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Un inverno così

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Piet Mondrian, L’albero rosso, 1909

Mai un inverno così caldo,

una primavera nell’autunno

inoltrato, mai un cielo assolato

come in questo Gennaio.

 

Una stagione per noi, mio caro,

che trattenga il freddo sulla montagna

e la neve non cada sulle nostre mani

calde per l’unica fiamma di sole

 

venuta a risvegliare l’amore

quando si spengono le emozioni

e più aspro è il nostro confronto

tra la verità e la voce del tempo.

©Marisa Cossu

 

 

 

E’ il tempo

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Piet Mondrian, Albero grigio

E’ il tempo degli alberi

anneriti dal gelo,

dei rami spogli,

delle scorze scavate

dall’ inverno.

Sfilano fantasmi

di tronchi secchi

nei viali di periferia,

biancheggiano di neve,

brillano di ghiaccio,

dormono inconsapevoli

nella fredda metamorfosi

del segreto ritorno

e non sanno che presto

rivivranno.

 

Il fuoco della poesia

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S. Dalì. La persistenza della memoria,1931

 Viene l’inverno,

 tempo del canto

bruciato dal fuoco,

di parole come scintille;

la vita intanto siede al caminetto

e si riscalda perchè il gelo non stringa

 nella morsa crudele  la più segreta musica.

 Trame di vento rubano emozioni alla fonte del suono;

ma la voce arde ancora nel sonno del pensiero,

dorme lieve nell’ assopito respiro della terra.

Sale l’acre profumo di un roveto ardente

e si scioglie nell’ aria con la prima neve.

Sera d’ottobre

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aerea[1]Taranto, Isola e ponte girevole.

 

Mite sera d’ ottobre,in te discendo

con l’ ultimo bagliore di sole

nel violaceo orizzonte

e ammiro la nascente luna e la sua stella

affacciate sulle bianche terrazze

della città marina.

Qualcuno è entrato prima di te

negli antichi palazzi di carpora e tufo

a spogliare la vita

nelle viuzze dell’ Isola,

nelle case dagli occhi spalancati,

nei portoni dimenticati

abbandonati al tempo,

che tu ricopri con amorosa cura

col perlaceo mantello.

In te mi perdo e seguo il segno

di un vicolo di antica pietra

dove un lampione

se ne sta in disparte nell’ odore del mare

e mi accompagna nella notte

annunciata dall’ umido scirocco

che sa di sale e di uccelli marini.

Forse è il presagio di un inverno

privo d’ alberi e foglie, senza rifugio

per incontrare in sogno un’ emozione

di smaglianti colori.

Sono lontani gli alberi che costeggiando il mare

s’ infittiscono in pinete piene di suoni

dove le canne ondeggiano al soffio della brezza.

Ora mi parli dell’ inverno e mi mostri i suoi segni

da te ancora addolciti, e mi trattieni

sull’ umido selciato di un deserto molo

dove anch’ io sia preda dei gabbiani

che sorvolano il porto tra alte grida.