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Quadri

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Frida Kahlo, autoritratto con vestito di velluto

Frida Kahlo, autoritratto con vestito di velluto

I quadri mi guardano dalle pareti

con l’immobilità definitiva dei morti:

sono madri, padri, fratelli e sorridono

a tutti e a nessuno con rigide labbra

di un rosso sbiadito, enigmatico e stanco,

ora oggetti, mattoni colorati sui muri

come non fossero mai stati emozioni,

sangue dell’esistenza, liberi solo nell’aria

che  li attraversa in un filo di sole.

Traspaiono da finestre sempre aperte

impolverate e statiche, sul mondo dei vivi,

replicanti inconsapevoli del dolore, destinati

a ripetersi come se nulla fosse accaduto

sullo sfondo di un  momento di distacco.

Essi resistono nell’abitudine di essere visti,

ma non guardati, oltre il loro tempo,

come interroganti icone della memoria

dove ogni parola spenta si riaccende

nell’ oltre cui trattengo il mio pensiero;

la risposta a me stessa è camminare

sulle impronte del loro ieri esistito;

forse la vita è altrove, in luoghi indefiniti

ed io sono soltanto un timido riflesso

del loro essere immutabili e freddi

nella distante dimensione dell’ oltre.

©Marisa Cossu

L’allodola

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Cappellaccia_volo[1]

Già l’allodola canta,

con l’aurora sbiadiscono le stelle,

la luna diafana scompare.

E appare l’alba

con il canto salita dai campi

dove cresce il grano,

ma subito lontana, un frullo d’ali,

un lieve soffio al limite del giorno.

Così fugace è il canto,

la carezza sui corpi abbandonati

nell’ultimo respiro della notte,

la materia sospesa nel silenzio violato

di un fuggevole amore, evanescente eco

di una voce che si perde lontano;

ma noi la tratteniamo,

ancora per un poco, con lunghi abbracci,

nel nido di una dolce aurora

solo da noi creata.

                                                                             © Marisa Cossu

All’ alba

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R. Magritte, Beau monde 1962

All’ alba batte alla finestra

il vento risvegliato

dalla brezza marina

dal profondo silenzio

della notte dormiente

a chiamare il mio nome

con le ali pulsanti degli uccelli

che percorrono il cielo

con larghe vele oscure.

Già sbiadisce il ricordo

in cui ero immersa

su una riva sfiorata appena

dal ritmico fluire delle onde

leggere, imbiancate di luna.

Prima dell’ alba il vento

mi solleva dall’ immemore

pausa del pensiero sognante,

ricongiunge la sera col mio giorno,

riannoda il mio rifiuto all’ esistente

alla realtà presente anche nel sonno.

Non vorrei ritornare dalla quiete

di questo nascondiglio,

…immergermi nel nulla

più leggera del lago che mi assorbe…

La vita mi riafferra

con le sue grandi mani

e mi sospinge nella continua

corsa  dei suoi giorni,

oltre il mio desiderio di ritorno,

oltre la solitudine invocata.

In me rimane il senso del mistero :

dove va il vento, dove quegli uccelli,

dove finisce il sogno

dove potrò incontrarli,

se la mia vita è sogno di qualcuno.

 

 

DISTANZE

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Chagall, Over the town

Chagall, Over the town

Eppure anche il sole e la luna

dovrebbero incontrarsi

nell’universo in cui si unisce

il mare con la terra,

la luce del tramonto all’ orizzonte,

la sera quando pallida giace

tra le oscure braccia della notte,

il mare col respiro delle onde.

Tutto si unisce, tutto si congiunge

nell’ amore infinito, ogni soffio di vento

a un altro soffio, un sogno a  un altro sogno.

Perché tu, unico pianeta, resti solo

nell’ immobile orbita celeste

se io luna non sono

e a te mi unisco prima del tramonto

e mi vesto di bianco per la carezza

dell’ ultimo tuo raggio…

Il vento abbraccia gli alberi

l’alba bacia la luce

ed io ti bacio anche se ti allontani

come sole, superbo nel suo cielo.