Archivi tag: notte

E viene il sonno

Standard

Guttuso (2)

(Guttuso)

 

 

 

Infine consuma i pensieri

la notte

ed essi diventano schiuma

di sogni perduti, di rotte

smarrite, di piuma

 

soffiata lontano dal vento

che sale,

spartito di un tenue lamento

ruggente nel tempo ancestrale

che il sonno riesuma.

 

In stanze segrete del cuore,

notturno rifugio dal male,

l’immemore conta dell’ore

s’inoltra  sul filo fatale

e simile a morte dormiente

la notte in un algido telo

mi stringe nel tempo di un niente,

di un velo.

Marisa Cossu

Annunci

Veglio stasera

Standard

67154968_default[1]

Helena Nelson-Red, pittrice contemporanea americana

Veglio stasera.

Veglio i tuoi occhi addormentati,

i tuoi capelli di seta chiara,

la piega serena delle labbra

e il respiro che levi

dolce e impercettibile

profumato dall’ultimo bacio.

Silenziosa la notte siede

tra il nostro sogno e l’infinito,

regina incoronata di stelle,

sull’ampio trono che ci contiene.

Com’è vaga l’immensa profondità

che ci avvolge quando intorno sale

il lieve brontolio del temporale

che altrove s’annuvola,

e il vento geme in un suono di pianto

tra i rami di un bosco dimenticato.

Scorre il fiume delle emozioni

sui  sassi levigati dal tempo

con tenera forza di memoria

per versarsi in un canto

di fresche acque biancheggianti,

dove s’insinua in un’ansa smarrita

e danzano esili canne curvate dal vento.

L’Estate entra dalla finestra

in un ricordo di luna chiara

… e com’è chiaro lo sguardo

che immagino sul mio corpo

in quest’ora di veglia!

Invento gesti di tenerezza

per il domani;  e saremo soli:

quando il trono scompare,

la regina prepara un’altra notte,

siede tra altri amanti,

trama altri sogni, nuove veglie.

Per noi soltanto il giorno sarà vero.

Marisa Cossu

Poesia

Standard

images[10]

Nell’infinito vagano le stelle…

 

 

Nell’infinito vagano le stelle

lievi segni descritti dalla notte,

strie di vascelli erranti

che vivono d’amore nell’incanto

della volta celeste e delle onde

dove la solitudine è più nuda.

Trascendentale, timida compagna

in quest’ora tu posi sulla fronte

le parole segrete, i suoni rari

che non trovo tra gli altri e mi consoli

mentre mi resti accanto e di te nutri

l’animo mio  e il canto con te rechi

oltre la notte, oltre il nuovo giorno.

Solo con te io  varcherò il confine

dove sono gli opposti delle cose

e li vedrò con lucida chiarezza

per l’unico mistero che li spiega.

©Marisa Cossu

 

 

Io dimoro

Standard

Alexandre-Cabanel-xx-The-Evening-Angel-xx-Musee-Fabre[1][1]

Alexandre Cabanel, The Evening Angel 1848

La casa attende la notte:

io dimoro in me stessa

come in un nido di rovi;

le spine non mi feriscono

perché il mio corpo è l’ombra

che avvolge impalpabile la sera

e fruga tra i pensieri perduti

per cercarne uno solo

che abbia senso di vita,

uno, in cui tutto sia incluso

e resista alla nebbia del tempo.

©Marisa Cossu

 

Il mondo cade

Standard

fine-del-mondo_principale[1]

J. Martin, Apocalisse, 1851-53

Il mondo cade,

cade la notte,

cadono gli oggetti addormentati,

e la terra è vuota, nuda,

ferita dai pensieri costruiti,

antenne e grattacieli inclinati

ammassati nell’abbandono;

gli uccelli hanno piume di ferro

e ancora cadono

frammenti di immagini pensate;

il cielo è fermo in spirali d’ombra,

non ha più forma,

solo apparenza di cose già viste,

dorme sulle pietre rugose

incastonate nel ferro

e le pietre sono parole,

sono memoria indurita.

Perché tutto si svuota

in sottosuoli rovinosi

e altre macerie

innalzano trionfi morituri…

e non c’è neanche un fiore.

©Marisa Cossu

E sarà la notte

Standard

maldive-spiaggia-notte[1]

Quando il mare avrà cantato

tutte le canzoni e le conchiglie

non avranno più voce;

quando gli uccelli avranno smesso

di attraversare l’orizzonte

nella dorata vastità del tramonto;

quando sulla terra gli alberi

avranno perso le foglie

al soffio del vento

ed io sarò l’ultima, tremante,

pronta a volare nel mormorio

di quelle appena ammucchiate

in un vortice d’aria dimenticato;

…E sarà la notte.

Allora l’infinito aprirà le braccia,

mi stringerà a sé, cosa tra cose,

lamento e gioia di un attimo di verità.

E tu dove sarai, in quale gioia

o dolore dovrò cercare la tua forma

perché la tua bellezza ancora riempia

il vuoto scavato dalla notte.

© Marisa Cossu

Entrerò nella notte

Standard

images[3]

Entrerò nella notte  dove giace

la pallida memoria,

delle cose perdute

sospinte in un angolo

di strada da un vortice

stellato, in cui lieve vola

quel che resta del giorno,

foglie e rifiuti bagnati di luna,

 parole senza peso,

 pensieri persi in un autobus vuoto.

Entrerò sola a rubare l’amore,

l’impossibile sogno disvelato

quando brucia la stupita emozione

che si scioglie nel ritorno del giorno,

al più chiaro apparire della luce.

© Marisa Cossu

Posso calpestare il silenzio

Standard

10346289_297849177058530_4393768673361231868_n[1]

Posso calpestare il silenzio questa notte

tra le pareti di una vuota attesa

e un cielo curvo dal volto lunare

affacciato a una finestra aperta;

plenilunio di Marzo, in me si sveglia

desiderio di semi, del tenue vento

di una nuova, sperata primavera;

ma le stelle brillano altrove questa notte

sono con te nel limbo inconoscibile

dove hai portato gli occhi tuoi lucenti

troppo lontano in un’arca di vetro

in fondo al mare della mia memoria.

Posso sdraiarmi questa notte su tappeti

di nostalgia, addormentarmi nella trama

di un sogno e richiamarti indietro

mentre t’inoltri verso la tua luce

dimentico di me, tu Marzo risvegliato

da un altro amore in una nuova vita.

© Marisa Cossu

Finiscono le parole

Standard

gaetano_previati_aranci[1]

Gaetano Previati, Il sogno 1912

Finiscono le parole.

Le consuma la notte

nell’ aranceto dalle piante

incoronate di oscurità,

la notte di polvere nera

posata sui fossi della terra,

la notte del silenzio,

delle parole deposte nude

in un cesto di vimini

in un angolo dimenticato,

quando più nulla origina

dall’ interna passione,

non sale il canto essenziale

dalle zagare profumate.

Finiscono le parole

come spente fiammelle,

non significano nulla,

non pesano, non parlano,

vuote attendono che fiorisca

il giardino dello spirito,

che s’ illumini dei gialli

miracoli invocati.

Ora una dolce  tristezza

affonda radici nel ventre

oscuro e molle della terra;

sopra di me piante distorte

ed incompiuti tronchi

hanno voce di tempo

troppo antico per la memoria.

Anch’ io ho i miei frutti,

ma stanno per essere raccolti

da qualcuno che non conosco,

entrano in un’ altra storia,

mentre la mia anima fluttua,

si dissolve nella nera notte.