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Ti riconobbi

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Ti riconobbi, amor, tra l’altra gente

per i tuoi occhi verdi come il mare

ed una freccia mi colpì pungente

 

in mezzo al petto dove il tuo solare

raggio disciolse il mio lieve tremore:

ero colei che non sapeva amare.

 

E insieme a noi trascorsero le ore,

le notti, i giorni, il tempo dell’ amore.

Marisa Cossu

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La città si risveglia

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C[1]

La Città Ideale, 1480-1490, attribuito a Piero della Francesca.

La città si risveglia:

rumori di ferro e di motori rompono il giorno.

Mentre ancora la notte si avvolge nel tepore delle coltri.

i vivi camminano su scale mobili,

corrono in fretta, vanno a scuola,

guidano i bus e alzano saracinesche.

I giornali strillano titoli uguali di assolute verità.

È presto per i Palazzi:

il potere attende di spingere i bottoni

ed esce dalla sua tana a sole alto

come un gobbo porta-fortuna

a mostrare le sue banali fattezze umane.

Le strade si riempiono di storie contemporanee;

nell’aria sale l’odore dei caffè.

I morti giacciono in città sepolte nel silenzio,

ma non sono scomparsi nel nulla,

sono tra la gente non visti,

trasparente memoria  del tempo.

I poeti li vedono sui fogli dei libri,

sulle immagini deturpate appese ai muri,

li guardano negli occhi della gente comune

e  Immaginano di identificarsi e di soffrire insieme.

Tutto si muove in questa rumorosa città :

ciascuno deve correre per sempre.

A che cosa serve la poesia

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G. De Chirico, Monumento al poeta, Piazze d' Italia

G. De Chirico, Monumento al poeta, Piazze d’ Italia

A che cosa serve la poesia

se non incontra l’uomo

se non cammina ogni giorno tra la folla,

se non parla il linguaggio della gente,

se non usa parole comprensibili

e si rifugia in un luogo distante

dall’ immanente senso della terra.

A che cosa serve la poesia

se non ascolta, non consola, non libera,

se non tace di fronte ad un mistero

che non si può riempire di parole

di giochi logopedici e retorica,

se non si ferma a cogliere il seme delle cose

nel silenzio interiore e in solitudine,

e non avverte l’ essenziale voce

della reale condizione umana.

A che cosa serve la poesia

se i poeti vivono nascosti

nelle torri delle città di carta

e non bussano al cuore della gente.