Archivio dell'autore: Marisa Cossu

Informazioni su Marisa Cossu

Sono una poetessa, scrittrice e pittrice, amante della letteratura, della musica e dell'arte. Per molti anni ho esercitato la professione di docente MIUR e psicopedagogista. Mi dedico a studi filosofici, psicologici e sociologici. Ho pubblicato diversi libri di poesia, saggistica e narrativa.

Nutrito dall’orgoglio

Standard

17- The Stone

Barbara Missana, The stone

 

(sonetto caudato)

 

Nutrito dall’orgoglio e dalla fede

abita l’uomo nella propria vita

rubando il tempo su per la salita

di un aspro monte dove non si avvede

 

dell’ombra scura che lenta procede

alle sue spalle: con le lunghe dita

a lui ghermisce il sole, poi sopita,

attende di rincorrere le prede

 

allorché stanche, illuse e affaticate,

ai lembi di un approdo di confine

cercano ancora l’isola promessa;

 

ma ormai la forza non è più la stessa,

tutto si volge al medesimo fine,

e le certezze appaiono infondate;

 

altrove, reclinate

in un vano mistero sconosciuto,

dormono le ragioni del vissuto.

Marisa Cossu

 

La corsa

Standard

Picsart

 

Nutrito dall’orgoglio e dalla fede

abita l’uomo nella propria vita

rubando il tempo su per la salita

di un aspro monte dove non si avvede

 

dell’ombra scura che lenta procede

alle sue spalle: con le lunghe dita

a lui ghermisce il sole, poi sopita,

attende di rincorrere le prede

 

allorché stanche, illuse e affaticate,

ai lembi di un approdo di confine

cercano ancora l’isola promessa;

 

ma ormai la forza non è più la stessa,

tutto si volge al medesimo fine,

e le certezze appaiono infondate;

 

 altrove, reclinate

in un vano mistero sconosciuto,

dormono le ragioni del vissuto.

Marisa Cossu

Primavera

Standard

MIMOSA-ART[1]

Mimosa

 

Forse un pezzo di cielo

smarrito in una pozza,

prende d’acqua sembianza

e calmo si distende

sempre in forme diverse.

E ti specchi trasverso,

tagliato in foglie e rami,

da cui gemmano fiori

leggeri. Nel giardino

di Hermes spira voce

di vento: ora tu ascolti

i messaggi del tutto,

senti la Primavera.

Marisa Cossu

Ciò che resiste

Standard

1- Paestum

Paestum

 

 

Ciò che resiste al tempo è la memoria,

profumo delle cose già vissute

nello scorrere liquido del fiume

che bagna l’esistente.

Solo una volta ti lambisce e fugge

e muta l’onda: non più la stessa acqua,

dove ora siede il tuo sogno ingrigito;

con un ritorno breve ti consola

il nostalgico film di ciò che è stato.

Solo parole, sillabe d’inchiostro,

graffiti e segni d’immaginazione,

scavano nella notte dove affonda

il senso delle cose nel mio foglio;

ma io ti vedo, siedi nel non senso

di un libro vuoto e cerchi di tornare.

Marisa Cossu

Malessere

Standard

fine-del-mondo_principale[1]

Sonetto

ABAB ABAB CDE EDC

Con quale forza ti costringe il male

che sugge il sangue, avvelena e mai tace

ferma il moto dell’anima vitale

ed imprigiona dove non c’è pace.

 

L’inferno brucia e l’alto grido sale

dal balbettio dell’ essere incapace

di liberare dalla pece l’ale

avvinte da un malessere tenace.

 

E mi ribello al male che ti afferra,

sento la colpa invadermi le vene

 e temo di lasciarti perso e solo

 

dove per te e per altri non c’è volo,

in un distratto mondo tra le pene

del disperso non luogo della terra.

Marisa Cossu

Canzone del mare

Standard

maxresdefault[1]

 

 

Muore la luce in morbide colline

nell’abbraccio del giorno e della sera

e all’orizzonte splende una chimera

di sole in drappi viola senza fine.

 

Volgi a quell’ombra trepida la prora:

l’isola aspetta con la sua riviera

di scogli incoronati alla maniera

di antico tempio che un riflesso indora

 

tra pini, ulivi ed argentee marine.

Lì sarà dolce il lieve riposare

da questo lungo viaggio; poi contare

le stelle sotto un pino al suolo accline;

chiudere gli occhi dopo avere pianto,

capire che ci siamo amati tanto.

Marisa Cossu

Il terrazzo

Standard

69- Quadro (n.c.) (il malessere interno)

 

 

Gemmano rampicanti gelsomini

sul terrazzo del sole;

ma come piove! Va nell’aria greve

la canzone del vento

e la pioggia la fila,

con le sottili dita, tra le sàrtie

degli alberi maestri

allineati a riva.

È zigano lamento

la rauca sinfonia del Maestrale,

un sapore di sale

disteso sulla pelle, il sentimento

del bel tempo perduto.

Ieri hai potato i rami e già rivive

il nucleo verdeggiante e delicato

delle tenere spore

e l’acqua le disseta:

scorre la linfa nelle bocche nuove;

ma come piove! Fuori c’è tempesta,

dentro la stanza è il mare,

un luccichio che resta

sulle pareti come ondoso quadro;

intanto scava il ritmo delle gocce

nel mio cuore abbagliato,

e mi allontano, chiudo la finestra,

ti cerco ancora dopo aver sognato.

Se tu ci fossi, amore,

ti chiederei perché tagli quei rami,

perché sorridi quando grida il mare,

quale ossimoro strano

sul terrazzo del sole ti commuove.

Marisa Cossu

 

 

POESIA

Standard

538-poe[1]

 

 

 

Oh, miele amato, suono che consola,

nei granelli di sabbia ti nascondi,

ai fili d’erba nuova ti confondi

e ti riveli solo se cercata.

 

Tu, dolce canto sei nuova parola

nell’interiore spazio dove effondi

la tua bellezza da lontani mondi;

forse utopia, illusione destinata

 

ad un estraneo nulla, ma salvata

chimera da chi t’ama, da chi vede

nell’ombra l’infinito, e forte chiede

che dalle Muse tu venga baciata.

Solo l’amore muove in alto il canto,

la sua carezza poi addolcisce il pianto.

Marisa Cossu

Samarcanda

Standard

Samarcanda - Shahr-I-Zindah Guri Amir

Samarcanda

 

Alla morte sfuggire navigando deserti

su vele trasparenti di sabbiose

dune increspate d’oro tra fumanti vapori.

Oasi d’acqua fresca di un palmizio,

si dischiude nell’ombra, mostra cime sbiadite

nel nulla, dove verdi foglie appese

ad aerei fili fatui sono la soglia impervia

di quel non luogo d’aria; ma si afferma

l’antica chimera che tutti chiama al mistero;

forse è il trotto di alati cavalli

che arano un solo lembo di cielo più distante.

A Samarcanda il mio cuore sospira.

Marisa Cossu