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POESIA

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538-poe[1]

 

 

 

Oh, miele amato, suono che consola,

nei granelli di sabbia ti nascondi,

ai fili d’erba nuova ti confondi

e ti riveli solo se cercata.

 

Tu, dolce canto sei nuova parola

nell’interiore spazio dove effondi

la tua bellezza da lontani mondi;

forse utopia, illusione destinata

 

ad un estraneo nulla, ma salvata

chimera da chi t’ama, da chi vede

nell’ombra l’infinito, e forte chiede

che dalle Muse tu venga baciata.

Solo l’amore muove in alto il canto,

la sua carezza poi addolcisce il pianto.

Marisa Cossu