Ma non si vede

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Ma non si vede il cielo

da questo tetto d’ombra

della città di pietra; ma l’afflato

dei vivi, anime oranti,

versa voci di attesa nell’eterno.

E camminiamo insieme all’accaduto;

della stessa sostanza vivi e morti:

il memore rimpianto del passato,

il distinguersi nel comune fato,

è illusione evocata,

è misura dei nostri passi incerti

nell’infinita logica del tempo.

Marisa Cossu

 

A mia madre

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A mia madre

 

Quelle tue vesti chiare,

quegli occhi pieni d’ombra

e quei gesti gentili

sono tra i resti delle cose amate,

nella memoria che mi ruba il tempo

a poco a poco. Tu resisti, amata,

e accendi un lume fioco nel deserto

dell’animo ingiallito

dai miei troppi ricordi,

film che trascorre muto

nell’accaduto; sono ombre di rose

reclinate nella calura estiva.

Marisa Cossu

Ora che il tempo

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Ora che il tempo inaridisce e gela

anche il soffio di un alito sul vetro

dalla finestra guardo naufragare

la vita già vissuta come l’onda

che sulla riva opposta si allontana,

mentre, tra i resti delle cose amate,

si adagia il mio pensiero e stanco sfoglia

il libro del mio vano divenire;

marino incanto che spumeggia e lotta

tra i venti e le tempeste,

campo di pane che alla trebbia piega

le spighe al suolo scuro.

Quando l’Estate macinava il grano

ero un uccello libero nel volo,

che di gazzarre poi faceva nido;

sempre quelle domande all’infinito:

dove va il vento, dove quel confine

che con un freddo brivido m’inquieta;

chi taglia i rami alle morte stagioni,

chi dell’Eterno svela il volto buono.

E domandavo alle notturne stelle

se l’attimo fuggente

sarebbe ritornato come allora

a parlarmi d’immenso;

ma passa il tempo. Dove va la vita

mentre di sabbia e pioggia ricoperti,

chiediamo in elemosina una luce

che ci consoli e ci ridoni amore.

Marisa Cossu

 

Ti riconobbi

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Ti riconobbi, amor, tra l’altra gente

per i tuoi occhi verdi come il mare

ed una freccia mi colpì pungente

 

in mezzo al petto dove il tuo solare

raggio disciolse il mio lieve tremore:

ero colei che non sapeva amare.

 

E insieme a noi trascorsero le ore,

le notti, i giorni, il tempo dell’ amore.

Marisa Cossu

La goccia

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Claude Monet, Marine,”Pourville”,,1881

 

 

 

  Si sente una goccia di pioggia

  che scava

  e scivola lenta, si poggia

  sull’anima triste, la lava

  e fresca si scioglie

 

  in un rivolo azzurro di mare;

  richiama

  le vuote conchiglie a cantare

  insieme a ogni vita che ama,

  mistero riunito

 

  nei vuoti riempiti dal vento

  di nulla,

  di sabbia che un solo momento

  resiste alla forza che annulla

  nel tempo l’amore.

Marisa cossu

 

 

Settembre

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Manet (Canottaggio)

Manet, Canottaggio 1874

 

Settembre

 

Ecco Settembre: un languido chiarore

d’acqua marina, uno specchiato

cielo dove lente trascorrono le ore

del tempo mio migliore, illuminato

 

dall’illusione di un’eterna festa.

E non mi avvedo della nebbia rada

che mi lambisce e poi s’insinua lesta

sul confine del mare e par che cada

 

in una pioggerella inconsistente

su quei giorni perduti senza storia,

mentre la bianca polvere nel vento

 

scioglie l’atteso sogno inesistente

e lo condanna ad essere memoria

di vita cara, persa in un momento.

Marisa Cossu

Libero verso

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Libero verso,

dove fermo un punto

posa il respiro e la pausa scende

tra parole non scritte,

né annotate sull’arioso spartito

di un insolito canto;

e la conta insegue sillabe nuove,

 ritmi disposti solo nell’animo:

non so che cosa sia, dove origini

l’ armonia vaga , come muova da me

l’irrefrenabile fiume di segni

che pretende il mio dire,

si veste d’infinito,

scava nell’odio e nella festa

e, infine, con me giace

per riposare nell’incerto mito

del mio stolto sentire.

Marisa Cossu

La porta

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46- Quadro (n.c.)

 

 

Forse verrà di notte al capezzale

la tua sempre fuggevole presenza,

come solevi quando ero bambina

e la luce spegnevi scomparendo

dietro la porta scura della stanza.

E finalmente prenderai la mano

a te protesa nel tremito nascente

dalla mia stanza vuota, dal luogo

del distacco, un mesto addio

che chiuderà la porta.

E non avrò potuto come allora,

dirti che t’ amo e che mi sento sola.

Marisa Cossu

 

Conoscenza

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Di conoscenza l’uomo varca il regno

alla grande scoperta del sapere

e indaga nel mistero con l’ingegno

dove l’amore genera il volere.

 

Sol “chi ama conosce”, questo è il pegno

di chi si affanna per poter vedere

l’essenza delle cose e sfiora il segno

dell’infinito bene , nelle sfere

 

del ritmico ingranaggio cuore-mente

dove nascono idee, sensi e passioni

che non capiamo. E ci sentiamo persi

 

tra i poli opposti di forti emozioni,

soli e smarriti, dal vuoto sommersi,

ma nulla noi vediamo chiaramente.

 

Marisa Cossu

Memoria persa (2)

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Frida Kahalo, Le due Frida 1936

 

 

Pane dorato, franto da una lama

di sole, ultimo raggio, è il volto tuo

 dai solchi della trebbia

 segnato ed appassito

 mentre crescevo, esile spiga d’oro,

sotto il tuo sguardo mite;

ma il grano muta in pane,

 in te si chiude di parola il suono;

negli occhi laghi di umido smeraldo,

dove i pensieri e la memoria persa

nei lembi della sera hanno dimora.

Il tuo viso di terra nutre ancora

la mia anima e il corpo:

 impallidiscono i confini noti;

il vento soffia le morte stagioni,

 scaglie impalpabili del tuo perderti

vanno lontano, lievi,

forse in un gioco d’ombra

dove ti seguo muta a poco a poco.

Ti sono madre nella triste pena,

fantasma d’espiazione,

e ti assecondo in questo strano vuoto.

Marisa Cossu