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CANZONE

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Canzone

A sera sale il vento sopra il mare

e soffia la sua musica di sale

sulle distese rive fino ai monti

dove sbiadisce il viola sul confine

e muore il giorno in un lento declino

che della vita recita la fine

nel tramontare carico di uccelli

neri e silenti come i miei pensieri.

Così volge nel tempo il mio destino

e altrove fugge l’ombra della vita

col sole che nell’acqua l’ha rapita.

 

Potesse il vento muovere le stelle,

aprire il cuore ad una luce nuova,

cantarmi dentro come primavera

e rinnovare in me quei sentimenti

di speranza e di amore sospirati,

alla notte che avanza, ai miei tormenti

chiudere il passo, vivere di luce,

quando la giovinezza reca amore

e non esiste l’ansia del domani;

presto consuma il tempo la bellezza

dei giorni lieti lascia una carezza.

 

Canzone mia, cosa sussurra il vento,

quale confine insieme varcheremo

che non sia solo immagine fittizia

ma fuoco e fiamma di parole nuove

volate dalla pagina già scritta

verso la musa che all’amore muove

come un sospiro fatto di emozioni;

forse merletto che s’increspa a riva

in anse misteriose e gorghi oscuri;

così il tempo ricama nel cammino

di nostra vita un magico destino.

 

Adesso la visione mi consola

d’essere vento e sole e come l’aria,

ritorno a sera a ricontar le stelle:

oltre i confini di una vita grama,

lascio gli affanni e le passioni vuote

in un lontano altrove che mi chiama.

Senza voltarmi indietro seguo il vento,

seguo le stelle e il sogno mi attraversa,

anche il morir del giorno si disperde

e s’apre il cuore ancora alla bellezza,

con essa già rivedo la salvezza.

Marisa Cossu

 

 

 

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Ho pensato

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Digital StillCamera

F. Renè Rodin, Il Pensatore, scultura bronzea, 1904

Ho pensato di farmi dimenticare,

di fuggire da questa città

dove l’ odio si esprime in riti violenti

e la notte getta un velo  d’ agonia

su un inferno di ciminiere e vicoli.

Ho provato ad essere felice

in questa  città di pietra

in ricordi di giovinezza;

ma quelli che ho amato

erano fuggiti prima di me,

altri nascondevano l’indifferenza

dietro un’ apparente simpatia.

Ora cerco di essere me stessa,

chiudo parole e libri in un cassetto

e mi rifugio in un luogo sicuro

dove nessuno possa traghettarmi

su barche di ingenue illusioni.

Qui nascono accessibili segni di verità

nell’ originaria parola delle cose lasciate:

l’ odore della pioggia, il passo degli uccelli,

il senso e la memoria della vita,

la passione del vivere ascoltando.

Ed  ancora distinguo dal tempo i tempi,

dal segmento la linea che infinita corre,

il cosmo e il microcosmo,

il tutto che accoglie l’ esistente

tra le braccia amorose di una madre.