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DOMANDE

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Albardili, L’ATTESA

 

 

Domande

Da dove vengo; forse da un silenzio

fattosi sangue per un grumo sciolto

da pietra di caverna;

forse dal lato spazio d’infinito

che non conosco e miro.

 Vago nell’esistente, la mia vera

ragione è scritta in questo manifesto

 di cose intorno al sole

e in esso senza peso mi rigiro.

 

Come si spiega questo tutto, avaro

di segni e di speranza,

in uno stesso luogo e stesso tempo

tra melma e fango, dove i morti tronchi

tagliano strade vuote;

e poi ristoro d’ acqua,

dove uno spento faro

imbianca la scogliera

fino a mostrarsi acceso, intermittente.

Lì depongo le braccia sanguinanti,

ali imbrattate dal terreno affanno,

dentro il dolore che mi ha ben nutrito.

 

E mi salvai per la vincente forza

di un volo di pagliuzze misterioso

che si levava al sole 

e con esso splendente trascinava

l’ultima spina di una bianca rosa.

Marisa Cossu

 

 

 

Il “bambino”, questo sconosciuto

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Ai tanti bambini , miei maestri”

 L’idea di “bambino”, inflazionata e abusata, consumata e banalizzata, specialmente in alcuni periodi dell’anno, merita una riflessione non soltanto di tipo sociologico e psicologico ma soprattutto  di tipo pedagogico/filosofico. Il bambino oggetto delle strumentalizzazioni dei social, dei media e della società adulta in genere, a scopi politici ed economici, è sostanzialmente “persona”, un valore sussistente, la possibilità del divenire. Siamo  di fronte al bambino della conoscenza, dell’immaginazione, dell’intuizione e della creatività, immerso in una società fortemente erotizzata, permissiva, indifferente e consumistica in cui spesso è solo , incompreso, non ascoltato. È il bambino tecnologico della comunicazione digitale: dalla famigerata T V, balia elettronica per eccellenza, è passato a forme di cura più sofisticate che, se non accompagnate da adulti,( genitori , insegnanti), lo introducono ad una molteplicità di informazioni e a precoci emozioni che appannano la curiosità e il piacere della scoperta. Il bambino rappresenta la metafora dell’uomo, il principio del presente, il nucleo dell’infinito; è la forza del possibile che si manifesta come azione finalizzata alla costruzione della persona; il bambino è quindi significato da ascoltare, di cui tener conto quando si insegna, si risponde; lo si deve ascoltare per promuovere lo sviluppo delle sue facoltà umane e, allo stesso tempo, imparare a riscoprire il possibile che è in noi. Essere in ascolto del bambino è la risorsa per rompere con la consuetudine cementificata del nostro agire tra gli altri, con un modo di pensare conformista costruito sulle ceneri del bambino che siamo stati; significa potersi ancora chiedere il perché della vita e delle cose, far irrompere emozioni che pensavamo perdute per sempre per il solo fatto di essere diventati adulti. Il bambino “è un sapiente che non sa di sapere”: pone domande che provengono da una zona profonda e costruttiva del suo nucleo di potenzialità  che lo spingeranno con una forte e inarrestabile energia nel futuro. L’uomo ha bisogno di far riemergere dalle consolidate certezze questo spirito vitale di fantasia e di piacere della scoperta per sentire che la complessità può divenire essenziale semplicità.

©Marisa Cossu