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A VOLTE

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Enrico Ganz, Sera d’inverno

A volte

 

A volte trovo pace in una zona

dove a me stessa parlo e, come nuda,

dal più profondo la parola suona

 

povera ed essenziale, spesso cruda,

nel dichiarare ciò che altrove è vano,

con la forza discreta di acqua pura.

 

È la voce che canta senza orpelli

la verità dell’essere, cercata

nel seno di quell’eco che, spogliata,

leggera sale e canta con gli uccelli.

Marisa Cossu

 

La parte migliore di me

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P. Picasso, Sogno, 1832

P. Picasso, Sogno, 1832

Ecco la parte migliore di me,

l’invisibile particolare io,

celato ai più e forse anche a me stessa;

ecco il nucleo essenziale

stabile microcosmo delle logiche

interne agli opposti pensieri,

un complesso sentire disposto

in trame di oscurità e di luce

nel vuoto di una solitudine

cercata in mari di memoria

tra flussi di segrete passioni

e nuvole di orizzonti perduti;

il meglio di una vita sospesa

tra la piena coscienza di sè

e l’incertezza dell’essere cosa,

una piccola pietra pensante,

la parte migliore di me, bella

nella falce di luna calante,

un mutevole cuore di terra

avvolto nella rosa dei venti

su cui ancora nascono fiori.

A che cosa serve la poesia

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G. De Chirico, Monumento al poeta, Piazze d' Italia

G. De Chirico, Monumento al poeta, Piazze d’ Italia

A che cosa serve la poesia

se non incontra l’uomo

se non cammina ogni giorno tra la folla,

se non parla il linguaggio della gente,

se non usa parole comprensibili

e si rifugia in un luogo distante

dall’ immanente senso della terra.

A che cosa serve la poesia

se non ascolta, non consola, non libera,

se non tace di fronte ad un mistero

che non si può riempire di parole

di giochi logopedici e retorica,

se non si ferma a cogliere il seme delle cose

nel silenzio interiore e in solitudine,

e non avverte l’ essenziale voce

della reale condizione umana.

A che cosa serve la poesia

se i poeti vivono nascosti

nelle torri delle città di carta

e non bussano al cuore della gente.