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Buchenwald

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Auschwitz-2[1] BUCHENWALD
Tremano le parole sul mio foglio:
non han forza, balbettano l’orrore
che così vasto mi sommuove il cuore
per la memoria che narrare voglio.

C’era un binario nero a Buchenwald,
un cancello di ferro arrugginito,
dentro un male tremendo mai esistito,
c’erano fumo e morte a Buchenwald.

E c’era anche una bambola, già bionda,
un pianoforte muto, senza tasti,
vecchie cose, giocattoli rimasti
in un cortile sotto ad una gronda.

Camminavano numeri stampati
i nomi scritti col fuoco , a Buchenwald,
e stelle gialle in petto a Buchenwald,
uomini morti prima d’esser nati;

vesti rigate e fiori sui recinti
dove ogni desiderio impallidiva,
né rimaneva alcuna cosa viva
mentre sul campo di sconfitti e vinti

la storia già scriveva il suo verdetto
in memoria di un tempo maledetto.
Marisa Cossu

La comunicazione dell’orrore

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La comunicazione globale dell’orrore arriva sui media prima della ragione, prima dell’odore della morte, prima dello stupore e del terrore.

Raggiunge il cellulare e i tablet di bambini e ragazzi come un video-game, entra nelle case, nelle piazze, nei bar, negli ospedali; ovunque l’orrore è un linguaggio che comunica paura, ansia, frustrazione e rabbia.

L’orrore non aspetta risposte, non chiede, non sceglie un interlocutore: è un messaggio di massa, come la morte e  la violenza che infligge; annichilisce l’individuo, la sua sicurezza; annebbia il pensiero; scatena emozioni forti di estraneità, di dubbio e di odio non solo verso chi comunica ma anche verso la società che riceve quel messaggio senza poter offrire soluzioni immediate.

Sembra che quel messaggio sia venuto dal nulla…ha padri troppo lontani e complici troppo vicini; e poi candele, fiori, inni, lacrime per l’elaborazione del lutto che difficilmente potrà essere superato senza un lavacro di verità e di passione.

Anche la comunicazione globale del lutto serve alla condivisione virtuale nei rituali con i quali l’individuo e i gruppi esorcizzano il male e credono così di averlo eliminato per sempre.

©Marisa Cossu

 

 

LA GUERRA

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                                                                     The Scream by Edvard Munch( L’urlo di Munch)

Lasciate in pace

i morti della guerra

ammassati nell’ ombra dei cortili

nei cimiteri di pietra

sotto legni senza nome

solo numeri

dell’ orribile conta.

Lasciateli sotto la terra

dove le madri hanno deposto un fiore

tra macerie bruciate

nel fumo d’ odio

sotto alberi spezzati

e l’ urlo delle donne.

 Lasciate in pace i vivi

avviliti fantasmi di memorie

di fame e di dolore

senza casa né storia

dispersi per il mondo su barconi

su treni, su camion per fuggire

lontano a piedi nudi.

Lasciate in pace

questa povera terra

violentata e corrotta

da nuovi e antichi barbari.

…e  riposi anche il pianto

nel sorprendente

silenzio delle armi.