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Ma non si vede

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Ma non si vede il cielo

da questo tetto d’ombra

della città di pietra; ma l’afflato

dei vivi, anime oranti,

versa voci di attesa nell’eterno.

E camminiamo insieme all’accaduto;

della stessa sostanza vivi e morti:

il memore rimpianto del passato,

il distinguersi nel comune fato,

è illusione evocata,

è misura dei nostri passi incerti

nell’infinita logica del tempo.

Marisa Cossu

 

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Alla fine

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Alla fine cerco di arrivare

senza maledire questo tempo privo di luce,

la manciata d’ombra gettata nel nulla per confondermi

e vivo nell’attesa della notte che viene furtiva

dalle remote profondità con un carico

di pesanti condizioni, con i se e con i forse

delle ore che restano ibridate dalla vita

con i segni indelebili dell’accaduto,

con la festa che copre l’acre odore della morte.

Neanche maledico il dolore, mio e degli altri uomini,

so che nasce dall’inferno cruciale dell’essere presenti,

fragili creature connaturate all’apparire,

legate con catene ad immagini

che indossiamo correndo verso un fine che ci misura

nella sua metrica infallibile e ci regala lampi di stupore.

Ascolta il mare

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Ogni conchiglia ha la sua storia … una voce che canta l’immenso, l’infinito.

 

Ascolta il mare:

nella vuota conchiglia

abbandonata sulla sabbia

all’infinito ripete il suo verso

di assoluta eternità,

tu ne sei parte.

Come il tempo ti annulli

nell’evanescente soffio

di insostenibile musica

e non esisti,

non appartieni a nessuno,

rimani muto

nel fluido frangersi dell’onda

nel ritorno della vita;

non sei né tempo, né nulla

e solo il suono del vento

ti attraversa;

colma d’impalpabile senso

la leggerezza dell’oggi,

la fossile memoria,

dell’ accaduto.

Marisa Cossu

STUPORE

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Jacob Collins, Tracce sulla neve, 2011

È un quadro la notte:

si gonfia di neve la finestra,

irrompe in silenzio

tra le ceneri dell’io

dimentico della vita,

dei giorni di meraviglia;

e la meraviglia

è nelle cento stanze

edificate dal tempo sullo stupore

del possibile divenire

di un nucleo di pura magia,

dove le parole sono numeri

e i numeri sassi già contati,

ammucchiati nell’accaduto;

ma lo stupore resta nella memoria

di un’altra notte candida

in un lontano paese di mare

dove la neve non esiste

ed appare ad un tratto

nell’incantesimo di un vecchio ulivo

spaccato, imbiancato dalla luna.

©Marisa Cossu