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FUTURO

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I disegni dei bambini

 

Tenera spora di una vita breve,

tu, segno dell’ignoto divenire,

il canto di una madre avverti lieve

nel nascondiglio da cui puoi sentire.

 

Tu non sai, figlio mio, che nel cammino

della dura fatica della vita,

nascerai presto e diverrai bambino

nel mondo di una guerra mai finita.

 

Vedrai la terra perdere i suoi fiori,

crescere muri d’odio e indifferenza,

ma tu, piccolo principe, resisti;

 

qualcuno vorrà spegnerti i colori,

con mano toccherai la sofferenza,

tu sei futuro e sol per questo esisti.

Marisa Cossu

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Il vento piange

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Johon William Waterhouse, Ofelia, 1889

Il vento piange,

tra le braccia degli alberi

è un verso di legni spezzati,

un singhiozzo di foglie strappate;

il mio amore è un bambino

abbandonato nel bosco;

perché non ti ho trovato,

perché non sono salita sui rami

in un vortice aereo

per carpire il tuo mistero?

Avrei dovuto piangere

con il vento e addormentarmi

per sempre tra le tue braccia.

©Marisa Cossu

 

 

Il “bambino”, questo sconosciuto

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Ai tanti bambini , miei maestri”

 L’idea di “bambino”, inflazionata e abusata, consumata e banalizzata, specialmente in alcuni periodi dell’anno, merita una riflessione non soltanto di tipo sociologico e psicologico ma soprattutto  di tipo pedagogico/filosofico. Il bambino oggetto delle strumentalizzazioni dei social, dei media e della società adulta in genere, a scopi politici ed economici, è sostanzialmente “persona”, un valore sussistente, la possibilità del divenire. Siamo  di fronte al bambino della conoscenza, dell’immaginazione, dell’intuizione e della creatività, immerso in una società fortemente erotizzata, permissiva, indifferente e consumistica in cui spesso è solo , incompreso, non ascoltato. È il bambino tecnologico della comunicazione digitale: dalla famigerata T V, balia elettronica per eccellenza, è passato a forme di cura più sofisticate che, se non accompagnate da adulti,( genitori , insegnanti), lo introducono ad una molteplicità di informazioni e a precoci emozioni che appannano la curiosità e il piacere della scoperta. Il bambino rappresenta la metafora dell’uomo, il principio del presente, il nucleo dell’infinito; è la forza del possibile che si manifesta come azione finalizzata alla costruzione della persona; il bambino è quindi significato da ascoltare, di cui tener conto quando si insegna, si risponde; lo si deve ascoltare per promuovere lo sviluppo delle sue facoltà umane e, allo stesso tempo, imparare a riscoprire il possibile che è in noi. Essere in ascolto del bambino è la risorsa per rompere con la consuetudine cementificata del nostro agire tra gli altri, con un modo di pensare conformista costruito sulle ceneri del bambino che siamo stati; significa potersi ancora chiedere il perché della vita e delle cose, far irrompere emozioni che pensavamo perdute per sempre per il solo fatto di essere diventati adulti. Il bambino “è un sapiente che non sa di sapere”: pone domande che provengono da una zona profonda e costruttiva del suo nucleo di potenzialità  che lo spingeranno con una forte e inarrestabile energia nel futuro. L’uomo ha bisogno di far riemergere dalle consolidate certezze questo spirito vitale di fantasia e di piacere della scoperta per sentire che la complessità può divenire essenziale semplicità.

©Marisa Cossu

Non sei tu

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Frida Kahlo, Il Sogno, 1940

Frida Kahlo, Il Sogno, 1940

Non sei tu che dormi accanto a me:

in un sonno tranquillo giace il bambino

abbandonato nelle mani del tempo

che a me torna abbracciato come ad una madre.

Tu dormi, io ti guardo nella consuetudine

di averti accanto ogni notte e non conoscere

l’addormentato silenzio dei tuoi occhi.

Il tempo ci divide, mio caro,

tu sosti nella sognante dimensione dell’altro da me

e vai per una strada di ombre insensate;

io resto in questa stanza e ti guardo.

Io resto tra pareti reali, lenzuola, libri;

ti vivo per un’eternità di veglia,

invento gesti d’amore da dedicarti.

Entrano da indiscrete fessure filtri di sole

a ricordare la vita, quella fuori di noi,

quella in cui  necessariamente saremo soli.

©Marisa Cossu