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Attesa

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Cigno

Attesa

E non farà rumore la Bellezza,

forse in silenzio e pura,

sarà soffio di pioppo alla mia porta,

una lanterna fioca nella notte,

un bisbiglio di petali dischiusi

al davanzale di una gioia breve.

Ma non avrà bisogno di parole,

né poetico canto avrà descritto

il tempo che si appresta;

non saprò cosa gemmi dal torpore

di un oscuro destino,

parte migliore,forse, di me stessa;

lo accettai per soffrire ,

espiando la vita a me concessa

in cerca di una luce.

Qualcosa già mi chiama nella sera,

muta, velata dal groviglio stretto

delle passioni che per questa vita

camminamenti scavano nel vuoto,

nel lungo viaggio tra l’abisso e il sole.

 Appare all’improvviso  il mio ristoro,

quell’amore che solo

giustifica la vita:

solo alla fine lieve spicca il volo

il cigno che nel fango s’è smarrito

ed è Bellezza, adesso, che intravedo.

Marisa Cossu

All’Elba

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Isola d’Elba

All’Elba

 

Il mito è ancora qui

sui ciottoli screziati delle Ghiaie

tra l’acque del sommerso porto Argivo;

forse nessuno prima aveva visto

i naviganti eroi cercare il vello

e riposare stanchi sulle rive

di antichi santuari in fondo al mare;

forse nessuno ancora aveva visto

i relitti del tempo riaffiorare

dove il futuro a navi immaginarie

riservava il compianto,

un silenzio marino di campana

rapita dagli abissi del dolore.

Ma il grido è ancora qui:

rifrange l’eco il pianto di un amore

immemore e consunto

e l’isola prescelta dalla Dea

verdeggia ancora intorno alla dimora

che s’affaccia silente e misteriosa

tra le rocciose grotte presso il mare.

A te perla Aethalia il dolce canto,

a te il Tirreno guidi i suoi delfini.

Ti sia propizia l’onda

e lieve il Maestrale.

 

Marisa Cosssu

ICARO

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Matisse, Il volo di Icaro

 

 

Mi prende voglia di provarci anch’io,

aprire di me stesso il labirinto

sciogliere il laccio da cui sono avvinto

 verso il sole volare come un dio.

 

Icaro guarda dal suo mito il mio,

larghe le ali che di pece ho tinto

-nel quadro di Matisse son dipinto-

attratto dal supremo barbaglio

 

del Sole eterno, e forte frenesia

 mi spinge dove non si può salire,

né mutamento aiuta a ritornare

 

della mia apoteosi in fondo al mare,

se non sciolto nel fuoco per morire,

uccello, uomo, qualunque cosa sia.

Marisa Cossu

 

Aspetterai

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Senza di me navigherai sperduto

per onde e mari dalle vaste rive

e non potrai voltarti per vedere

che cosa mi trattiene e lega a terra.

 

Aspetterai che il passero ritorni,

come ai bei tempi, a saltellarmi intorno,

che mi susciti amore e una carezza;

ma null’altro che il vuoto mi raccoglie,

 

la notte mi ghermisce per la veste,

 liquida mi discioglie nella forma

dell’acqua senza posa e sono fiume

 cantato dai poeti, quel Galeso

 

dove vivemmo il mito , il dolce vino,

l’incanto della prima giovinezza.

Tu, Sole, eterno passi in alto: segui

quell’arco che ci sfugge e in ombra muore.

Marisa Cossu

La rondine

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xl_avatar[1](sonetto)

 

Sul filo della luce indugia il volo

di una rondine stanca di cercare

l’aria serena che dai monti al mare,

più non ritrova e triste mira il suolo

 

dove di fumo grigio han fatto dolo

gli uomini che non sanno più sognare,

torri di ferro pronti ad elevare,

mentre sale dal mondo un alto duolo.

 

Come la rondinella sopra il filo

sto coi pensieri sulle gronde nere,

m’angustia il luogo, questo strano asilo;

 

sogno l’estate, dolci primavere,

quando all’ameno tetto del ritorno

andava il cuore in un azzurro giorno.

Marisa Cossu

Solstizio d’estate

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“ È nel mutamento che le cose trovano quiete”

(Eraclito)

 

Solstizio d’estate

(stanza di canzone)

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Qual è la spiegazione

per cui si ferma Febo nel solstizio

d’estate e accresce questo lungo giorno

la cercata illusione

di eternità del sole, il caldo indizio

che nulla muoia intorno

e che di luce chiara sia l’inizio;

ma breve è questo inganno

che la bilancia regge sul suo perno:

 tra gli opposti d’eterno

oscilla come ossimoro fittizio

a pensare un altrove inesistente

dove gli opposti cadano nel niente.

 

Viviamo questa intensa luce estiva

dimenticando il buio che ci attende

mentre già un’ altra notte in terra scende.

Marisa Cossu

A SAFFO

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Saffo-a-Leucade-o-La-morte-di-Saffo,--Antoine-Jean-Gros---1801[1]

La morte di Saffo

Se vuoi vieni con me,

indossa la tua veste profumata,

la trasparenza vaga come il tempo,

ti sia leggiadro il vento.

Sono già qui dove l’ “Antico” batte

sulle rive sabbiose la sua forza ;

passano stormi sulla rupe bianca.

Oh Lefkas, ferma il volo in una rete!

Già la veste si libra su guaìne

di mirto e l’onda assale con un grido

il gesto di farfalla .

Eccomi dove l’abito

è rimasto impigliato,

dove si staglia l’isola allo sguardo,

il luogo a me più caro,

dove il cuore è sepolto nell’incàvo

delle rocce e la sabbia

è bianca più del volto.

Marisa Cossu

Omaggio a Baudelaire

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Philippe Calandre, Utopie 2, 2013, stampa su foglio di alluminio e a getto di inchiostro, inquadrata con scatola americana

 

Il cigno

 

Ed era  là Parigi,

il luogo della vita,

dove pensoso ora trascorro il tempo

immerso nei ricordi più lontani;

forse nessuno prima aveva visto

passar di lì immemore un uccello,

un fiume lacrimante, un uomo stanco,

un vecchio marinaio abbandonato

 dal mare nella dàrsena  rocciosa

come relitto  affondato dai gorghi.

 

Ed era là Parigi,

il tempo nel mio tempo

alimenta il viaggio del solito dolore.

 Gonfia di pianto Andromaca la Senna:

è la vita che soffre mentre fugge

per la città mutata ed io ne seguo

il corso che resiste all’annullarsi

in ombra della vita, e nel naufragio

 senza le vele, scivolo nel mare.

 

Ora leggo la storia:

 il mito, il pianto, ciò che in me ha scavato

il mutamento e mi appartiene, adesso

che nella terra un cigno ha perso l’ali

e più non riconosce le vie nuove

in una rotta d’albatri migranti.

Marisa Cossu

 

SARA

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Quadro (10)

S. Fiume, Donna velata in gioielleria

 

BALLATA POLISTROFICA MINORE

 

X Y AbCAbCCY  DeFDeFFY

 

Ma cosa hai fatto Sara! Adesso taci

 ed è chiusa al tuo pianto la speranza.

 

Ti sorrideva Amore e l’hai perduto

 per troppa gelosia:

scrutavi ogni suo gesto con sospetto,

in ogni dire lui pareva astuto

 cercavi per legarlo un’alchimia .

 fiato sul collo, senza alcun rispetto,

 vivevi d’ansia, un peso dentro il petto

ed ora la tua rabbia sopravanza.

 

L’amore come il vento non ha posa,

fugge a strette catene,

 di fiore in fiore vive la stagione

di giovinezza spensierata, estrosa;

 non accetta le pene

 di chi lo rende schiavo di prigione

A chi hai donato, Sara, l’emozione!

 Ora tu piangi , chiusa nella stanza.

Marisa Cossu

Condizione

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70- Quadro (n.c.) (illusione della materia)

 

Ritroveremo quello che scompare

In una zona tra la vita e l’oltre

e resteremo attoniti a contare

luci che, avvolte in una spessa coltre,

 

arano nella nebbia le insidiose

corsie del nulla . Alla fine sapremo

dove si scioglie il nodo delle cose

e forse solo in quel confine estremo

 

si darà forma al tutto chiaramente.

Saremo libri scritti nella notte,

sillabe di un inchiostro trasparente,

fantasmi sulla scia di ignote  rotte;

 

la tirannia del tempo ci misura,

della pochezza umana non si cura.

Marisa Cossu