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Troppo breve

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Troppo breve

il cammino in questo sogno,

il giorno di una rosa

sfiorita dolcemente

in un soffio di vento.

Noi lo rendiamo immenso

sostando ad ogni petalo caduto

sui nostri passi lievi

Marisa Cossu

(La carezza delle parole,TraccePerLaMeta Ed. 2016)

… allora mi colpì tanta dolcezza

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Marco D’Oggiorno, Madonna del latte ( 1475-1524)

… allora mi colpì tanta dolcezza

(sonetto elisabettiano)

… allora mi colpì tanta dolcezza

perché ti vidi Figlio del Creatore

in una mangiatoia e la stanchezza

si sciolse finalmente nel chiarore


di una lanterna fievole che ardeva

per mostrare un bambino nella culla

mentre la neve giù dal ciel scendeva.

La madre aveva gli occhi di fanciulla


ed io lasciai me stessa, il mio dolore,

ogni pena e fatica, nella luce

che risplendeva intorno al mio Signore;


lì mi fermai. E ancora mi conduce

a sé quel Dio bambino, ai dolci giorni

del mio Natale e spero che ritorni.

Marisa Cossu

Cammina il tempo

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Cammina il tempo

( sonetto )

ABAB ABAB CDE EDC

 

Cammina il tempo, né mai si riposa.

Il mondo muta, tutto giunge a quiete,

cadono stelle e l’ombra di ogni cosa

segue la scia di flebili comete;

 

trascolorano i cieli in silenziosa

concava notte dove senza rete

affonda l’esistenza già corrosa

e si discioglie in lacrime segrete.

 

Dove sarà la trepida speranza,

avrà pietà l’Eterno che ci attende

nell’infinita vastità del cielo;

 

ma non vedremo che in un tenue velo

la luce che per noi qualcuno accende

da quella insuperabile distanza.

Marisa Cossu

 

Forse nulla conosco

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Magritte, Il segreto doppio

 

Forse nulla conosco

del mondo naturale e artificiale

se in greve oscurità sempre mi perdo

tra sentimenti che mi fanno male;

pur se gioiosi, intorno li disperdo.

Occulto la mia pena all’altrui sguardo,

racchiuso nel mio tronco, più non trovo

voce che della vita a me ragioni,

né segno di bellezza che consoli;

rimiro una  fuggevole presenza,

ma l’occhio muta ciò che nella mente

si forma come icona di un’idea.

In grande dubbio poi consumo i giorni,

i mesi, le stagioni:

è più sicuro un giunco del mio cuore

quando lo flette il dondolio del vento.

Così restano beni inconoscibili

le luci accese su lontani porti,

le verità descritte dai sapienti.

Anche l’amore perde le parole

e insieme a me si oscura lentamente.

Marisa Cossu

 

Attesa

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Cigno

Attesa

E non farà rumore la Bellezza,

forse in silenzio e pura,

sarà soffio di pioppo alla mia porta,

una lanterna fioca nella notte,

un bisbiglio di petali dischiusi

al davanzale di una gioia breve.

Ma non avrà bisogno di parole,

né poetico canto avrà descritto

il tempo che si appresta;

non saprò cosa gemmi dal torpore

di un oscuro destino,

parte migliore,forse, di me stessa;

lo accettai per soffrire ,

espiando la vita a me concessa

in cerca di una luce.

Qualcosa già mi chiama nella sera,

muta, velata dal groviglio stretto

delle passioni che per questa vita

camminamenti scavano nel vuoto,

nel lungo viaggio tra l’abisso e il sole.

 Appare all’improvviso  il mio ristoro,

quell’amore che solo

giustifica la vita:

solo alla fine lieve spicca il volo

il cigno che nel fango s’è smarrito

ed è Bellezza, adesso, che intravedo.

Marisa Cossu

All’Elba

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Isola d’Elba

All’Elba

 

Il mito è ancora qui

sui ciottoli screziati delle Ghiaie

tra l’acque del sommerso porto Argivo;

forse nessuno prima aveva visto

i naviganti eroi cercare il vello

e riposare stanchi sulle rive

di antichi santuari in fondo al mare;

forse nessuno ancora aveva visto

i relitti del tempo riaffiorare

dove il futuro a navi immaginarie

riservava il compianto,

un silenzio marino di campana

rapita dagli abissi del dolore.

Ma il grido è ancora qui:

rifrange l’eco il pianto di un amore

immemore e consunto

e l’isola prescelta dalla Dea

verdeggia ancora intorno alla dimora

che s’affaccia silente e misteriosa

tra le rocciose grotte presso il mare.

A te perla Aethalia il dolce canto,

a te il Tirreno guidi i suoi delfini.

Ti sia propizia l’onda

e lieve il Maestrale.

 

Marisa Cosssu

ICARO

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Matisse, Il volo di Icaro

 

 

Mi prende voglia di provarci anch’io,

aprire di me stesso il labirinto

sciogliere il laccio da cui sono avvinto

 verso il sole volare come un dio.

 

Icaro guarda dal suo mito il mio,

larghe le ali che di pece ho tinto

-nel quadro di Matisse son dipinto-

attratto dal supremo barbaglio

 

del Sole eterno, e forte frenesia

 mi spinge dove non si può salire,

né mutamento aiuta a ritornare

 

della mia apoteosi in fondo al mare,

se non sciolto nel fuoco per morire,

uccello, uomo, qualunque cosa sia.

Marisa Cossu

 

Aspetterai

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Senza di me navigherai sperduto

per onde e mari dalle vaste rive

e non potrai voltarti per vedere

che cosa mi trattiene e lega a terra.

 

Aspetterai che il passero ritorni,

come ai bei tempi, a saltellarmi intorno,

che mi susciti amore e una carezza;

ma null’altro che il vuoto mi raccoglie,

 

la notte mi ghermisce per la veste,

 liquida mi discioglie nella forma

dell’acqua senza posa e sono fiume

 cantato dai poeti, quel Galeso

 

dove vivemmo il mito , il dolce vino,

l’incanto della prima giovinezza.

Tu, Sole, eterno passi in alto: segui

quell’arco che ci sfugge e in ombra muore.

Marisa Cossu

La rondine

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xl_avatar[1](sonetto)

 

Sul filo della luce indugia il volo

di una rondine stanca di cercare

l’aria serena che dai monti al mare,

più non ritrova e triste mira il suolo

 

dove di fumo grigio han fatto dolo

gli uomini che non sanno più sognare,

torri di ferro pronti ad elevare,

mentre sale dal mondo un alto duolo.

 

Come la rondinella sopra il filo

sto coi pensieri sulle gronde nere,

m’angustia il luogo, questo strano asilo;

 

sogno l’estate, dolci primavere,

quando all’ameno tetto del ritorno

andava il cuore in un azzurro giorno.

Marisa Cossu

Solstizio d’estate

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“ È nel mutamento che le cose trovano quiete”

(Eraclito)

 

Solstizio d’estate

(stanza di canzone)

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Qual è la spiegazione

per cui si ferma Febo nel solstizio

d’estate e accresce questo lungo giorno

la cercata illusione

di eternità del sole, il caldo indizio

che nulla muoia intorno

e che di luce chiara sia l’inizio;

ma breve è questo inganno

che la bilancia regge sul suo perno:

 tra gli opposti d’eterno

oscilla come ossimoro fittizio

a pensare un altrove inesistente

dove gli opposti cadano nel niente.

 

Viviamo questa intensa luce estiva

dimenticando il buio che ci attende

mentre già un’ altra notte in terra scende.

Marisa Cossu