Archivio mensile:marzo 2018

La corsa

Standard

Picsart

 

Nutrito dall’orgoglio e dalla fede

abita l’uomo nella propria vita

rubando il tempo su per la salita

di un aspro monte dove non si avvede

 

dell’ombra scura che lenta procede

alle sue spalle: con le lunghe dita

a lui ghermisce il sole, poi sopita,

attende di rincorrere le prede

 

allorché stanche, illuse e affaticate,

ai lembi di un approdo di confine

cercano ancora l’isola promessa;

 

ma ormai la forza non è più la stessa,

tutto si volge al medesimo fine,

e le certezze appaiono infondate;

 

 altrove, reclinate

in un vano mistero sconosciuto,

dormono le ragioni del vissuto.

Marisa Cossu

Primavera

Standard

MIMOSA-ART[1]

Mimosa

 

Forse un pezzo di cielo

smarrito in una pozza,

prende d’acqua sembianza

e calmo si distende

sempre in forme diverse.

E ti specchi trasverso,

tagliato in foglie e rami,

da cui gemmano fiori

leggeri. Nel giardino

di Hermes spira voce

di vento: ora tu ascolti

i messaggi del tutto,

senti la Primavera.

Marisa Cossu

Ciò che resiste

Standard

1- Paestum

Paestum

 

 

Ciò che resiste al tempo è la memoria,

profumo delle cose già vissute

nello scorrere liquido del fiume

che bagna l’esistente.

Solo una volta ti lambisce e fugge

e muta l’onda: non più la stessa acqua,

dove ora siede il tuo sogno ingrigito;

con un ritorno breve ti consola

il nostalgico film di ciò che è stato.

Solo parole, sillabe d’inchiostro,

graffiti e segni d’immaginazione,

scavano nella notte dove affonda

il senso delle cose nel mio foglio;

ma io ti vedo, siedi nel non senso

di un libro vuoto e cerchi di tornare.

Marisa Cossu

Malessere

Standard

fine-del-mondo_principale[1]

Sonetto

ABAB ABAB CDE EDC

Con quale forza ti costringe il male

che sugge il sangue, avvelena e mai tace

ferma il moto dell’anima vitale

ed imprigiona dove non c’è pace.

 

L’inferno brucia e l’alto grido sale

dal balbettio dell’ essere incapace

di liberare dalla pece l’ale

avvinte da un malessere tenace.

 

E mi ribello al male che ti afferra,

sento la colpa invadermi le vene

 e temo di lasciarti perso e solo

 

dove per te e per altri non c’è volo,

in un distratto mondo tra le pene

del disperso non luogo della terra.

Marisa Cossu

Canzone del mare

Standard

maxresdefault[1]

 

 

Muore la luce in morbide colline

nell’abbraccio del giorno e della sera

e all’orizzonte splende una chimera

di sole in drappi viola senza fine.

 

Volgi a quell’ombra trepida la prora:

l’isola aspetta con la sua riviera

di scogli incoronati alla maniera

di antico tempio che un riflesso indora

 

tra pini, ulivi ed argentee marine.

Lì sarà dolce il lieve riposare

da questo lungo viaggio; poi contare

le stelle sotto un pino al suolo accline;

chiudere gli occhi dopo avere pianto,

capire che ci siamo amati tanto.

Marisa Cossu