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Spesso incontrai

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Spesso incontrai il dolore e tristi note

versai nelle parole del mio foglio

che ancora nel profondo mi percuote

pur se non voglio;

 

spesso dimenticai la mia rovina,

i tentativi sono stati tanti,

ma impietosa memoria mi trascina

con i miei canti.

 

E risospinge nello stretto imbuto

ogni mio nuovo ardore, nel rimpianto

del più bel tempo che abbia mai vissuto,

goduto tanto;

 

forse era solo amor di giovinezza,

forse solo di un fiore la caduta,

l’unico bene nato alla bellezza

ormai perduta.

 

Marisa Cossu

(Ode saffica)

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L’iris

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Van Gogh (iris)

V. Van Gogh, Iris

Qui, dove l’iris nasce presso il mare,

distendevo le membra sulla sabbia

sazia di giovinezza e di emozioni,

d’azzurro era pervasa la mia anima

d’acqua e di cielo, per il tremolio

dei riflessi splendenti sulla riva.

L’iris d’un manto ricopriva il prato

celandomi alla vita per il tempo

segnato dalle magiche illusioni.

Il tempo si nutriva del mio corpo

ed io dei sogni che salivan lievi

in alto con il grido degli uccelli

in un attimo eternamente breve.

©Marisa Cossu

Su questa poesia

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libri1[1]

Cammino adolescente

su questa poesia

e  ripercorro i passi,

i pensieri della notte

che veniva  al mio cuore

agitato dalla vita scoperta,

dall’ansia d’incontrarla

e vedere dove esistono

le parole del futuro,

dove sono scritte,

da quale pagina

ogni lettera scomparsa

torna al suo senso,

un prato per volare

con la pagina d’ incantata

giovinezza.

E tu eri già nei versi

e con me venivi nel vago

componimento del tempo,

nell’antica metrica infallibile,

lontana come il poema

che dentro cantava l’amore,

ricerca indistinta di te,

voglia di sorprendermi

quando la luna va a dormire

dietro la montagna;

 pensare di abbracciare

l’alba della vita,

imprimerla nel mio foglio

in modo indelebile,

lasciarmi un giorno confortare

dall’adolescente poeta

che ancora mi danza in petto

e accende speranze

mentre si fa sera.

 Marisa Cossu

Mi sovviene

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Mi sovviene la leggiadra danza

dei delfini nella ronda d’argento,

racchiusi per tempi immemorabili

dal giorno in cui li vidi nel balzo

di un liquido riflesso di luna

incuranti o ciechi testimoni

di un attimo incantato, intatto ,

nella sola immutabile memoria

del dono fatuo della giovinezza.

Anche oggi mi assale quell’immagine

tra le tante  corrotte già dal tempo;

e tu sei l’ultimo libero delfino

che amai con cuore di meraviglia

nel lampo illuminante a me venuto ,

 ma subito rubato dalla nebbia,

nel flusso lineare della vita.

© Marisa Cossu

Prime sensazioni settembrine

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KahloAbbraccioAmorevole[1]( Frida Kahlo, L’ abbraccio amorevole dell’ universo 1949)

Già la notte discende

tra le violacee sete del tramonto;

ora il giorno è più breve

svanisce nella sera

e già si annuncia vivida la luna.

Più veloce trascolorando il tempo

tinge di luce dolcemente spenta

mentre il  sole oramai ripiega i raggi

sulle terrazze bianche,

poi si perde lontano

dove il  blu  separa netto

la linea curva tra la terra e il cielo.

Già Settembre ha versato,

con la precoce oscurità del giorno.

ombre della malinconia;

è bastato il presagio

a ridestare intatta la memoria;

viene presto la notte

con la magia del sonno e del silenzio

a chiudere il rumore,

e bussa alla chiusa porta dei poeti,

per mitigare l’ ansia degli affanni

della  vita nell’ oblio.

Ad occhi chiusi, dischiudo la mia porta

e cerco la mia sera

per raccogliere i sogni  già fuggiti

in sentieri di sale;

bruciati, li conduco dentro il cuore,

nel profondo di un pozzo inesplorato

dove la luna è specchio del mio viso.

Abito questa notte settembrina

come parte del tutto che mi chiama

con la voce del fiume e della terra

lasciati nel distacco.

Con te, Settembre,

metafora del tempo che ricorre,

voglio restare muta,

nell’ acqua di quel fiume che mi prende

e cambia lo scenario della vita.

Regalami una sera, come allora,

con l’ uva della pergola ricolma

e la luna…la luna,

il suo volto adombrato,

grande, rotondo e chiaro

…la luna sul mio corpo,

l’ odore della terra umida e molle.

Ridammi ciò che persi

della mia giovinezza

per gli aridi sentieri già trascorsi.