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PAROLA

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apollinaire004[1]

G. Apollinaire, La colomba

Si è levata la parola

dal mio centro pensoso

come acqua zampillante

al canto dell’ allodola;

ha tolto la tristezza,

ha lenito il dolore,

è salita dal buio dell’ anima

in un volo d’ uccello leggero

fremente e vago.

Dove andrà, dove poserà

le ali di malinconia,

dove guiderà il mio cuore

dubbioso e tremulo

avvolto in fasce di ricordi…

La parola è nata come luce

nel buio del silenzio,

dai pensieri della notte

dal pensiero del giorno

dal pensiero del tempo

che scorre per i secoli

e scava nel sentire

dell’ immenso universo.

E sarà pioggia, neve, vita, morte,

fiore, primo bacio d’ amore,

nostalgia dell’ ignoto

che abbraccia gli elementi

e sfugge ad uno spazio esiguo.

Dove riposerà la parola,

la libera emozione,

la tenera colomba dell’ aurora,

bianco astro di novilunio,

se non nel segno di un arcobaleno

dipinto nell’ azzurro

dalla furia del temporale.

Lasciatela così nella bellezza,

nella breve fuggevole illusione

dell’ armonico arco di colore.

©Marisa Cossu

Prime sensazioni settembrine

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KahloAbbraccioAmorevole[1]( Frida Kahlo, L’ abbraccio amorevole dell’ universo 1949)

Già la notte discende

tra le violacee sete del tramonto;

ora il giorno è più breve

svanisce nella sera

e già si annuncia vivida la luna.

Più veloce trascolorando il tempo

tinge di luce dolcemente spenta

mentre il  sole oramai ripiega i raggi

sulle terrazze bianche,

poi si perde lontano

dove il  blu  separa netto

la linea curva tra la terra e il cielo.

Già Settembre ha versato,

con la precoce oscurità del giorno.

ombre della malinconia;

è bastato il presagio

a ridestare intatta la memoria;

viene presto la notte

con la magia del sonno e del silenzio

a chiudere il rumore,

e bussa alla chiusa porta dei poeti,

per mitigare l’ ansia degli affanni

della  vita nell’ oblio.

Ad occhi chiusi, dischiudo la mia porta

e cerco la mia sera

per raccogliere i sogni  già fuggiti

in sentieri di sale;

bruciati, li conduco dentro il cuore,

nel profondo di un pozzo inesplorato

dove la luna è specchio del mio viso.

Abito questa notte settembrina

come parte del tutto che mi chiama

con la voce del fiume e della terra

lasciati nel distacco.

Con te, Settembre,

metafora del tempo che ricorre,

voglio restare muta,

nell’ acqua di quel fiume che mi prende

e cambia lo scenario della vita.

Regalami una sera, come allora,

con l’ uva della pergola ricolma

e la luna…la luna,

il suo volto adombrato,

grande, rotondo e chiaro

…la luna sul mio corpo,

l’ odore della terra umida e molle.

Ridammi ciò che persi

della mia giovinezza

per gli aridi sentieri già trascorsi.