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Il terrazzo

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69- Quadro (n.c.) (il malessere interno)

 

 

Gemmano rampicanti gelsomini

sul terrazzo del sole;

ma come piove! Va nell’aria greve

la canzone del vento

e la pioggia la fila,

con le sottili dita, tra le sàrtie

degli alberi maestri

allineati a riva.

È zigano lamento

la rauca sinfonia del Maestrale,

un sapore di sale

disteso sulla pelle, il sentimento

del bel tempo perduto.

Ieri hai potato i rami e già rivive

il nucleo verdeggiante e delicato

delle tenere spore

e l’acqua le disseta:

scorre la linfa nelle bocche nuove;

ma come piove! Fuori c’è tempesta,

dentro la stanza è il mare,

un luccichio che resta

sulle pareti come ondoso quadro;

intanto scava il ritmo delle gocce

nel mio cuore abbagliato,

e mi allontano, chiudo la finestra,

ti cerco ancora dopo aver sognato.

Se tu ci fossi, amore,

ti chiederei perché tagli quei rami,

perché sorridi quando grida il mare,

quale ossimoro strano

sul terrazzo del sole ti commuove.

Marisa Cossu

 

 

IL RITORNO A CASA

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Immagine del Galeso, Taranto

Il ritorno a casa

 

Per questa strada priva di giardino

 è passato il mio cuore nel ritorno

dal viaggio della vita, un solo giorno

per rammentare d’essere bambino.

 

La fiamma d’oro mossa tra i capelli

 era vela del vento di maestrale

che negli occhi bruciava come sale

quando sferzava il viso ed i ribelli

 

riccioli, stretti in una treccia nera,

dalla tua mano, madre . Poi solevi

rimboccarmi la sciarpa e mi dicevi

di fare presto e non tardare a sera.

 

Sempre ritorno a casa, a quel momento,

che nel tempo vissuto ho superato.

In cerca di giardini ero volato,

lontano dalle strade di cemento.

 

Quante spine ho raccolto insieme ai fiori,

quanta vita ho perduto nel cercare

e come è faticoso ritornare

ora che tu mi chiami mentre muori.

Marisa Cossu

La casa rosa

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imagesF0BBC44N( Joan Mirò, Costellazioni)

 

Vedi la casa rosa sugli scogli

presso la riva scura battuta dalle onde,

è simile a una nave con i segnali

accesi di una rossa fiamma,

dalle finestre aperte

nel notturno trascorrere dell’ aria

umida e calda della sera estiva.

Accendi un fuoco tra le rocce nere

penetrate dal mare dove lascia un ricamo,

un merletto di sale,

negli anfratti sabbiosi e si ritrae

per bagnare altre sponde…

Trema ancora quel fuoco nel ricordo,

le stagioni si sciolgono nel tempo:

tu sosti tra le alghe

ammassate dal soffio del maestrale

nelle concave anse;

io sono qui com’ ero

e tu mi cingi tenero la vita;

con lo sguardo seguiamo affascinati

il leggero vascello

partito senza noi verso la luna.