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La comunicazione dell’orrore

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La comunicazione globale dell’orrore arriva sui media prima della ragione, prima dell’odore della morte, prima dello stupore e del terrore.

Raggiunge il cellulare e i tablet di bambini e ragazzi come un video-game, entra nelle case, nelle piazze, nei bar, negli ospedali; ovunque l’orrore è un linguaggio che comunica paura, ansia, frustrazione e rabbia.

L’orrore non aspetta risposte, non chiede, non sceglie un interlocutore: è un messaggio di massa, come la morte e  la violenza che infligge; annichilisce l’individuo, la sua sicurezza; annebbia il pensiero; scatena emozioni forti di estraneità, di dubbio e di odio non solo verso chi comunica ma anche verso la società che riceve quel messaggio senza poter offrire soluzioni immediate.

Sembra che quel messaggio sia venuto dal nulla…ha padri troppo lontani e complici troppo vicini; e poi candele, fiori, inni, lacrime per l’elaborazione del lutto che difficilmente potrà essere superato senza un lavacro di verità e di passione.

Anche la comunicazione globale del lutto serve alla condivisione virtuale nei rituali con i quali l’individuo e i gruppi esorcizzano il male e credono così di averlo eliminato per sempre.

©Marisa Cossu

 

 

Ansia e malessere sociale

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Scrivo alcune riflessioni sull’ ansia generata dal diffuso malessere sociale e mi chiedo quali siano le cause e i fattori di questa situazione emotiva che alberga ormai in vaste zone della società.

Prevalgono sentimenti di paura nell’ immaginare il futuro, di preoccupazione per il presente incerto e problematico, di disincanto per un mondo che si ritiene ormai perduto e in cui erano state fino ad ora riposte le nostre sia pur limitate certezze; si manifestano resistenze a passare dalle piccole e grandi sicurezze del passato al mondo attuale caratterizzato da molti rischi, dalla perdita dei valori tradizionali e dalla generalizzata percezione della precarietà in tutti i campi della vita.

La ” società liquida ” consente incontri fuggevoli e virtuali senza punti di riferimento certi e promuove una enorme quantità di informazioni, spesso contraddittorie, riversate attraverso tecnologie sempre più efficaci e raffinate, su una enorme massa di individui, nuovi Argonauti della comunicazione; qui imperano caste e poteri semi-occulti che esercitano la loro subliminale presenza sulle scelte e gli orientamenti degli individui e dei gruppi.

Di fronte a un lavoro che non c’ è, e che si è modificato con i mutamenti sociali; a un sistema formativo non al passo dei tempi e privo di collegamenti con la realtà  produttiva; ad una violenza ed intolleranza le cui ragioni poggiano sul malaffare e la corruzione, l’ individuo ripiega nella frustrazione e nel pessimismo e non sa come uscirne.

Enorme è la difficoltà ad entrare in un nuovo assetto culturale e sociale in assenza di fiducia e speranza nelle capacità proprie e delle classi dirigenti, che, peraltro, hanno dato pessima prova di sé per un tempo insopportabilmente lungo.

Siamo anche noi, in “un luogo di mezzo” in cui si accentuano il malessere e il disorientamento dell’ uomo chiamato ad esprimersi come individuo e come società: in questo cuneo l’ individuo cerca di diventare ” persona “, di farsi voce e suono per realizzarsi, malgrado tutto, come valore sussistente.