Archivi categoria: poesia

E viene il sonno

Standard

Guttuso (2)

(Guttuso)

 

 

 

Infine consuma i pensieri

la notte

ed essi diventano schiuma

di sogni perduti, di rotte

smarrite, di piuma

 

soffiata lontano dal vento

che sale,

spartito di un tenue lamento

ruggente nel tempo ancestrale

che il sonno riesuma.

 

In stanze segrete del cuore,

notturno rifugio dal male,

l’immemore conta dell’ore

s’inoltra  sul filo fatale

e simile a morte dormiente

la notte in un algido telo

mi stringe nel tempo di un niente,

di un velo.

Marisa Cossu

Annunci

UOMO

Standard

Picsart

 

 

Ho visto l’uomo travagliato e stanco,

alieno agli altri e forse anche a se stesso,

per una via di sassi e stretto al fianco

da un cilicio di colpa, sempre oppresso.

 

E quell’uomo ero io, quello il tormento

della mia corsa verso l’infinito,

da scontare vivendo in un momento

in cerca di me stesso e mai capito

 

da chi mi sfiora intorno, né dal cuore

di chi dice d’amarmi e non mi vede;

ed io continuo a vivere il furore

della follia che tregua non concede,

 

il desiderio di essere persona

e poi salire su un antico albero

dove voce divina più alta suona,

dove speranza mi conduca al vero.

 

Se abbraccio l’uomo, forse anche la pena

sarà spezzata come una catena.

Marisa Cossu

 

 

 

Ma non si vede

Standard

images[10]

 

Ma non si vede il cielo

da questo tetto d’ombra

della città di pietra; ma l’afflato

dei vivi, anime oranti,

versa voci di attesa nell’eterno.

E camminiamo insieme all’accaduto;

della stessa sostanza vivi e morti:

il memore rimpianto del passato,

il distinguersi nel comune fato,

è illusione evocata,

è misura dei nostri passi incerti

nell’infinita logica del tempo.

Marisa Cossu

 

A mia madre

Standard

1620888_778041055574725_4599099279775165820_n[1]

A mia madre

 

Quelle tue vesti chiare,

quegli occhi pieni d’ombra

e quei gesti gentili

sono tra i resti delle cose amate,

nella memoria che mi ruba il tempo

a poco a poco. Tu resisti, amata,

e accendi un lume fioco nel deserto

dell’animo ingiallito

dai miei troppi ricordi,

film che trascorre muto

nell’accaduto; sono ombre di rose

reclinate nella calura estiva.

Marisa Cossu

Ora che il tempo

Standard

giorgio_de_chirico_006_archeologo_1927[1]

 

Ora che il tempo inaridisce e gela

anche il soffio di un alito sul vetro

dalla finestra guardo naufragare

la vita già vissuta come l’onda

che sulla riva opposta si allontana,

mentre, tra i resti delle cose amate,

si adagia il mio pensiero e stanco sfoglia

il libro del mio vano divenire;

marino incanto che spumeggia e lotta

tra i venti e le tempeste,

campo di pane che alla trebbia piega

le spighe al suolo scuro.

Quando l’Estate macinava il grano

ero un uccello libero nel volo,

che di gazzarre poi faceva nido;

sempre quelle domande all’infinito:

dove va il vento, dove quel confine

che con un freddo brivido m’inquieta;

chi taglia i rami alle morte stagioni,

chi dell’Eterno svela il volto buono.

E domandavo alle notturne stelle

se l’attimo fuggente

sarebbe ritornato come allora

a parlarmi d’immenso;

ma passa il tempo. Dove va la vita

mentre di sabbia e pioggia ricoperti,

chiediamo in elemosina una luce

che ci consoli e ci ridoni amore.

Marisa Cossu

 

Ti riconobbi

Standard

PICT8010

 

 

 

Ti riconobbi, amor, tra l’altra gente

per i tuoi occhi verdi come il mare

ed una freccia mi colpì pungente

 

in mezzo al petto dove il tuo solare

raggio disciolse il mio lieve tremore:

ero colei che non sapeva amare.

 

E insieme a noi trascorsero le ore,

le notti, i giorni, il tempo dell’ amore.

Marisa Cossu

La goccia

Standard

images[7]

Claude Monet, Marine,”Pourville”,,1881

 

 

 

  Si sente una goccia di pioggia

  che scava

  e scivola lenta, si poggia

  sull’anima triste, la lava

  e fresca si scioglie

 

  in un rivolo azzurro di mare;

  richiama

  le vuote conchiglie a cantare

  insieme a ogni vita che ama,

  mistero riunito

 

  nei vuoti riempiti dal vento

  di nulla,

  di sabbia che un solo momento

  resiste alla forza che annulla

  nel tempo l’amore.

Marisa cossu

 

 

Settembre

Standard

Manet (Canottaggio)

Manet, Canottaggio 1874

 

Settembre

 

Ecco Settembre: un languido chiarore

d’acqua marina, uno specchiato

cielo dove lente trascorrono le ore

del tempo mio migliore, illuminato

 

dall’illusione di un’eterna festa.

E non mi avvedo della nebbia rada

che mi lambisce e poi s’insinua lesta

sul confine del mare e par che cada

 

in una pioggerella inconsistente

su quei giorni perduti senza storia,

mentre la bianca polvere nel vento

 

scioglie l’atteso sogno inesistente

e lo condanna ad essere memoria

di vita cara, persa in un momento.

Marisa Cossu

Libero verso

Standard

magritte_le_retour[1]

 

 

Libero verso,

dove fermo un punto

posa il respiro e la pausa scende

tra parole non scritte,

né annotate sull’arioso spartito

di un insolito canto;

e la conta insegue sillabe nuove,

 ritmi disposti solo nell’animo:

non so che cosa sia, dove origini

l’ armonia vaga , come muova da me

l’irrefrenabile fiume di segni

che pretende il mio dire,

si veste d’infinito,

scava nell’odio e nella festa

e, infine, con me giace

per riposare nell’incerto mito

del mio stolto sentire.

Marisa Cossu

La porta

Standard

46- Quadro (n.c.)

 

 

Forse verrà di notte al capezzale

la tua sempre fuggevole presenza,

come solevi quando ero bambina

e la luce spegnevi scomparendo

dietro la porta scura della stanza.

E finalmente prenderai la mano

a te protesa nel tremito nascente

dalla mia stanza vuota, dal luogo

del distacco, un mesto addio

che chiuderà la porta.

E non avrò potuto come allora,

dirti che t’ amo e che mi sento sola.

Marisa Cossu