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A SAFFO

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Saffo-a-Leucade-o-La-morte-di-Saffo,--Antoine-Jean-Gros---1801[1]

La morte di Saffo

Se vuoi vieni con me,

indossa la tua veste profumata,

la trasparenza vaga come il tempo,

ti sia leggiadro il vento.

Sono già qui dove l’ “Antico” batte

sulle rive sabbiose la sua forza ;

passano stormi sulla rupe bianca.

Oh Lefkas, ferma il volo in una rete!

Già la veste si libra su guaìne

di mirto e l’onda assale con un grido

il gesto di farfalla .

Eccomi dove l’abito

è rimasto impigliato,

dove si staglia l’isola allo sguardo,

il luogo a me più caro,

dove il cuore è sepolto nell’incàvo

delle rocce e la sabbia

è bianca più del volto.

Marisa Cossu

Omaggio a Baudelaire

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Philippe Calandre, Utopie 2, 2013, stampa su foglio di alluminio e a getto di inchiostro, inquadrata con scatola americana

 

Il cigno

 

E là era Parigi,

il luogo della vita,

dove pensoso ora trascorro il tempo

immerso nei ricordi più lontani;

forse nessuno prima aveva visto

passar di lì immemore un uccello,

un fiume lacrimante, un uomo stanco,

un vecchio marinaio abbandonato

 dal mare nella dàrsena  triste

di una piccola isola sconosciuta.

 

Gonfia di pianto Andromaca la Senna:

è la vita che soffre mentre fugge

per la città mutata ed io ne seguo

il corso che resiste all’annullarsi

in ombra della vita, del mio viaggio

e senza vele, scivolo nel mare.

 

E là era Parigi.

E vi leggo la storia,

 il mito, il pianto, ciò che in me ha scavato

il mutamento e mi appartiene, adesso

che nella terra un cigno ha perso l’ali

e più non riconosce le vie nuove

in una rotta d’albatri migranti.

Marisa Cossu

 

SARA

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Quadro (10)

S. Fiume, Donna velata in gioielleria

 

BALLATA POLISTROFICA MINORE

 

X Y AbCAbCCY  DeFDeFFY

 

Ma cosa hai fatto Sara! Adesso taci

 ed è chiusa al tuo pianto la speranza.

 

Ti sorrideva Amore e l’hai perduto

 per troppa gelosia:

scrutavi ogni suo gesto con sospetto,

in ogni dire lui pareva astuto

 cercavi per legarlo un’alchimia .

 fiato sul collo, senza alcun rispetto,

 vivevi d’ansia, un peso dentro il petto

ed ora la tua rabbia sopravanza.

 

L’amore come il vento non ha posa,

fugge a strette catene,

 di fiore in fiore vive la stagione

di giovinezza spensierata, estrosa;

 non accetta le pene

 di chi lo rende schiavo di prigione

A chi hai donato, Sara, l’emozione!

 Ora tu piangi , chiusa nella stanza.

Marisa Cossu

Condizione

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70- Quadro (n.c.) (illusione della materia)

 

Ritroveremo quello che scompare

In una zona tra la vita e l’oltre

e resteremo attoniti a contare

luci che, avvolte in una spessa coltre,

 

arano nella nebbia le insidiose

corsie del nulla . Alla fine sapremo

dove si scioglie il nodo delle cose

e forse solo in quel confine estremo

 

si darà forma al tutto chiaramente.

Saremo libri scritti nella notte,

sillabe di un inchiostro trasparente,

fantasmi sulla scia di ignote  rotte;

 

la tirannia del tempo ci misura,

della pochezza umana non si cura.

Marisa Cossu

 

Nutrito dall’orgoglio

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17- The Stone

Barbara Missana, The stone

 

(sonetto caudato)

 

Nutrito dall’orgoglio e dalla fede

abita l’uomo nella propria vita

rubando il tempo su per la salita

di un aspro monte dove non si avvede

 

dell’ombra scura che lenta procede

alle sue spalle: con le lunghe dita

a lui ghermisce il sole, poi sopita,

attende di rincorrere le prede

 

allorché stanche, illuse e affaticate,

ai lembi di un approdo di confine

cercano ancora l’isola promessa;

 

ma ormai la forza non è più la stessa,

tutto si volge al medesimo fine,

e le certezze appaiono infondate;

 

altrove, reclinate

in un vano mistero sconosciuto,

dormono le ragioni del vissuto.

Marisa Cossu

 

La corsa

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Picsart

 

Nutrito dall’orgoglio e dalla fede

abita l’uomo nella propria vita

rubando il tempo su per la salita

di un aspro monte dove non si avvede

 

dell’ombra scura che lenta procede

alle sue spalle: con le lunghe dita

a lui ghermisce il sole, poi sopita,

attende di rincorrere le prede

 

allorché stanche, illuse e affaticate,

ai lembi di un approdo di confine

cercano ancora l’isola promessa;

 

ma ormai la forza non è più la stessa,

tutto si volge al medesimo fine,

e le certezze appaiono infondate;

 

 altrove, reclinate

in un vano mistero sconosciuto,

dormono le ragioni del vissuto.

Marisa Cossu

Primavera

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MIMOSA-ART[1]

Mimosa

 

Forse un pezzo di cielo

smarrito in una pozza,

prende d’acqua sembianza

e calmo si distende

sempre in forme diverse.

E ti specchi trasverso,

tagliato in foglie e rami,

da cui gemmano fiori

leggeri. Nel giardino

di Hermes spira voce

di vento: ora tu ascolti

i messaggi del tutto,

senti la Primavera.

Marisa Cossu

Ciò che resiste

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1- Paestum

Paestum

 

 

Ciò che resiste al tempo è la memoria,

profumo delle cose già vissute

nello scorrere liquido del fiume

che bagna l’esistente.

Solo una volta ti lambisce e fugge

e muta l’onda: non più la stessa acqua,

dove ora siede il tuo sogno ingrigito;

con un ritorno breve ti consola

il nostalgico film di ciò che è stato.

Solo parole, sillabe d’inchiostro,

graffiti e segni d’immaginazione,

scavano nella notte dove affonda

il senso delle cose nel mio foglio;

ma io ti vedo, siedi nel non senso

di un libro vuoto e cerchi di tornare.

Marisa Cossu

Malessere

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fine-del-mondo_principale[1]

Sonetto

ABAB ABAB CDE EDC

Con quale forza ti costringe il male

che sugge il sangue, avvelena e mai tace

ferma il moto dell’anima vitale

ed imprigiona dove non c’è pace.

 

L’inferno brucia e l’alto grido sale

dal balbettio dell’ essere incapace

di liberare dalla pece l’ale

avvinte da un malessere tenace.

 

E mi ribello al male che ti afferra,

sento la colpa invadermi le vene

 e temo di lasciarti perso e solo

 

dove per te e per altri non c’è volo,

in un distratto mondo tra le pene

del disperso non luogo della terra.

Marisa Cossu