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Ma non si vede

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Ma non si vede il cielo

da questo tetto d’ombra

della città di pietra; ma l’afflato

dei vivi, anime oranti,

versa voci di attesa nell’eterno.

E camminiamo insieme all’accaduto;

della stessa sostanza vivi e morti:

il memore rimpianto del passato,

il distinguersi nel comune fato,

è illusione evocata,

è misura dei nostri passi incerti

nell’infinita logica del tempo.

Marisa Cossu

 

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Guardare il cielo

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Scenografia per il Flauto Magico. Karl F.Scinkel, ” Cielo stellato della Regina della Notte”, 1815

 

Guardare il cielo

 

In giornate come queste, luminose e tiepide, di un autunno riottoso ad inoltrarsi nell’inverno, il cielo mi appare in tutta la sua azzurra vastità, mi invita ad espandermi in essa .

Sono nel posto giusto se penso di trovarmi nel punto in cui lo spazio e il tempo coincidono ed io sento di appartenere alla loro fusione nel percorso illimitato in cui la sostanza si compie nella meta.

Così torno al centro di me stessa e penso che l’unico modo di vivere e di morire sia guardando il cielo, dove ora un disco si accende e arrossa il mare oltre una coltre di pini.

Forse è l’ultimo tramonto della mia contemporaneità, l’unico modo di essere tra il giorno e la prima stella della sera nel movimento delle pietre che noi chiamiamo satelliti, pianeti, stelle, umanità.

Mi apro al senso definitivo dell’ordine come segno di un incantesimo che si ripete solo disperdendosi , tempo io stessa, qui ed ora.

Marisa Cossu

Accade a volte

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Le lacrime di Feryja, Gustav Klimt

 

Accade a volte che la mente vaghi

per notturne traiettorie in pensieri di eternità:

la vita dissolta nella morte, lo scorrere del tempo,

il solco degli uccelli nel cielo senza fine

lontano e inconoscibile che continua a girare

indifferente non so dove, né come,né perché;

forse gli opposti vivono in un unico abbraccio

e si separano solo nella paura del silenzio,

si avvolgono nell’acme dello stesso grido,

la stessa voce di qualcosa che nasce,

apre la terra, gioisce del respiro dell’erba,

la stessa voce di qualcosa che cade

nel segreto di un’ombra di memoria.

Marisa Cossu

Impressioni al Conservatorio

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Pablo Picasso, Strumenti musicali, 1912

Le note del Conservatorio sostano

lievi sulle pietre della scalinata

di S. Egidio, impervia e consumata

dai passi  che si avvicinano

 

 

al portoncino verde, serrato

nella carpora, tra due cipressi.

Una lapide raccoglie i riflessi

di un raggio di sole chiamato

 

 

da musiche sempre diverse:

un suono per ogni gradino,

una pietra per le note disperse.

 

 

Nel chiostro di bianca clausura

un quadrato di cielo si affaccia

sull’albero, unica verde creatura.

© Marisa Cossu