Archivio mensile:novembre 2019

Senza tempo

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1- Paestum

Paestum

Senza tempo

 

Forse nessuno prima aveva visto

sostare sulla riva un vecchio cieco,

un uomo antico, un mitico poeta,

mentre rivolto al mare

ne ascoltava la voce

e ne cantava assorto, le avventure,

il risonante sciogliersi dell’onda

in schiuma di memoria.

Con lui era già il mio canto di fanciullo,

il lancio delle pietre a pelo d’acqua

o nell’esigua ampolla che dalle rocce

in mare si riversa.

Era il Galeso, amato dai poeti

per il dolce falerno,

il luogo a me più caro.

E il mito era già lì,

con me veniva tra voci di vento

in un libro consunto,

un De Chirico falso degli sposi

nell’ abbraccio d’addio.

Nessuno aveva visto a me vicina

Andromaca tremante:

nel fragore dei flutti cade il pianto

che di dolore muove e gonfia l’onda.

Fulgido scudo ancora in me risplende

e il tempo non esiste:

il tutto regna insieme,

anche il mio smarrimento

vile, che via facendo, perde il senso

di ciò che meraviglia.

Se tutto scorre, sulle pietre resta

tra salici piangenti la presenza

del canto che mi danza in petto adesso,

qui, dove si dipana il libro informe

del mio pensiero vano.

Marisa Cossu

CERTEZZE

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Incertezza

Certezze

 E non trovo certezze

nelle tracce dell’essere esistito,

né l’esistente dall’umano volto

giustifica il mistero

degli albori nascenti e della fine;

resiste un grande vuoto da colmare

con parole leggere,

senza peso sulle mie spalle d’ossa

e sull’ombra piantata nella terra

dove, impotente, il sogno

tenta il volo per l’infinita volta;

e  ripiega nel nulla,

vi ricade senza sapere mai

dove splenda sapienza

che illumini di vero la ragione.

Marisa Cossu

 

 

Incipit: “Ascoltavo la pioggia”

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Ascoltavo la pioggia.
Una goccia scavava,
scavava il fumo grigio
di una ormai consumata sigaretta,
scavava dentro con un graffio lento
che segnava l’attesa.
(… Non so che cosa udivi nei
fermenti
incisi dalla pioggia
… gutta cavat lapidem …)
Lento appariva quel poco di vita
sommersa, quel colpo nel cuore
spaurito,
il folle bisogno d’amore,
la vita, la stanza , la pioggia, la goccia
che scava e lava la fronte aggrottata.
Nella stanza  ormai chiusa,
sul letto piovevano ombre di cielo .
L’immenso spariva.
Marisa Cossu