Archivio dell'autore: Marisa Cossu

Informazioni su Marisa Cossu

Curriculum Marisa Cossu, insegnante psicopedagogista, vive a Taranto dove si dedica alla scrittura e ad attività socio-culturali. Ha dato voce alle sue passioni artistiche, da sempre presenti nella vita e nell’insegnamento, raccogliendo le opere elaborate nel tempo in raccolte organiche e rinnovando la produzione scritta in versi e prosa. Si occupa in particolare di poesia e saggistica. Nel corso della vita professionale ha contribuito alla formazione e all’aggiornamento degli insegnanti in qualità di relatrice ed animatrice dei gruppi di lavoro promossi dalla Uniba Aldo Moro in accordo con gli Ispettori Tecnici e le Scuole, diffondendo numerosi atti a contenuto disciplinare. Collaboratrice del Prof. Nazario Pardini nel Blog letterario “Alla volta di Lèucade”, vi ha pubblicato alcune opere di poesia e saggistica. Alcune sue poesie, con nota critica di M. R. Teni Mello, vengono pubblicate periodicamente dalla Rivista Letteraria “Cultura Oltre”. Sulla Rivista letteraria “Muse” sono apparse alcune opere con nota critica di Teresa Laterza. Alcuni saggi brevi sono apparsi sulla rivista letteraria “Euterpe” di Lorenzo Spurio e su Oceano News , il magazine-news periodico dell’Oceano nell’Anima di informazione culturale,artistica e sociale di Massimo Massa. Negli ultimi anni l’autrice Marisa Cossu è stata impegnata nei progetti formativi d’Istituto “Amico libro”, “Per un progetto di poesia” e “Tarentum legge”, nell’ambito della diffusione e della sensibilizzazione alla cultura letteraria e alla poesia, in collaborazione con varie Associazioni Culturali e i Licei Aristosseno, Archita e Ferraris di Taranto. Bibliografia: - Raccolta poetica “La vita bella, pensieri e parole” BookSprint Edizioni - Silloge “Sentire”, Marisa Cossu 52, Ed. Pagine Roma - Silloge “Prospettive”, Marisa Cossu 27, Ed. Pagine Roma con audiolibro - Silloge Poetica “Vola la parola” in “Soufle”, Aletti Editore - Raccolta poetica “La carezza delle parole” TraccePerLaMeta Edizioni - Raccolta poetica “Attraverso pareti di pietra” SBC Akea Edizioni - Silloge “Trasparenti pareti” Vitale Editore (premio pubblicazione gratuita, al concorso “Una poesia per Scampia” con la poesia “Madre”) - Raccolta poetica “Di ombra e di Luce” Blu di Prussia Editrice Marisa Cossu ha meritato tantissimi importanti riconoscimenti letterari sia per i suoi libri editi che per i suoi elaborati in poesia, narrativa e saggistica. Ve ne è testimonianza nelle numerose Antologie dei premi letterari ricevuti, classificandosi sempre ai primi posti. Si elencano alcuni premi: 1° Classificato e Premi Speciali - Premio Città di Taranto Le Muse Project 2016 per il libro “La carezza delle parole”. - Surrentum Ars Scrivendi 2016 per il libro”La carezza delle parole” - Concorso Letterario Mauriziano 2016 per il racconto “La palude degli uccelli” - Contest Letterario Oubliette Magazine 2016 per la poesia “Vita” - Contest “La Luna e il Drago Caffè letterario” 2017 per DRABBLE “Le parole sono stanche” - Concorso “Una poesia per … Scampia” 2017 Premio Speciale della Presidenza per la poesia “Madre” e pubblicazione gratuita della Silloge di 15 poesie “Trasparenti pareti”, Vitale Edizioni - Premio Letterario “Gocce di Memoria” 2017 per la poesia “Il ritorno a casa” e Premio Speciale della Giuria per la poesia “Memoria persa” - Premio Europeo Clemente Rebora 2017 per la poesia “Il mondo cade”. - Concorso Ulmeta Città di Ormea 2018 per la poesia “All’amore eterno” - Concorso Nazionale Città di Grottaglie 2018 Premio Speciale della Giuria per la poesia “Città di fumo” - Concorso “Pelasgo 968” Città di Grottammare 2018 Premio Speciale della metrica (Premio IPLAC) per la poesia “Mentre parliamo” - Surrentum Ars Scrivendi 2018 per la poesia “Condizione” - Premio Nazionale di Poesia “Ascoltando la voce del mare, Isola d’Elba 2018” per la poesia inedita “All’Elba” - Premio Internazionale Thesaurus La Brunella 2018 Premio della critica per le poesie “Icaro”, “Condizione”, “Aspetterai” - Premio IL SUBLIME – (GOLFO DEI POETI) – 2018 Sez. D – Premio Speciale della Giuria per la poesia “Mare autunnale” 2° Classificato - Premio Letterario “Tra le parole e l’infinito” 2015 Sezione Autori affermati per la poesia “Sento che un giorno” - Premio Città di Varallo 2016 OTMA/2 per il libro “La carezza delle parole” - Premio Internazionale Mecenate “Voci nel Deserto” 2017 per la poesia “Futuro” - Concorso In Vita VJ del libro 2015 per la Silloge “Il tempo e la parola” - Concorso TraccePerLaMetaEdizioni “Antonia Pozzi” per il racconto “I boschi di Temuco” - Premio Sylvia Plath e Amelia Rosselli 2017 per la poesia “E così passa il tempo” - Concorso Nazionale Città di Grottaglie 2018 per il racconto “La palude degli uccelli” - Premio “De Finibus Terrae 2018” per il Saggio Letterario “Per un progetto di nuova poesia” - Premio Nazionale Mimesis 2018 per la poesia edita “A Saffo” - Concorso Nazionale di “Poesia nel Borgo” 2018 per la poesia “Ciò che non siamo, ciò che no vogliamo” - Premio Internazionale di Poesia Charles Baudelaire 2018 per la poesia “Il terrazzo” 3° Classificato - Premio Nazionale AlberoAndronico VIII Edizione 2015 per la poesia “Aritmia” - Concorso Taranto “Ispirare la fantasia” I Edizione 2015 per la poesia “Taranto la mia città” - Concorso Nazionale Città di Grottaglie 2018 per la poesia “Conosco solo il mare” - Premio Letterario Internazionale LA LUNA E IL DRAGO 2018 per la poesia “All’Elba” Menzioni Speciali di Merito - Concorso Mimesis 2018 per la poesia in metrica “I Tarocchi e la povertà” - Concorso Letterario Città di Cologna Spiaggia 2018 per la poesia in metrica “Condizione”premio IPLAC.

Nazario Pardini, “I dintorni della solitudine”, a cura di Michele Miano, Guido Miano editore – 2019

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LA PRESENZA DI ÈRATO

Pardini-Nazario-I-dintorni-della-solitudine-1Nazario Pardini ha al suo attivo molte raccolte di poesia. È un personaggio, noto, da decenni nel campo della scrittura. Sulla sua produzione hanno scritto i più qualificati critici letterari. Alla sua poesia sono state applicate varie chiavi interpretative, dalla motivazione esistenzialistica a quella psicanalitica alla religiosa a quella naturalistica. Ad essa egli perviene in maniera quasi inconscia, o meglio, sulla scorta di un cammino empirico, di sofferenze vissute e ben radicate nel quotidiano. Il suo pensiero non conosce la freddezza dell’astrazione filosofica. È piuttosto un’analisi che scandaglia gli abissi della coscienza, una sorta di speleologia dell’anima che procede per constatazioni. Un narrare per sottrazione, incarnato in una lingua nuda e spinosa, che mira allo svuotamento e alla esasperazione delle forme implicite nella realtà. Un’essenzialità ascetica anima il lessico di Nazario Pardini, quasi retaggio atavico della sua terra di toscana come nella lirica La solitudine del mare: “Sono solo…

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La sera

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La sera

(Novenario)

Ed ora che cade la sera

si accendono vivide stelle

sui dirupi della scogliera

e brillano come fiammelle.

 

Un vuoto silenzio pervade

nel breve divino momento,

il rumore che mormora e sale

dal marino vago lamento.

 

Un attimo solo di quiete

sereno mi guida per mano

dalle storie piccole e liete,

 all’amore che ho pianto  invano.

Marisa Cossu

Amore

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Inserisci una didascalia

(sonetto)

ABAB ABAB CDE CDE

 

 

A ragionar d’amore sosto ancora

con la passione dei bei tempi andati

e tu mi guardi proprio come allora

con occhi chiari, sempre innamorati;

 

nulla è mutato: stesso sole indora

questo tratto di vita; destinati

a perderci nel tempo che scolora

i ricordi, restiamo qui abbracciati.

 

Nasceva questo amore, tra il tuo mare,

i libri di poesia, un’emozione

e, nel pensarti altrove, già soffrivo:

 

ero fanciulla, non sapevo amare,

ma tra carezze e baci, e una canzone

che ancora ci commuove, ti seguivo.

Marisa  Cossu

 

Troppo breve

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Troppo breve

il cammino in questo sogno,

il giorno di una rosa

sfiorita dolcemente

in un soffio di vento.

Noi lo rendiamo immenso

sostando ad ogni petalo caduto

sui nostri passi lievi

Marisa Cossu

(La carezza delle parole,TraccePerLaMeta Ed. 2016)

… allora mi colpì tanta dolcezza

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Marco D’Oggiorno, Madonna del latte ( 1475-1524)

… allora mi colpì tanta dolcezza

… allora mi colpì tanta dolcezza

perché ti vidi Figlio del Creatore

in una mangiatoia e la stanchezza

si sciolse finalmente nel chiarore

di una lanterna fievole che ardeva

per mostrare un bambino nella culla

mentre la neve giù dal ciel scendeva.

La madre aveva gli occhi di fanciulla

ed io lasciai me stessa, il mio dolore,

ogni pena e fatica, nella luce

che risplendeva intorno al mio Signore;

lì mi fermai. E ancora mi conduce

a sé quel Dio bambino, ai dolci giorni

del mio Natale e spero che ritorni.

Marisa Cossu

Cammina il tempo

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Cammina il tempo

( sonetto )

ABAB ABAB CDE EDC

 

Cammina il tempo, né mai si riposa.

Il mondo muta, tutto giunge a quiete,

cadono stelle e l’ombra di ogni cosa

segue la scia di flebili comete;

 

trascolorano i cieli in silenziosa

concava notte dove senza rete

affonda l’esistenza già corrosa

e si discioglie in lacrime segrete.

 

Dove sarà la trepida speranza,

avrà pietà l’Eterno che ci attende

nell’infinita vastità del cielo;

 

ma non vedremo che in un tenue velo

la luce che per noi qualcuno accende

da quella insuperabile distanza.

Marisa Cossu

 

“Di ombra e di luce”

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Cari amici del mio BLOG,

il mio nuovo libro ” Di ombra e di luce”, Blu di Prussia Ed., è disponibili su Amazon, La Feltrinelli, iBS, Unilibro. Ringrazio quanti vorranno leggerlo e regalarlo. Si tratta di una silloge poetica in metrica italiana i cui contenuti spaziano su vari aspetti della vita, delle emozioni, del tempo e delle stagioni in un’ottica contemporanea. Contiene tre sillogi: Di Ombra e di luce, L’amore ed altre storie, Il tempo e le stagioni. Affidato nelle mani dell’editore e poeta Vincenzo Rebecchi è molto curato in ogni particolare. La prefazione del Poeta Nazario Pardini, Professore di letteratura presso l’Università di Pisa, impreziosisce il libro rendendolo unico nel suo genere. Riporto una sua nota nella quarta di copertina.

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Sono graditi commenti e recensioni. Auguro a tutti felici festività natalizie,

Marisa Cossu

Forse nulla conosco

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Magritte, Il segreto doppio

 

Forse nulla conosco

del mondo naturale e artificiale

se in greve oscurità sempre mi perdo

tra sentimenti che mi fanno male;

pur se gioiosi, intorno li disperdo.

Occulto la mia pena all’altrui sguardo,

racchiuso nel mio tronco, più non trovo

voce che della vita a me ragioni,

né segno di bellezza che consoli;

rimiro una  fuggevole presenza,

ma l’occhio muta ciò che nella mente

si forma come icona di un’idea.

In grande dubbio poi consumo i giorni,

i mesi, le stagioni:

è più sicuro un giunco del mio cuore

quando lo flette il dondolio del vento.

Così restano beni inconoscibili

le luci accese su lontani porti,

le verità descritte dai sapienti.

Anche l’amore perde le parole

e insieme a me si oscura lentamente.

Marisa Cossu

 

Da Lèucade con amore

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lunedì 12 novembre 2018

MARISA COSSU LEGGE: “E FU PER ME…” SONETTO DI M. DONTE

Marisa Cossu legge: “E fu per me l’amor un dolce fuoco”

di Maurizio Donte

Petrarca nella poesia contemporanea

Pubblicato da Nazario Pardini, Alla volta di Leucade, Blog spot
Marisa Cossu,

collaboratrice di Lèucade

Nulla di più affascinante per un aspirante poeta, della lettura e del commento delle opere, in questo caso un sonetto, di Maurizio Donte, che mi pregio seguire da alcuni anni sia per affinità ideale alla sua poetica, sia per la passione che entrambi manifestiamo verso la tradizione culturale, in particolare per l’immenso lascito di Dante e Petrarca, presenti nella poesia dell’Ottocento e del Novecento. In tal senso l’opera del Donte va inquadrata: un ponte tra il passato e la contemporaneità, un passaggio cui i poeti non possono sottrarsi, a mio parere, senza elidere zone consistenti del divenire poetico e della critica d’arte.

Riscontriamo dunque, la crepuscolare ironia di un Gozzano, che intesta I colloqui(1911), con un titolo – epigrafe petrarchesco, Il giovenile cuore, e rileviamo che Saba deriva da Petrarca, più che il linguaggio, l’idea di una struttura lirico-melodica come il suo Canzoniere. A Petrarca guardano soprattutto le poetiche di alcuni movimenti culturali e letterari come la “Ronda” o l’ermetismo, con il recupero di un linguaggio più adatto a dar voce all’interiorità dell’io. Non a caso Lorenzo Montano nel saggio Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono (1929), individua nel Canzoniere il rapporto tra ricerca formale e biografia sentimentale di Petrarca: egli suggerisce una restaurazione dei valori poetici (linea Petrarca-Leopardi), che il “sorvegliato classicismo” di Vincenzo Cardarelli porterà a verifica sperimentale. Non diverso è il rapporto che il Petrarca stabilisce con la Scuola ermetica: Mario Luzi, instaura un legame tra dimensione esistenziale e dimensione espressiva in sintonia con l’esempio di G. Ungaretti; infatti è in Ungaretti che l’incidenza del petrarchismo è più forte, perché egli riconquista le forme metriche regolari(endecasillabi e settenari ne Il Sentimento del tempo (1933), ma realizza anche una precisa poetica della memoria nello scavo interiore che deriva dai Rerum vulgarium fragmenta.

Questo sonetto del Donte, come tutta la sua opera, si pone in continuità con le migliori esperienze culturali della nostra epoca, si dona onestamente, senza imitazioni e indugi, con generosa passione a tutti noi che, disincantati fruitori di input di ogni genere, o in cerca fuori dall’uomo di nuovi linguaggi, ci chiediamo che cosa è la poesia, chi sono i poeti, a che cosa servono, se è ancora possibile una poesia priva di quei valori etici ed estetici che il Donte ci regala a piene mani.

Questa non è soltanto una poesia dell’amore perduto, non una lamentazione del poeta per la sua rovina: è una grande metafora della vita che prima sorride e infine mostra il suo volto di impossibili speranze, di illusioni tra le tempeste dell’anima e un canto, morto prima di esistere. È in questo scavo interiore la bellezza e l’arte del Nostro, che, appropriatosi profondamente delle regole metriche e del linguaggio – ponte tra la tradizione letteraria e i sentimenti che sempre albergano nell’uomo, reinventa un mondo poetico i cui frammenti sono scritti dentro di noi: perciò li riconosciamo e li amiamo.

Marisa Cossu

E fu per me l’amor un dolce fuoco

E fu per me l’amor un dolce fuoco,

un sole nato, un raggio di mattina,

un segno dato al cuore, oppure un gioco,

prima che scenda tenebra e rovina.

Non sono altro ormai che un suono fioco,

un’onda che alla riva s’avvicina:

un vecchio che non vive se non poco,

la luce nella sera che declina.

Un canto nato e morto in un momento,

un’anima percossa da uragani;

un vento che non sai da dove viene

è il tempo ch’é passato e che non tiene,

ma corre attraversando le tue mani,

senza dire nient’altro che: mi pento.

Maurizio Donte

LA BELLEZZA ABITA QUI

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LA BELLEZZA ABITA QUI 

 

 

“Vieni dal cielo profondo o esci dall’abisso,

Bellezza? Il tuo sguardo, divino e infernale,

dispensa alla rinfusa il sollievo e il crimine,

ed in questo puoi essere paragonata al vino”.

( C. Baudelaire, Inno alla bellezza)

 

Abita tra noi la Bellezza: se il Contemporaneo non riesce a coglierne lo splendore è perché egli è immerso nella nebbia rarefatta dell’esistenza, nelle miriadi di manipolazioni dell’esperienza in cui sono coinvolti l’Arte, la Natura e il “sentire”. Gli inganni sono messi in atto  dagli individui e dai gruppi, nei loro rapporti liquidi, nel loro mutismo, nella loro corsa sfrenata verso la bulimia del possesso. Se il Contemporaneo, il Tecnologico, non riesce a intravedere un barlume di bellezza nel “cielo profondo”, o “nell’abisso” da cui essa origina, è perché l’uomo non abita più qui, è altrove disperso.

Ma la Bellezza non si pone al di sopra dell’umanesimo, pervicace resta quasi invisibile nella realtà esperienziale. È qui, non abbandona l’umanità fiaccata da problemi e da dubbi, è qui con il suo potere liberatorio.

 La Bellezza, come l’essere, si cela dietro un velo, non vuol cercare, ma essere cercata; per vederla bisogna sentirne la necessità, fermarsi ad osservare, respirare, aprire l’animo e la mente a tutto ciò che esprime vita, morte, gioia, dolore, rabbia e compassione; pronti a cogliere e a godere di tutte le esperienze estetiche emotivamente pregnanti, incontrate per il solo fatto di essere senzienti.

Nella corsa egotica, senza riposo, senza lentezza e senza limiti, il Contemporaneo perde il gusto del bello e della scoperta, vive una deprivazione emotiva, in una forma di alienazione nel degrado delle città, negli antichi ipogei dimenticati, nelle necropoli dissacrate, nelle periferie del pensiero abbandonate nell’atto di cogliere un piacere fine a se stesso, consumistico.

 Ecco apparire sempre più aggressivi i segni della “bruttezza”, nella grande illusione verso cui l’uomo è inesorabilmente diretto. Cresce il male del vivere. La Bellezza e il Contemporaneo rischiano di diventare gli opposti di una struttura cementificata che oscura i sensi, li mortifica, svia la percezione alterando i processi cognitivi. La percezione del “bello”è un fatto cognitivo: ha a vedere con il complesso “ingranaggio cuore-cervello” ; i segnali sensoriali non sono adatti a ottenere percezioni immediate e certe; per vedere gli oggetti si rende necessario che sia l’intelletto a formulare congetture quindi l’occhio ha perso la consolidata  funzione di macchina fotografica.

  Giovani generazioni non hanno memoria della bellezza, e se a volte provano un senso di stupore di fronte ai sintomi del bello che, nonostante tutto si manifestano, ciò avviene perché la Bellezza da sempre abita qui, nell’armonia e nella disarmonia, nell’imperfezione e nella pluralità delle cose che si manifestano in un abbraccio universale, in un lampo di luce; ciò avviene anche nell’era tecnologica, in tempi in cui l’abuso delle sollecitazioni visive e informative disabituano l’individuo a selezionare nel caos ciò che realmente interessa ed ha valore umano, comunicativo – espressivo.

 Accorgersi della bellezza è anche un problema formativo? Si può attrarre alla bellezza, attraverso l’insegnamento o mediante la proposizione vissuta di esempi e modelli?

 Si può ancora indicare all’uomo una via interiore ed esperienziale e spirituale verso la bellezza?

Affidiamo l’idea del bello a nuovi studi e scoperte nel campo di recenti ottiche multidisciplinari, le antiche diatribe alla storia della filosofia e nella classicità strutturale del nostro pensiero, perché la ricerca mai finirà di affascinarci e stupirci; né sappiamo dove ci condurrà, nè se si confronterà con l’idea dell’infinito.

La bellezza abita nell’uomo, nella sua costituzione neurobiologica, nelle zone del cervello deputate ad accendersi all’esposizione alla bellezza. L’attività cerebrale, indagata con sempre più precisi strumenti tecnologici (Tac, Pec, etc.) , mostra empatia per i prodotti dell’Arte, anche di quella astratta . La scoperta dei neuroni specchio, ha convinto scienziati ed artisti, soprattutto per quanto riguarda l’arte visiva a formulare ipotesi di collaborazione, così che Arte e Scienza non siano più contrapposte ma inizino un processo collaborativo di ricerca delle costanti del “bello”.

Un atto cognitivo è sempre anche un atto creativo: la visione avviene dall’interno. È la neuroestetica la nuova scienza che studia i rapporti tra Arte e cervello aprendo una finestra su questo specifico argomento. Cos’è che piace, emoziona, commuove e stupisce larga parte di una comunità nelle arti visive e negli altri linguaggi dell’Arte’? Dove e quali sono i sintomi della Bellezza? L’artista è di fatto, il miglior neurologo di se stesso”: à la mente la zona in cui la scienza si connette all’Arte, parte costitutiva della sua esistenza; sono qui i messaggi del “bello” che l’uomo  riconosce  nell’empatia e i sintomi saranno sempre virali: la Bellezza è una forma di poiesis.

 

“E non farà rumore la Bellezza,

forse in silenzio e pura,

sarà soffio di pioppo alla mia porta,

una lanterna fioca nella notte,

un bisbiglìo di petali dischiusi

al davanzale di una gioia breve”.

 

Marisa Cossu

 

Letture:

  1. B.Missana, Verso una nuova critica d’Arte, Sentieri Meridiani Edizioni 2015
  2. N.Goodman, I linguaggi dell’Arte, Il Saggiatore,2008, Milano
  3. Semir Zeki, La visione dall’interno, Bollati Boringhieri, 2007 Torino