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Accade a volte

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Le lacrime di Feryja, Gustav Klimt

 

Accade a volte che la mente vaghi

per notturne traiettorie in pensieri di eternità:

la vita dissolta nella morte, lo scorrere del tempo,

il solco degli uccelli nel cielo senza fine

lontano e inconoscibile che continua a girare

indifferente non so dove, né come,né perché;

forse gli opposti vivono in un unico abbraccio

e si separano solo nella paura del silenzio,

si avvolgono nell’acme dello stesso grido,

la stessa voce di qualcosa che nasce,

apre la terra, gioisce del respiro dell’erba,

la stessa voce di qualcosa che cade

nel segreto di un’ombra di memoria.

Marisa Cossu

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Poesia

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Nell’infinito vagano le stelle…

 

 

Nell’infinito vagano le stelle

lievi segni descritti dalla notte,

strie di vascelli erranti

che vivono d’amore nell’incanto

della volta celeste e delle onde

dove la solitudine è più nuda.

Trascendentale, timida compagna

in quest’ora tu posi sulla fronte

le parole segrete, i suoni rari

che non trovo tra gli altri e mi consoli

mentre mi resti accanto e di te nutri

l’animo mio  e il canto con te rechi

oltre la notte, oltre il nuovo giorno.

Solo con te io  varcherò il confine

dove sono gli opposti delle cose

e li vedrò con lucida chiarezza

per l’unico mistero che li spiega.

©Marisa Cossu

 

 

L’incantesimo del vuoto

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Incantesimo del vuoto,

leggerezza sublime del non esserci,

restare in opposti confini

dove l’amore si annulla nel silenzio

e i pensieri cadono irrealizzati

in isolate stanze di sole.

Quale grave forza del vuoto

nel suo vortice necessario

depone la paura del vivere,

quale menzogna pervade

le radici dell’ansiosa realtà.

Quale vita è questa

che ruba il tempo,

quale incantesimo è questo

che solleva il dolore

e lo lenisce nell’imbuto del vuoto.

©Marisa Cossu

Nessuno

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Nessuno ha mutato in marmo

la mia evanescente presenza,

né ho incontrato un’immagine

del mio essere uguale a se stessa.

Non posso riconoscermi

se non nell’altro da me,

in linguaggi lontani, in segni,

dove sbiadiscono i contorni

della differenza e gli opposti

sono unica cosa nella realtà

non visibile del mio pensiero.

ABBRACCIO

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Frida-Kahlo-Amoroso-abbraccio-universo-dettaglio[1]

Frida Kahlo, L’abbraccio amoroso dell’ universo, 1949

L’ abbraccio infinito dell’ Universo

circonda la terra in mani grandi

dove ogni cosa nasce, si trasforma

e si spegne nel rito del ritorno.

Ci sono uomini, alberi e pianeti,

città di pietra, nel vasto mistero

che stringe l’ invisibile al visibile,

cosciente amplesso del dolore eterno,

presenza della vita e della morte;

ma brucia in  un grumo di sangue,

in un piccolo cuore pulsante,

il centro amoroso dell’abbraccio,

nella notte trafitto da un unico grido

dove gli opposti hanno la stessa voce,

sono la stessa semplice cosa,

costretti alla comune essenza

nell’accogliente ventre della terra.

© Marisa Cossu

Accade a volte…

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              10484120_806322499386732_5271387704640190914_n[1]( Imm. da Internet)

Accade a volte,

che la mente vaghi

per notturne traiettorie

in pensieri di eternità :

la vita dissolta nella morte,

lo scorrere del tempo

solcato dagli uccelli di un cielo

senza fine, lontano e inconoscibile

che continua a girare indifferente

non so dove, né come, né perché;

forse gli opposti vivono

in un unico abbraccio

e si separano solo nella paura del silenzio;

forse insieme si avvolgono nell’ acme

di un grido trionfale…

la stessa voce alta di qualcosa che nasce,

apre la terra, gioisce del respiro dell’ erba;

la stessa voce alta di qualcosa che scende,

si tuffa nell’ indicibile notte del dolore

e resta nel segreto di un’ ombra di memoria.