

Caro mi fu l’amore senza inganni,

duplice fuoco ardente, fiamma rara,

non affamato mostro che condanni

la vita al pianto, a ciò che poi separa,

 

ma un concedersi dolce, senza affanni,

dell’uno all’altro amante, quella cara

complicità di sguardi e i lunghi anni

per conoscersi meglio, nell’amara

 

durezza dei bei sogni abbandonati

al vento del destino, poi abbracciare

la gioia che ritorna all’improvviso;

 

stringere tra le mani un vecchio viso

e rispecchiarsi nell’immenso mare

dove da sempre pare d’esser stati.

Marisa Cossu