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Il silenzio

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R. Guttuso, Mimise che dorme, 1941

Il silenzio genera l’invisibile.

I pensieri prendono forma,

le cose respirano, si animano,

sussurrano il proprio nome,

emergono dall’ombra

e, come stelle fisse,

splendono di luce propria.

Volano nella stanza

le lievi sostanze mai viste,

entrano nel vasto abisso dell’io,

vivono, si nutrono di solitudine

prima che il segno diventi parola,

la parola che scrivo, che sento,

l’unica traccia d’amore.

Marisa Cossu

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ABBRACCIO

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Frida-Kahlo-Amoroso-abbraccio-universo-dettaglio[1]

Frida Kahlo, L’abbraccio amoroso dell’ universo, 1949

L’ abbraccio infinito dell’ Universo

circonda la terra in mani grandi

dove ogni cosa nasce, si trasforma

e si spegne nel rito del ritorno.

Ci sono uomini, alberi e pianeti,

città di pietra, nel vasto mistero

che stringe l’ invisibile al visibile,

cosciente amplesso del dolore eterno,

presenza della vita e della morte;

ma brucia in  un grumo di sangue,

in un piccolo cuore pulsante,

il centro amoroso dell’abbraccio,

nella notte trafitto da un unico grido

dove gli opposti hanno la stessa voce,

sono la stessa semplice cosa,

costretti alla comune essenza

nell’accogliente ventre della terra.

© Marisa Cossu

La parte migliore di me

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P. Picasso, Sogno, 1832

P. Picasso, Sogno, 1832

Ecco la parte migliore di me,

l’invisibile particolare io,

celato ai più e forse anche a me stessa;

ecco il nucleo essenziale

stabile microcosmo delle logiche

interne agli opposti pensieri,

un complesso sentire disposto

in trame di oscurità e di luce

nel vuoto di una solitudine

cercata in mari di memoria

tra flussi di segrete passioni

e nuvole di orizzonti perduti;

il meglio di una vita sospesa

tra la piena coscienza di sè

e l’incertezza dell’essere cosa,

una piccola pietra pensante,

la parte migliore di me, bella

nella falce di luna calante,

un mutevole cuore di terra

avvolto nella rosa dei venti

su cui ancora nascono fiori.

Sento che un giorno

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The-Lost-Gardens-of-Heligan[1]

The lost gardens of Heligan

Sento che un giorno stringerò la terra

nella pausa del sonno in fredde mani

dove il buio perenne già mi afferra

e già discende il gelo del domani.

E tu sarai nei fili d’erba nuova

sul mio corpo di materia verde,

ti chiederai quale velata prova

unisca ancora ciò che poi si perde.

Io ti vedrò dal tempo consumata

con altri occhi d’ invisibil forma

come falce di luna inabissata.

Tu seguirai colei che non ritorna

senza voltarti a scorgere la luce

della fiamma solare che mi adorna.

© Marisa Cossu