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I due viandanti e l’orso ( da Esopo)

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I DUE VIANDANTI E L'ORSO -A5-03[1]

 

 

Se per malaugurata situazione

mentre viaggi col migliore amico

Incontri un grosso orso e per reazione

Il tuo socio in men che non ti dico

 

sale su un alto albero e alla sorte

ti lascia a terra in preda alla paura,

stenditi muto, simile alla morte,

non respirare e finché l’orso dura

 

a rigirarti intorno, finché annusa.

Se poi va via, già pago del terrore,

allora guarda in viso il tuo sodale:

 

degno non è d’esser chiamato tale

chi nel bisogno non dimostra cuore

e per opportunismo d’altri abusa.

Marisa Cossu

L’albero rosa

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Michele Cascella, Alberi con casa

É il risveglio dell’albero rosa:

ora gode la precoce primavera

vestito da una cupola di fiori;

non sarà felice per sempre,

né rallegrerà il mio sguardo

quando leggerò il freddo mistero

che lo spoglia, strema il passero

e  i colori  ruba in un brivido cupo.

Già la pioggia annebbia il cielo;

non c’è scampo alla parabola

che innalza il culmine di gioia

per gettarlo repentino nel vuoto.

Se potessi essere quell’albero,

addormentato nel crepuscolo

dell’ autunnale temporaneità,

e svegliarmi ogni volta per sempre

dal fondo dei miei giorni finiti,

essere come nuova creatura

nell’appagato ritorno degli uccelli.

©Marisa Cossu

Impressioni al Conservatorio

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Pablo Picasso, Strumenti musicali, 1912

Le note del Conservatorio sostano

lievi sulle pietre della scalinata

di S. Egidio, impervia e consumata

dai passi  che si avvicinano

 

 

al portoncino verde, serrato

nella carpora, tra due cipressi.

Una lapide raccoglie i riflessi

di un raggio di sole chiamato

 

 

da musiche sempre diverse:

un suono per ogni gradino,

una pietra per le note disperse.

 

 

Nel chiostro di bianca clausura

un quadrato di cielo si affaccia

sull’albero, unica verde creatura.

© Marisa Cossu

Treni

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Claude Monet, Treno nella campagna 1870

Claude Monet, Treno nella campagna 1870

Le travi parallele del soffitto

narrano storie di viaggi

in piccole stazioni di provincia

dove il treno sferragliando fumante

rallenta in nubi di vapore

e ti accoglie in sedili di legno.

Ora  breve è il viaggio:

intercorre tra due pareti bianche

il ricordo di un orologio fermo,

di ciuffi d’ erba, di alberi fuggenti

e libri sparsi sulla panca

delle fredde attese, altra vita,

altro tempo ed  altre strade

su cui i sogni non s’ incontrano mai.

L’ AUTUNNO DELL’ ALBERO

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Ora ti spogli,

è il volere del tempo,

nella tua metamorfosi

di foglie

albero antico e verde

che dimori

piantato nella terra,

nel ricorrente flusso

di stagioni

e ti scolori nell’ ultima carezza

del breve giorno

che ti dona il sole.

Come te

soffro l’ ombra che si appresta

e mi rattristo

per le scialbe vesti,

per il brivido oscuro

della terra che attende il gelo

impotente

pacificata all’ ordine

del tempo.

Ora ti spogli

e mostri il nudo, il vero

del tuo tronco ferito,

la mia anima.

Marisa Cossu

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L’ ALBERO

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61379359_p[1](Piet Mondrian, L’ arbre bleu 1911)

La bellezza dell’ albero

dilaniato di luna

sepolto ancor vivo nella notte

esplode

con rami d’ ombra

in una ragnatela di rugiada

tra alte erbe verdi

ondeggianti al vento.

Mi sorprende il silenzio

in questo lembo di vita

strappato al tempo;

lontano è il giorno,

fuggono

i pensieri dalla realtà.

Provo la meraviglia

della lontananza

lo stupore

 della perfetta estraneità

( Marisa Cossu,  La vita bella, pensieri e parole )