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Ora che il tempo

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The lost garden- Heligan

 

Ora che il tempo inaridisce e gela

anche il soffio di un alito sul vetro

dalla finestra guardo il mare e penso

alla vita trascorsa con il vento

e sulla riva opposta si allontana.

Quando l’estate macinava il grano

ero un libero volo che di sera

tra rovi si beava spensierato,

leggero come nuvola di velo,

felice di sorridere alle stelle,

di contarne le scie che luminose

inebriavano il cuore di poesia.

Sempre quelle domande all’infinito:

 sapere il vero senso del finire

dell’istintivo amore per la vita;

se l’attimo fuggente, che annullava

con dolci sogni il nulla della notte,

sarebbe ritornato come allora;

ma passa il tempo. Dove va la vita

mentre di sabbia e pioggia ricoperti,

chiediamo in elemosina una luce,

che ci consoli e ci ridoni amore.

Marisa Cossu

Isole

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Aligi Sassu, Cavalli

Isole

 

Isole noi eravamo,

per caso emerse

a riveder le stelle

e ci ricongiungeva la risacca

come l’alta marea

che ci stringeva lieve.

Eravamo due fiamme

in un duplice amore,

complicato e potente,

nato da una scintilla

che incendiò tutto il cielo;

il vento ci spegneva

e la pioggia lavava

quel che d’amor restava;

ma più profondo il mare

segnava la distanza

e giocava col cuore.

Senza posa la lotta

per amarci ogni giorno,

senza posa il bisogno

di cercarci per sempre;

forse così è l’amore

che ci scalda.

Marisa Cossu

Ascolta il mare

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Ogni conchiglia ha la sua storia … una voce che canta l’immenso, l’infinito.

 

Ascolta il mare:

nella vuota conchiglia

abbandonata sulla sabbia

all’infinito ripete il suo verso

di assoluta eternità,

tu ne sei parte.

Come il tempo ti annulli

nell’evanescente soffio

di insostenibile musica

e non esisti,

non appartieni a nessuno,

rimani muto

nel fluido frangersi dell’onda

nel ritorno della vita;

non sei né tempo, né nulla

e solo il suono del vento

ti attraversa;

colma d’impalpabile senso

la leggerezza dell’oggi,

la fossile memoria,

dell’ accaduto.

Marisa Cossu

Estate

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Un cristallo di sale,

un diamante corruttibile

lasciato dal mare tra alghe

fluttuanti in un’ansa segreta.

Ora discioglie il tempo

i bei contorni di luce,

le belle forme stellate,

e riconduce alla mobile onda

il grumo di spore salate.

Così ritorna, consumata

dal lontano passato,

all’improvviso presente,

la mia immagine di sole,

il mio pretesto d’esistenza;

ritorna lentamente

alla sua nascita dimenticata,

all’arcano punto di arrivo

di ogni cosa che vive.

Marisa Cossu

VITA

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Ivan Ajvazovscky, fine ‘800. Nave sul mare in tempesta

 

Per questo mare mosso da tempesta

passa la nave mia sfidando i venti

tra i flutti del viaggio che s’appresta.

Lungo la rotta degli incantamenti

 

alla deriva vado come legno

abbandonato in facili illusioni

che della  meta più non trova segno

ma cicatrici e rughe di passioni.

 

Come fuscello mi sommerge l’onda,

che brucia e sferza sale nei miei occhi

quando perduta credo l’altra sponda,

 

e da lontano sento già i rintocchi

di una campana dalla voce tonda

che mi consoli e come manna fiocchi.

Marisa Cossu

Com’è dolce

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Claaude Monet, Soleil levant, 1872

Com’è dolce lasciarsi trascinare

sull’onda dell’ignoto divenire,

come legno leggero in mezzo al mare

che poi si culla prima di svanire.

 

Del futuro bruciare solo l’attimo

fuggente nel trascorrere del giorno

e lasciare la pena in fondo all’animo,

nel sottosuolo di mistero adorno

 

che smemora la vita già accaduta,

le toglie il peso greve del timore,

ne allontana il possibile ritorno.

 

In altra solitudine vissuta

infine tace ogni parola intorno

e nel silenzio cade già il dolore.

©Marisa Cossu

 

Canta il mare

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Dolci onde in arrivo

Canta il mare la bianca conchiglia.

Un pianto di chitarra lontana

cammina, un’onda per ogni nota

soffiata dal vento, nella corsa

di creste evanescenti sulla sabbia,

in spirali di schiuma leggera.

Come sono chiari i tuoi occhi

sul mio corpo illuminato

dalla tua azzurra emozione,

disperso in te nel caldo  gorgo

che tutto sul fondo  trascina.

E come è facile abbandonarsi

al trasparente e necessario flusso

della impetuosa deriva d’amore,

risvegliata da un canto di nostalgia.

© Marisa Cossu

E sarà la notte

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Quando il mare avrà cantato

tutte le canzoni e le conchiglie

non avranno più voce;

quando gli uccelli avranno smesso

di attraversare l’orizzonte

nella dorata vastità del tramonto;

quando sulla terra gli alberi

avranno perso le foglie

al soffio del vento

ed io sarò l’ultima, tremante,

pronta a volare nel mormorio

di quelle appena ammucchiate

in un vortice d’aria dimenticato;

…E sarà la notte.

Allora l’infinito aprirà le braccia,

mi stringerà a sé, cosa tra cose,

lamento e gioia di un attimo di verità.

E tu dove sarai, in quale gioia

o dolore dovrò cercare la tua forma

perché la tua bellezza ancora riempia

il vuoto scavato dalla notte.

© Marisa Cossu

Tutti quelli che amo

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Mark Chagall, Studio per Pioggia, 1911

Sulla strada del mare gli uccelli

con me vanno tra nuvole basse:

sono alati o, pensieri ribelli,

voli di pioggia o umide masse

lievi, cadenti in velate cortine,

in freschi lavacri purificanti

dove più netto è il confine

tra il sole e le ombre passanti.

Tutti quelli che amo, come viandanti

si bagnano alla stessa pioggia;

ciascuno è una goccia salmastra

che scava con il suo liquido seme

in un ricordo d’amore, e nessuno

è così lontano da non essere insieme.

© Marisa Cossu

Infuocata aria

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Foto pers.

Infuocata aria

riverbera l’asfalto traslucido

di un’onda vaporosa e increspata,

mentre corro sull’autostrada

per vedere il mare;

guardarlo da lontano,

disteso oltre la verde macchia mediterranea,

dove un disegno d’ombra

si muove con il vento

e alte canne oscillano in dune di sabbia

mentre, in nascondigli abbandonati,

si ripete il rito dell’estate.

Nel fresco rifugio tra rami di lentisco

una conchiglia, come me svuotata

e poi sepolta tra radici secche,

mostra la fossile presenza

nella dimensione del tempo.

© Marisa Cossu