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La goccia

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Claude Monet, Marine,”Pourville”,,1881

 

 

 

  Si sente una goccia di pioggia

  che scava

  e scivola lenta, si poggia

  sull’anima triste, la lava

  e fresca si scioglie

 

  in un rivolo azzurro di mare;

  richiama

  le vuote conchiglie a cantare

  insieme a ogni vita che ama,

  mistero riunito

 

  nei vuoti riempiti dal vento

  di nulla,

  di sabbia che un solo momento

  resiste alla forza che annulla

  nel tempo l’amore.

Marisa cossu

 

 

E non trovo

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E non trovo certezze

nelle tracce dell’essere esistito,

né l’esistente dall’umano volto

giustifica il mistero

degli albori del tempo e della fine;

soltanto un grande vuoto da colmare

con parole leggere,

senza peso sulle mie spalle d’ossa

e sull’ombra piantata nella terra

dove, impotente, il sogno

tenta il volo per la volta infinita;

poi ripiega nel nulla,

vi ricade senza sapere mai

dove splenda bellezza

che illumini di vero la ragione.

Marisa Cossu

Il filo d’erba

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Dalla fessura aperta tra le zolle

esile filo d’erba, cercando il sole

tra le pietre appari del durevole

tempo di neve e gelo

e nasci unico e solo dalla terra.

Si tinge il campo della forza verde

che fuori ti sospinge

perché tu spieghi il senso della vita

e della tua prigione,

del ritorno del tempo nel suo flusso

di morte e vita senza una ragione.

 

L’apparente mistero ora m’inquieta

quando nell’erba leggo l’io profondo

della città deserta del dolore

filo verde d’attesa

nuova speme da compiere vivendo

nella vasta ferita dove il tempo

pesa la sua misura di fatica

appare eterno e come stella muore.

Marisa Cossu

Com’è dolce

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Claaude Monet, Soleil levant, 1872

Com’è dolce lasciarsi trascinare

sull’onda dell’ignoto divenire,

come legno leggero in mezzo al mare

che poi si culla prima di svanire.

 

Del futuro bruciare solo l’attimo

fuggente nel trascorrere del giorno

e lasciare la pena in fondo all’animo,

nel sottosuolo di mistero adorno

 

che smemora la vita già accaduta,

le toglie il peso greve del timore,

ne allontana il possibile ritorno.

 

In altra solitudine vissuta

infine tace ogni parola intorno

e nel silenzio cade già il dolore.

©Marisa Cossu

 

Poesia

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Nell’infinito vagano le stelle…

 

 

Nell’infinito vagano le stelle

lievi segni descritti dalla notte,

strie di vascelli erranti

che vivono d’amore nell’incanto

della volta celeste e delle onde

dove la solitudine è più nuda.

Trascendentale, timida compagna

in quest’ora tu posi sulla fronte

le parole segrete, i suoni rari

che non trovo tra gli altri e mi consoli

mentre mi resti accanto e di te nutri

l’animo mio  e il canto con te rechi

oltre la notte, oltre il nuovo giorno.

Solo con te io  varcherò il confine

dove sono gli opposti delle cose

e li vedrò con lucida chiarezza

per l’unico mistero che li spiega.

©Marisa Cossu

 

 

Antica voce

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Baia, città sommersa

Quale antica voce mi attraversa

per gole di terre sommerse,

per barriere di coralli,

fino a sabbiose radure

dove alte canne apprestano

danzanti riti di brezza.

Profondo mistero è il viaggio

che da qui muove verso l’interno

spinto da  bianche onde di sale,

dove nascosta nasce la vita,

 la memoria resta  in guizzi di luce.

E giace la storia sommersa

di abbandonate città

nell’immane coscienza marina,

visibile emersione del tempo,

voce salmastra del vento

che canta dall’acquatica profondità,

l’eterna vicenda dell’uomo.

 Marisa Cossu

A che cosa serve la poesia

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G. De Chirico, Monumento al poeta, Piazze d' Italia

G. De Chirico, Monumento al poeta, Piazze d’ Italia

A che cosa serve la poesia

se non incontra l’uomo

se non cammina ogni giorno tra la folla,

se non parla il linguaggio della gente,

se non usa parole comprensibili

e si rifugia in un luogo distante

dall’ immanente senso della terra.

A che cosa serve la poesia

se non ascolta, non consola, non libera,

se non tace di fronte ad un mistero

che non si può riempire di parole

di giochi logopedici e retorica,

se non si ferma a cogliere il seme delle cose

nel silenzio interiore e in solitudine,

e non avverte l’ essenziale voce

della reale condizione umana.

A che cosa serve la poesia

se i poeti vivono nascosti

nelle torri delle città di carta

e non bussano al cuore della gente.

UN GIORNO

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images[1] (4) Andrew Wyeth, Christinia’s World   1948

Un giorno me ne andrò

per un velato mistero

dove nessuno senta la mia nostalgia,

ogni parola  aspra sia già detta,

ogni lago di lacrime svuotato,

ogni vuoto colmato da presenze

di vero unico amore.

Porterò nella ripida salita

tutto ciò che ho incontrato

sui gradini di paesi e città,

nelle  mani monete,

così che l’oro della terra

si congiunga al sale

delle profondità marine.

Sarà lontana l’ eco del tuo nome

sopita in cunicoli di neve

e strade d’ erba, fino all’ alta cima.

Con me vengono i colori mutevoli

di tutte stagioni,

il suono delle parole,

la forma delle cose,

il canto di un poeta,

un foglio d’ aria e una piuma

per scrivere un diario, chissà dove,

forse in un cono d’ ombra

che m’ inquieta

per il suo vasto spazio

segreto e impenetrabile

in cui deporre il peso della vita.

Marisa Cossu

Antico ulivo

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                      923231_10203147299676027_1309133720215164389_n[1]( imm.webb)

Ecco il mio antico ulivo  spaccato e maestoso

 nell’ intreccio dei tronchi coronati

da rami penduli e fogliosi,

contorta immagine

di dignità vetusta,

solido  ancora

e vivo

Qui ripòsi

i miei dubbi,

 i pensieri più vaghi

della nascente primavera.

 Mi confrontavo con l’ antica pianta

forte, perenne e credevo essere come lei.

Qui ho incontrato l’ inizio e la mia fine:

erano scritti dal vento e dalla pioggia

sulle legnose pieghe delle scorze

che si aggrappano al tempo

per non marcire sulla terra

tra i rotondi messaggi

della pianta, i frutti

perle nere sepolte

tra le zolle.

Sono ancora immerso nel mistero

inspiegato che scuote la coscienza.

Sono

nell’ ombra che precede e segue il giorno,

nelle parole custodite dall’ anima in silenzio,

nella montagna che insegue la sua ombra,

nella crisalide che muta ad ogni istante

e non si avvede come al divenire

segua già la quiete.