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Accade a volte

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Le lacrime di Feryja, Gustav Klimt

 

Accade a volte che la mente vaghi

per notturne traiettorie in pensieri di eternità:

la vita dissolta nella morte, lo scorrere del tempo,

il solco degli uccelli nel cielo senza fine

lontano e inconoscibile che continua a girare

indifferente non so dove, né come,né perché;

forse gli opposti vivono in un unico abbraccio

e si separano solo nella paura del silenzio,

si avvolgono nell’acme dello stesso grido,

la stessa voce di qualcosa che nasce,

apre la terra, gioisce del respiro dell’erba,

la stessa voce di qualcosa che cade

nel segreto di un’ombra di memoria.

Marisa Cossu

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L’allodola

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Cappellaccia_volo[1]

Già l’allodola canta,

con l’aurora sbiadiscono le stelle,

la luna diafana scompare.

E appare l’alba

con il canto salita dai campi

dove cresce il grano,

ma subito lontana, un frullo d’ali,

un lieve soffio al limite del giorno.

Così fugace è il canto,

la carezza sui corpi abbandonati

nell’ultimo respiro della notte,

la materia sospesa nel silenzio violato

di un fuggevole amore, evanescente eco

di una voce che si perde lontano;

ma noi la tratteniamo,

ancora per un poco, con lunghi abbracci,

nel nido di una dolce aurora

solo da noi creata.

                                                                             © Marisa Cossu

ABBRACCIO

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Frida-Kahlo-Amoroso-abbraccio-universo-dettaglio[1]

Frida Kahlo, L’abbraccio amoroso dell’ universo, 1949

L’ abbraccio infinito dell’ Universo

circonda la terra in mani grandi

dove ogni cosa nasce, si trasforma

e si spegne nel rito del ritorno.

Ci sono uomini, alberi e pianeti,

città di pietra, nel vasto mistero

che stringe l’ invisibile al visibile,

cosciente amplesso del dolore eterno,

presenza della vita e della morte;

ma brucia in  un grumo di sangue,

in un piccolo cuore pulsante,

il centro amoroso dell’abbraccio,

nella notte trafitto da un unico grido

dove gli opposti hanno la stessa voce,

sono la stessa semplice cosa,

costretti alla comune essenza

nell’accogliente ventre della terra.

© Marisa Cossu