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Ora che il tempo

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Ora che il tempo inaridisce e gela

anche il soffio di un alito sul vetro

dalla finestra guardo naufragare

la vita già vissuta come l’onda

che sulla riva opposta si allontana,

mentre, tra i resti delle cose amate,

si adagia il mio pensiero e stanco sfoglia

il libro del mio vano divenire;

marino incanto che spumeggia e lotta

tra i venti e le tempeste,

campo di pane che alla trebbia piega

le spighe al suolo scuro.

Quando l’Estate macinava il grano

ero un uccello libero nel volo,

che di gazzarre poi faceva nido;

sempre quelle domande all’infinito:

dove va il vento, dove quel confine

che con un freddo brivido m’inquieta;

chi taglia i rami alle morte stagioni,

chi dell’Eterno svela il volto buono.

E domandavo alle notturne stelle

se l’attimo fuggente

sarebbe ritornato come allora

a parlarmi d’immenso;

ma passa il tempo. Dove va la vita

mentre di sabbia e pioggia ricoperti,

chiediamo in elemosina una luce

che ci consoli e ci ridoni amore.

Marisa Cossu

 

La porta

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46- Quadro (n.c.)

 

 

Forse verrà di notte al capezzale

la tua sempre fuggevole presenza,

come solevi quando ero bambina

e la luce spegnevi scomparendo

dietro la porta scura della stanza.

E finalmente prenderai la mano

a te protesa nel tremito nascente

dalla mia stanza vuota, dal luogo

del distacco, un mesto addio

che chiuderà la porta.

E non avrò potuto come allora,

dirti che t’ amo e che mi sento sola.

Marisa Cossu

 

CANZONE

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Canzone

A sera sale il vento sopra il mare

e soffia la sua musica di sale

sulle distese rive fino ai monti

dove sbiadisce il viola sul confine

e muore il giorno in un lento declino

che della vita recita la fine

nel tramontare carico di uccelli

neri e silenti come i miei pensieri.

Così volge nel tempo il mio destino

e altrove fugge l’ombra della vita

col sole che nell’acqua l’ha rapita.

 

Potesse il vento muovere le stelle,

aprire il cuore ad una luce nuova,

cantarmi dentro come primavera

e rinnovare in me quei sentimenti

di speranza e di amore sospirati,

alla notte che avanza, ai miei tormenti

chiudere il passo, vivere di luce,

quando la giovinezza reca amore

e non esiste l’ansia del domani;

presto consuma il tempo la bellezza

dei giorni lieti lascia una carezza.

 

Canzone mia, cosa sussurra il vento,

quale confine insieme varcheremo

che non sia solo immagine fittizia

ma fuoco e fiamma di parole nuove

volate dalla pagina già scritta

verso la musa che all’amore muove

come un sospiro fatto di emozioni;

forse merletto che s’increspa a riva

in anse misteriose e gorghi oscuri;

così il tempo ricama nel cammino

di nostra vita un magico destino.

 

Adesso la visione mi consola

d’essere vento e sole e come l’aria,

ritorno a sera a ricontar le stelle:

oltre i confini di una vita grama,

lascio gli affanni e le passioni vuote

in un lontano altrove che mi chiama.

Senza voltarmi indietro seguo il vento,

seguo le stelle e il sogno mi attraversa,

anche il morir del giorno si disperde

e s’apre il cuore ancora alla bellezza,

con essa già rivedo la salvezza.

Marisa Cossu

 

 

 

Il mio presepe

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Il mio presepe

 

Il mio presepe dalla culla vuota

tenero e antico mi sommuove il cuore

quando discioglie i veli del passato,

che passato non è col suo dolore.

E ancora inchioda al tempo

il mio tormento per il bambino

che più amavamo in terra

come splendente dono del Signore

e fu lucente stella messaggera,

un bel fiore sbocciato in una serra

e poi  lampo svanito

di una cometa alata

ormai discesa con l’argentea coda

tra gli angeli dipinti sullo sfondo

del perenne presepe senza luce,

dipinto in casa come arcaico segno.

 

Marisa Cossu

 

Più tardi

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Più tardi oggi sorgerà la luna

nel cielo ancora azzurro;

è il tempo della terra

circonfusa di luce

nel suo giorno più lungo,

inebriata dall’odore del mare,

trionfante nel sole.

Nella sua eterna apparenza

sostiamo increduli ,

prolunghiamo il sogno,

ma qualcuno, non visto,

lentamente svuota

la clessidra del tempo.

© Marisa Cossu

Entrerò nella notte

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Entrerò nella notte  dove giace

la pallida memoria,

delle cose perdute

sospinte in un angolo

di strada da un vortice

stellato, in cui lieve vola

quel che resta del giorno,

foglie e rifiuti bagnati di luna,

 parole senza peso,

 pensieri persi in un autobus vuoto.

Entrerò sola a rubare l’amore,

l’impossibile sogno disvelato

quando brucia la stupita emozione

che si scioglie nel ritorno del giorno,

al più chiaro apparire della luce.

© Marisa Cossu

DISTANZE

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Chagall, Over the town

Chagall, Over the town

Eppure anche il sole e la luna

dovrebbero incontrarsi

nell’universo in cui si unisce

il mare con la terra,

la luce del tramonto all’ orizzonte,

la sera quando pallida giace

tra le oscure braccia della notte,

il mare col respiro delle onde.

Tutto si unisce, tutto si congiunge

nell’ amore infinito, ogni soffio di vento

a un altro soffio, un sogno a  un altro sogno.

Perché tu, unico pianeta, resti solo

nell’ immobile orbita celeste

se io luna non sono

e a te mi unisco prima del tramonto

e mi vesto di bianco per la carezza

dell’ ultimo tuo raggio…

Il vento abbraccia gli alberi

l’alba bacia la luce

ed io ti bacio anche se ti allontani

come sole, superbo nel suo cielo.