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POESIA

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Oh, miele amato, suono che consola,

nei granelli di sabbia ti nascondi,

ai fili d’erba nuova ti confondi

e ti riveli solo se cercata.

 

Tu, dolce canto sei nuova parola

nell’interiore spazio dove effondi

la tua bellezza da lontani mondi;

forse utopia, illusione destinata

 

ad un estraneo nulla, ma salvata

chimera da chi t’ama, da chi vede

nell’ombra l’infinito, e forte chiede

che dalle Muse tu venga baciata.

Solo l’amore muove in alto il canto,

la sua carezza poi addolcisce il pianto.

Marisa Cossu

Samarcanda

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Samarcanda - Shahr-I-Zindah Guri Amir

Samarcanda

 

Alla morte sfuggire navigando deserti

su vele trasparenti di sabbiose

dune increspate d’oro tra fumanti vapori.

Oasi d’acqua fresca di un palmizio,

si dischiude nell’ombra, mostra cime sbiadite

nel nulla, dove verdi foglie appese

ad aerei fili fatui sono la soglia impervia

di quel non luogo d’aria; ma si afferma

l’antica chimera che tutti chiama al mistero;

forse è il trotto di alati cavalli

che arano un solo lembo di cielo più distante.

A Samarcanda il mio cuore sospira.

Marisa Cossu

Piove stasera

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Leonid Afremov, il pittore della pioggia. Impressionista contemporaneo.

 

 

Piove stasera ed urla per le strade, gelido il vento.

Una voce di pianto stride, da fragili fessure

di comignoli e vetri al rompersi di legni soffiati

 in vortici di pioggia. Schiuma nei rivoli abbagliati

da un barlume di cielo, l’acqua in teorie saponose;

penetra zolle avide dove, tra ghiacciate radici,

reca linfa vischiosa che nutre l’erba e la risveglia.

Sui muri delle case l’oscurità disegna forme

di immaginarie storie; ma del vissuto sfoga il pianto

il coro senza fine di vite sospinte all’angolo

dal vento: neri grumi dormienti in terre aride e vuote,

nell’attesa che taccia il pianto, si plachi la tempesta.

Marisa Cossu

 

 

 

PREMIO NAZIONALE DI POESIA ORMEA (CN)

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Sole con cerchi

Lieta, comunico l’attribuzione del 1^ premio  al mio sonetto ” All’amore eterno” dall’ Associazione culturale ULMETA -Ormea 04/02/2018

 Il Comune di Ormea e L’ Associazione Culturale Ulmeta , sono lieti di comunicare il responso della Giuria designata alla valutazione delle opere partecipanti al concorso “ Amore…parole dal cuore “

Primo classificato

All ‘ amore eterno di Marisa Cossu

Secondo classificato

E non morire mai di Franca Dona’

Terzo classificato

Così mi prese il ragionar d’ amore di Nadia Milone

 

Menzione d’ onore a pari merito

Cuori in viaggio di Alessandro Nidi

Eternità d ‘amore di Laura Barone

Finisterre di Dario Marelli

Forse a Primavera di Alessandro Inghilterra

Transiberiana di Matteo Bertozzi

 

 Menzione Speciale

Dove nasce il sole ( a mio fratello ) Maria Teresa La porta

 

La premiazione avverrà il giorno 18 Febbraio 2018 dalle ore 15 presso il “ nuovo cinema Ormea “

Ormea ( CN)

Marisa Cossu

 

All’amore eterno

SONETTO

ABAB ABAB CDE EDC

Caro mi fu l’amore senza inganni,

duplice fuoco ardente, fiamma rara,

non affamato mostro che condanni

la vita al pianto, a ciò che poi separa,

 

ma un concedersi dolce, senza affanni,

dell’uno all’altro amante, quella cara

complicità di sguardi e i lunghi anni

per conoscersi meglio, nell’amara

 

durezza dei bei sogni abbandonati

al vento del destino, poi abbracciare

la gioia che ritorna all’improvviso;

 

stringere tra le mani un vecchio viso

e rispecchiarsi nell’immenso mare

dove da sempre pare d’esser stati.

Marisa Cossu

Carnevale

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Carnevale-di-Venezia[1]

Maschere

 

 

Navighiamo smisurati silenzi

in riflesse vie d’acqua

per lagune e navigli in vuote calli

mentre lontano impazza il Carnevale;

 Venezia giace, cupola sommersa,

nell’oro di un riverbero lunare

sotto un ponte di pietra.

Quanto lontana è l’eco del clamore

dal nostro entrare insieme nella notte

a sussurrare, soli e senza maschera,

una gioia segreta

 dove un gabbiano solo attende al nido!

Altrove vanno i ghiacciati teatranti

di liturgie fittizie, processioni

che incalzano il domani.

E noi, noi che faremo

alla fine dei suoni?

Nasconderemo il nostro mondo strano

dalla diversità, saremo in due

a contare il silenzio.

Marisa Cossu

Mistero

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Matisse, Viso senza volto

 

 

Si scioglie l’infinito nelle cose

lasciando segni e impronte dell’eterno

su inerti forme dal tempo corrose.

 

Germina un seme come pura essenza

e il resto giace sotto il nero verno

regolatore di nuova presenza.

 

Nel rinnovare ancora l’esistente

naviga in un non luogo anche il pensiero

per silenziose nubi in mezzo al niente

e l’utopia si annida nel mistero.

Marisa Cossu

CONOSCENZA

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17- The Stone

Barbara Missana, The stone

 

 

Di conoscenza l’uomo varca il regno

alla grande scoperta del sapere

e indaga nel mistero con l’ingegno

dove l’amore genera il volere.

 

Sol “chi ama conosce”, questo è il pegno

di chi si affanna per poter vedere

l’essenza delle cose e sfiora il segno

dell’infinito bene, nelle sfere

 

del ritmico ingranaggio cuore-mente

dove nascono idee, sensi e passioni

che non capiamo. E ci sentiamo persi,

 

soli e smarriti, dal vuoto sommersi

tra i poli opposti di forti emozioni,

ma nulla noi vediamo chiaramente.

Marisa Cossu

 

Lo spessore del vuoto

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Quadro Infinito V. Catalano

V. Catalano, Infinito

Riappare nel sogno l’antico splendore di un giorno

felice ormai spento, quel dolce sapore vissuto

di un bacio rubato nell’arco di un viale che reca

tra i pini rotondi, un garrulo coro di uccelli.

È il tempo di vita concessa agli ignari mortali;

ma subito fugge. Del bene vissuto non resta

che lieve profumo di rose lasciate a se stesse

nel vuoto spessore notturno di fragili cose,

riflesso di luna: l’amore così si consuma.

Marisa Cossu

Fitta la pioggia

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(“e piove in petto una dolcezza inquieta”)

SONETTO

Fitta la pioggia semina il suo canto

mentre tu, Dora, siedi sul divano

e le gocce ripetono quel pianto

confuse con i punti della mano

 

che corre lieve a disegnare un manto

di verdi sogni in un tempo lontano

e l’altalena dondola soltanto

perché il vento la spinge piano piano.

 

Altrove si è disciolto ciò che amavi,

-sotto altra pioggia  Morte non ha voce-

ma nulla la tua anima disseta

 

“e piove in petto una dolcezza inquieta”*,

per ogni goccia un viso ed una croce.

Mi torna in mente quando tu cantavi.

Marisa Cossu

  • Verso di Eugenio Montale

 

A VOLTE

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Enrico Ganz, Sera d’inverno

A volte

 

A volte trovo pace in una zona

dove a me stessa parlo e, come nuda,

dal più profondo la parola suona

 

povera ed essenziale, spesso cruda,

nel dichiarare ciò che altrove è vano,

con la forza discreta di acqua pura.

 

È la voce che canta senza orpelli

la verità dell’essere, cercata

nel seno di quell’eco che, spogliata,

leggera sale e canta con gli uccelli.

Marisa Cossu