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Alla fine

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Alla fine cerco di arrivare

senza maledire questo tempo privo di luce,

la manciata d’ombra gettata nel nulla per confondermi

e vivo nell’attesa della notte che viene furtiva

dalle remote profondità con un carico

di pesanti condizioni, con i se e con i forse

delle ore che restano ibridate dalla vita

con i segni indelebili dell’accaduto,

con la festa che copre l’acre odore della morte.

Neanche maledico il dolore, mio e degli altri uomini,

so che nasce dall’inferno cruciale dell’essere presenti,

fragili creature connaturate all’apparire,

legate con catene ad immagini

che indossiamo correndo verso un fine che ci misura

nella sua metrica infallibile e ci regala lampi di stupore.

Il cerchio magico

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Lucio Fontana, “Venezie”, 1961

Siede il tempo e riposa

sull’indurita pietra dove eterna

trascorre l’ombra che silente pesa,

seguendoti non vista, passo passo,

il fuggevole tempo di ogni cosa.

Sazia di vita e stanca

ritorna l’ombra grigia nell’attesa,

il fine appresta di colui che corre

senza fermarsi, ignaro

del segno circoscritto al suo cammino,

magico cerchio, limite ignorato

nella corsa dei giorni all’infinito.

Il tempo annoda i fili del destino

nel curvilineo spazio del tuo vuoto

ed è misura, calcolo inventato.

Finge d’essere vita anche l’inganno

pulsante con il dubbio

nell’antica caverna del pensiero:

tu non saprai se l’esistente è vero

o immagine creata dalla mente.

Marisa Cossu

MISURA

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moebius[1] Misura

Consuma anche il dolore ogni attimo contato dalla vita,

il tempo spezzato in nodi diseguali, simboli evanescenti

di algoritmi abbandonati da un arcano mistero.

Solo il caso interviene a definire i numeri della smisurata realtà,

a nutrire le speranze di sopravvivenza nella fissità universale:

La scienza comprende il senso delle cose e immagina il futuro;

ma tutto è fermo all’orologio, ai  meccanismi silenziosi delle lancette

dove spesso riposa l’ombra di storie e di ritorni;

anche un pezzo di cielo cade alle mie spalle senza far rumore,

sul ferro e sul fuoco di questa apparente contraddizione,

tra il principio e la fine della mia voglia di vivere:

Sosto sulla soglia dell’ attimo a raccogliere l’ultima misura,

ora che nomino i giorni e li peso come da molto lontano.

e la mia parola resta suono indecifrabile e vuoto.

© Marisa Cossu