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A mia madre

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A mia madre

 

Quelle tue vesti chiare,

quegli occhi pieni d’ombra

e quei gesti gentili

sono tra i resti delle cose amate,

nella memoria che mi ruba il tempo

a poco a poco. Tu resisti, amata,

e accendi un lume fioco nel deserto

dell’animo ingiallito

dai miei troppi ricordi,

film che trascorre muto

nell’accaduto; sono ombre di rose

reclinate nella calura estiva.

Marisa Cossu

La processione

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L’ ADDOLORATA

La processione

 

L’Addolorata va cercando il figlio,

il fazzoletto in mano, il cuor trafitto

da ferrea spada, di lacrime il cipiglio,

l’animo afflitto.

 

Nera la veste nel finir del giorno,

alle spalle il tramonto, mani tese,

gli occhi perduti verso quel ritorno,

le luci accese.

 

Madre dolente spoglia di corona,

il figlio ti hanno appeso ad una croce

e il tuo patire il male già perdona

con fioca voce.

Marisa Cossu

IL RITORNO A CASA

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Immagine del Galeso, Taranto

Il ritorno a casa

 

Per questa strada priva di giardino

 è passato il mio cuore nel ritorno

dal viaggio della vita, un solo giorno

per rammentare d’essere bambino.

 

La fiamma d’oro mossa tra i capelli

 era vela del vento di maestrale

che negli occhi bruciava come sale

quando sferzava il viso ed i ribelli

 

riccioli, stretti in una treccia nera,

dalla tua mano, madre . Poi solevi

rimboccarmi la sciarpa e mi dicevi

di fare presto e non tardare a sera.

 

Sempre ritorno a casa, a quel momento,

che nel tempo vissuto ho superato.

In cerca di giardini ero volato,

lontano dalle strade di cemento.

 

Quante spine ho raccolto insieme ai fiori,

quanta vita ho perduto nel cercare

e come è faticoso ritornare

ora che tu mi chiami mentre muori.

Marisa Cossu

FUTURO

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I disegni dei bambini

 

Tenera spora di una vita breve,

tu, segno dell’ignoto divenire,

il canto di una madre avverti lieve

nel nascondiglio da cui puoi sentire.

 

Tu non sai, figlio mio, che nel cammino

della dura fatica della vita,

nascerai presto e diverrai bambino

nel mondo di una guerra mai finita.

 

Vedrai la terra perdere i suoi fiori,

crescere muri d’odio e indifferenza,

ma tu, piccolo principe, resisti;

 

qualcuno vorrà spegnerti i colori,

con mano toccherai la sofferenza,

tu sei futuro e sol per questo esisti.

Marisa Cossu

Non sei tu

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Frida Kahlo, Il Sogno, 1940

Frida Kahlo, Il Sogno, 1940

Non sei tu che dormi accanto a me:

in un sonno tranquillo giace il bambino

abbandonato nelle mani del tempo

che a me torna abbracciato come ad una madre.

Tu dormi, io ti guardo nella consuetudine

di averti accanto ogni notte e non conoscere

l’addormentato silenzio dei tuoi occhi.

Il tempo ci divide, mio caro,

tu sosti nella sognante dimensione dell’altro da me

e vai per una strada di ombre insensate;

io resto in questa stanza e ti guardo.

Io resto tra pareti reali, lenzuola, libri;

ti vivo per un’eternità di veglia,

invento gesti d’amore da dedicarti.

Entrano da indiscrete fessure filtri di sole

a ricordare la vita, quella fuori di noi,

quella in cui  necessariamente saremo soli.

©Marisa Cossu

 

 

 

 

 

A MIA MADRE

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Marisa Cossu

Antonello da Messina, L' Annunciata 1476 Antonello da Messina, L’ Annunciata 1476

Ti penso come eri, giovane

nel tuo antico splendore:

alta e pensosa,

per la mano rechi

quel figlio che ti ha tanto attesa;

le tue vesti volano senza vento

nel sentiero che percorri sicura.

Hai deposto i giorni del tuo sudario,

il lamento indistinto del passaggio,

di un addio sofferto ed infinito.

Non sono qui solo per il rimpianto

della vita che hai dato come voto;

ti penso con nostalgia del tuo non esserci.

Una gentile voce di preghiera

ha scelto il luogo in cui,

pietosa, aspettandomi,

mi trarrai a te

nel gesto di un amore che ritorna.

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La mia bella figlia

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Andy Warhol, Madre e figlia, Tina e Lisa Bilotti,1981

La mia bella figlia se n’è andata

per terre e per onde sulla nave d’ Oriente

e domani vedrà isole dai nomi mitici

dove mare e cielo disciolgono l’azzurro

sulle case assolate, sui terrapieni di gerani rossi.

Volano i tuoi capelli, neri e intrecciati,

indomabili in ciocche come te ribelli,

gli occhi accesi, le mani così simili alle mie;

la tua altera bellezza reca il segno

di un dolore antico, un’ illusione,

pensata e non vissuta, di un’attesa.

Vorrei dirti parole di una madre

consolatrice nel chiuso del suo amore

e mi fa male non esserne capace,

esserti accanto giusta, ad addolcire

la vita che ti assale in solitudine

e rivelarmi come tu mi vuoi.

© Marisa Cossu

Ho pensato

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F. Renè Rodin, Il Pensatore, scultura bronzea, 1904

Ho pensato di farmi dimenticare,

di fuggire da questa città

dove l’ odio si esprime in riti violenti

e la notte getta un velo  d’ agonia

su un inferno di ciminiere e vicoli.

Ho provato ad essere felice

in questa  città di pietra

in ricordi di giovinezza;

ma quelli che ho amato

erano fuggiti prima di me,

altri nascondevano l’indifferenza

dietro un’ apparente simpatia.

Ora cerco di essere me stessa,

chiudo parole e libri in un cassetto

e mi rifugio in un luogo sicuro

dove nessuno possa traghettarmi

su barche di ingenue illusioni.

Qui nascono accessibili segni di verità

nell’ originaria parola delle cose lasciate:

l’ odore della pioggia, il passo degli uccelli,

il senso e la memoria della vita,

la passione del vivere ascoltando.

Ed  ancora distinguo dal tempo i tempi,

dal segmento la linea che infinita corre,

il cosmo e il microcosmo,

il tutto che accoglie l’ esistente

tra le braccia amorose di una madre.

 

 

 

A MIA MADRE

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Antonello da Messina, L' Annunciata 1476

(Antonello da Messina, L’ Annunciata 1476)

Ti penso come eri, giovane

nel tuo antico splendore:

alta e pensosa, per la mano rechi

quel figlio che ti ha attesa tanto;

le tue vesti volano senza vento

nel sentiero che percorri sicura.

Hai deposto i giorni del tuo sudario,

il lamento indistinto del passaggio,

di un addio sofferto ed infinito.

Non sono qui solo per il rimpianto

della vita che hai dato come voto;

ti penso con nostalgia del tuo non esserci.

Una gentile voce di preghiera

ha scelto il luogo in cui pietosa,

aspettandomi, mi trarrai a te

nel gesto di un amore che ritorna.

© Marisa Cossu