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CANZONE

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Canzone

A sera sale il vento sopra il mare

e soffia la sua musica di sale

sulle distese rive fino ai monti

dove sbiadisce il viola sul confine

e muore il giorno in un lento declino

che della vita recita la fine

nel tramontare carico di uccelli

neri e silenti come i miei pensieri.

Così volge nel tempo il mio destino

e altrove fugge l’ombra della vita

col sole che nell’acqua l’ha rapita.

 

Potesse il vento muovere le stelle,

aprire il cuore ad una luce nuova,

cantarmi dentro come primavera

e rinnovare in me quei sentimenti

di speranza e di amore sospirati,

alla notte che avanza, ai miei tormenti

chiudere il passo, vivere di luce,

quando la giovinezza reca amore

e non esiste l’ansia del domani;

presto consuma il tempo la bellezza

dei giorni lieti lascia una carezza.

 

Canzone mia, cosa sussurra il vento,

quale confine insieme varcheremo

che non sia solo immagine fittizia

ma fuoco e fiamma di parole nuove

volate dalla pagina già scritta

verso la musa che all’amore muove

come un sospiro fatto di emozioni;

forse merletto che s’increspa a riva

in anse misteriose e gorghi oscuri;

così il tempo ricama nel cammino

di nostra vita un magico destino.

 

Adesso la visione mi consola

d’essere vento e sole e come l’aria,

ritorno a sera a ricontar le stelle:

oltre i confini di una vita grama,

lascio gli affanni e le passioni vuote

in un lontano altrove che mi chiama.

Senza voltarmi indietro seguo il vento,

seguo le stelle e il sogno mi attraversa,

anche il morir del giorno si disperde

e s’apre il cuore ancora alla bellezza,

con essa già rivedo la salvezza.

Marisa Cossu

 

 

 

Quadri

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Frida Kahlo, autoritratto con vestito di velluto

Frida Kahlo, autoritratto con vestito di velluto

I quadri mi guardano dalle pareti

con l’immobilità definitiva dei morti:

sono madri, padri, fratelli e sorridono

a tutti e a nessuno con rigide labbra

di un rosso sbiadito, enigmatico e stanco,

ora oggetti, mattoni colorati sui muri

come non fossero mai stati emozioni,

sangue dell’esistenza, liberi solo nell’aria

che  li attraversa in un filo di sole.

Traspaiono da finestre sempre aperte

impolverate e statiche, sul mondo dei vivi,

replicanti inconsapevoli del dolore, destinati

a ripetersi come se nulla fosse accaduto

sullo sfondo di un  momento di distacco.

Essi resistono nell’abitudine di essere visti,

ma non guardati, oltre il loro tempo,

come interroganti icone della memoria

dove ogni parola spenta si riaccende

nell’ oltre cui trattengo il mio pensiero;

la risposta a me stessa è camminare

sulle impronte del loro ieri esistito;

forse la vita è altrove, in luoghi indefiniti

ed io sono soltanto un timido riflesso

del loro essere immutabili e freddi

nella distante dimensione dell’ oltre.

©Marisa Cossu

Beati i giorni

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Barbara Missana, Nudo dietro la grata, 2013

Beati i giorni della fame di luce,

avidi di perfezione e di bellezza,

assetati di pura conoscenza

con l’impulso di correre nel vento

non so dove e neanche so perché;

ma le mani ghermivano alla vita

ogni dolcezza; si vestiva d’attesa

ogni bacio rubato senza amore

in quel tempo felice sol di esistere;

beati i giorni della pelle di luna

sui corpi intatti in polvere di stelle;

nessun dolore ancora, nessun pianto,

nessuna goccia di cristallo agli  occhi,

nessuna illusione caduta oltre la siepe

alla fine di un attimo felicemente breve,

un soffio del giovane respiro della vita.

E non ricordo se in essa si aggirasse

non vista, l’ombra che a sera si nasconde

furtiva smettendo di esistere col sole,

se seguisse i miei passi la regola nemica

nella corsa implacabile del tempo.

© Marisa Cossu

Inferno

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Pablo Picasso, Minotauromachia 1935

Molti pensano all’Inferno come ad una città di fuoco

che mai conosceranno tra i tanti paesi irraggiungibili

e anch’io riesco a vedere il male solo fuori di me

nel ferro e nelle rovine di una estranea violenza;

ma l’Inferno è dentro, nel groviglio delle emozioni,

nella colpa personale da scontare con la vita;

non potrò perdonarmi se non nella paura di me stessa

nel trasparente imbuto dell’essere non vista nel silenzio

di solitarie navigazioni in un vuoto d’aria.

La mia dolente città si popola di ombre indifferenti

nei vasi comunicanti di una estranea comunicazione

e scende in me con i voraci mostri del panico;

di notte scava nel mio sangue l’uccello nero d’ansia

e solo all’alba vola da una finestra aperta.

STASERA

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Lucio Fontana, Concetto Spaziale Attesa 1967

Lucio Fontana, Concetto Spaziale Attesa 1967

Stasera

non mi aspetta nessuno

non devo andare da nessuna parte

resto su questa pagina

mi escludo

in solitudine perfetta

assente ai miei pensieri

estranea alle emozioni

del mio animo.

Qui

sospendo

 immagini e parole

per un tempo migliore,

subisco la coscienza

dell’ inutilità.

Stasera

non mi aspetta nessuno

non devo andare da nessuna parte:

questo è il segno del nulla

nel perenne confronto

tra il pensiero

e la pagina

vuota.

LE EMOZIONI, queste sconosciute.

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Umberto Boccioni, Stati d' animo : gli addii 1912

Umberto Boccioni, Stati d’ animo : gli addii 1912

Nell’ apparente caos del dipinto l’ artista ci propone l’immagine e l’ idea del nostro animo in preda allo sconvolgimento delle emozioni: un addio sommuove e pervade il corpo e la psiche di chi si lascia per sempre, turbando profondamente un preesistente equilibrio affettivo. Tutti parliamo di emozioni ma non ci siamo mai chiesti che cosa esse siano, quale sia la loro funzione, come ne percepiamo i sintomi e come li dominiamo o li accettiamo.

In qualche modo sappiamo che soltanto un impegno interiore e consapevole può restituirci le emozioni in forma positiva.

Nel quadro leggiamo, attraverso forme , linee, colori un insieme di emozioni di dolore, sgomento, perdita, incertezza e abbandono,  il pensiero del pittore che, dipingendo simbolicamente l’ agitazione interiore, ne prova gli effetti sul suo stesso animo, ne sente  la voce e la esprime con forte con empatia.

Noi poeti ed artisti viviamo di emozioni perché esse sferzano l’ immaginazione, la creatività, il godimento estetico ed il gusto di trasmettere ad altri il nostro senso del mondo. Molti dicono che gli artisti soffrano di tristezza e malinconia o addirittura di distonie affettive e comunicative; insomma la figura dell’ artista maledetto non si è del tutto estinta nell’ immaginario collettivo.

Ma che cos’ è questa particolarità dell’ artista che commuove, eccita, lenisce, impaurisce; cos’è l’emozione che gli consente di sprofondare nell’ universo per poi elevarsi oltre i comuni linguaggi, provato , ma consapevole…Perché le emozioni sono per noi necessarie come l’ aria che respiriamo?

Il potere del nostro “sentire” si presenta continuamente nel rapporto tra la percezione dell’ ambiente esterno e la risposta soggettiva a stimoli di varia natura. L’ affettività permea tutte le funzioni psichiche: gli studiosi definiscono l’ affettività come la capacità o disponibilità individuale di rispondere con modificazioni soggettive a pensieri o eventi della realtà esterna o interna; siamo quindi nel campo delle risposte emotive generate dai fatti che si manifestano e si attuano dentro e fuori di noi.

La nostra vita è un fluire continuo di emozioni e noi siamo sempre “affettuati” emotivamente e il nostro stato affettivo influenza le attività attentive, di pensiero, di apprendimento, di lavoro e di relazione: tutta la sfera sociale è interessata dalle emozioni in termini di sentimento, affetto o emozione, umore , e non si tratta di sinonimi, in quanto l’ emozione è un mutamento istantaneo dello stato d’ animo, una risposta immediata, mentre i sentimenti sono stati più durevoli e stabili che fanno parte del quadro generale dell’ individuo.

L’ umore invece è la coloritura affettiva della vita psichica della persona nell’ arco di un lungo periodo nel quale possono cambiare le emozioni. Le emozioni colorano la nostra esistenza e il nostro ingegno, sono quindi necessarie agli artisti come a qualsiasi altro individuo, non se ne può fare a meno…dobbiamo solo imparare a riconoscerle volgendole al bene nostro ed altrui, limando le reazioni spropositate con razionalità e pazienza. Tutto ciò può essere coltivato ed appreso in contesti di vita adeguati nell’ ambito di una “ecologia psichica” ottenuta mediante un’ educazione equilibrata.

Per tutte queste osservazioni, non rimane che coltivare e promuovere fin dalla culla e già nel ventre materno, l’ educazione dei sentimenti, l’ equilibrio dell’ affettività, il controllo degli impulsi e degli eccessi, l’ autocontrollo e la capacità di fermarsi a riflettere sulle nostre risposte affettive. Non vi sono poeti maledetti ma, talvolta, persone disturbate.