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INDIFFERENZA

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io-ed-ego[1]

Io ed EGO

L’indifferenza è il veleno del nostro tempo egotico, l’inquinamento globale della coscienza, l’inferno soggettivo e sociale in cui l’individuo elide l’altro da sé ripiegando su se stesso e sui propri esclusivi bisogni.

A rendere possibile questo innaturale comportamento umano, a portare l’uomo fuori dalla sua naturale predisposizione alla socialità, molti fattori storici, politici, economici e tecnologici , sono intervenuti in modo quasi incontrovertibile, modificando la percezione stessa delle relazioni interpersonali e la consapevolezza di essere,sebbene diversi, parti dello stesso universo, dita della stessa mano.

L’indifferenza è assenza di emozioni e sentimenti, chiusura nel malessere personale e sociale che divora ogni slancio vitale e cancella le forme più aperte di comunicazione.

È distacco intellettuale e affettivo dall’umanità propria e dall’umanità  contemporanea, ma anche indisponibilità a guardare in volto il dolore, il male riflesso nello specchio dei propri occhi.

Una fuga nel vuoto della consapevolezza…deprivazione.

Ed ecco che l’uccello nero dell’ansia entra nella nostra testa, si nutre del nostro tempo, ci toglie il canto e il respiro, senza che nessuno spieghi come uscirne, che cosa fare, come si amo potuti giungere fin qui.

Marisa Cossu

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Fuoco

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fuoco2[1]

Un caldo fuoco ora incendia

il piccolo paese del mio cuore:

ardono foglie e rami inerti,

alberi contorti e stupefatti,

bruciano i mattoni delle case,

si sciolgono anime di metallo.

Il mio rifugio è nella rimozione

 di questo tempo folle:

 cascate spumeggianti,

fresca sorgente che non so trovare.

E non ha tregua il divenire incerto

delle emozioni, la  fuga da me stessa,

dal fuoco che mi assale

e mi lambisce fino a farmi male.

PROFUGHI

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protesta-nel-Cie-di-Bari[1]

Su barconi di legno,

su gommoni

partono i profughi

stipati nelle stive,

razza umana promiscua

nuovi schiavi

gementi

tra le onde del Mare Nostrum

trasportati al naufragio

alla terra promessa.

Orrore

poi salvezza

prigione.

Ora

aggrappati

come insetti

all’ alta rete invalicabile

ragazzi , uomini,donne

gettano il cuore

oltre il confine

liberi

di fuggire

arrampicati

sui cancelli chiusi,

gridano

ritorno, madre, terra

per cadere

nel baratro del gemente

girone

buio dolore

Andare via lontano,

ma dove

come.