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CANZONE

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Canzone

A sera sale il vento sopra il mare

e soffia la sua musica di sale

sulle distese rive fino ai monti

dove sbiadisce il viola sul confine

e muore il giorno in un lento declino

che della vita recita la fine

nel tramontare carico di uccelli

neri e silenti come i miei pensieri.

Così volge nel tempo il mio destino

e altrove fugge l’ombra della vita

col sole che nell’acqua l’ha rapita.

 

Potesse il vento muovere le stelle,

aprire il cuore ad una luce nuova,

cantarmi dentro come primavera

e rinnovare in me quei sentimenti

di speranza e di amore sospirati,

alla notte che avanza, ai miei tormenti

chiudere il passo, vivere di luce,

quando la giovinezza reca amore

e non esiste l’ansia del domani;

presto consuma il tempo la bellezza

dei giorni lieti lascia una carezza.

 

Canzone mia, cosa sussurra il vento,

quale confine insieme varcheremo

che non sia solo immagine fittizia

ma fuoco e fiamma di parole nuove

volate dalla pagina già scritta

verso la musa che all’amore muove

come un sospiro fatto di emozioni;

forse merletto che s’increspa a riva

in anse misteriose e gorghi oscuri;

così il tempo ricama nel cammino

di nostra vita un magico destino.

 

Adesso la visione mi consola

d’essere vento e sole e come l’aria,

ritorno a sera a ricontar le stelle:

oltre i confini di una vita grama,

lascio gli affanni e le passioni vuote

in un lontano altrove che mi chiama.

Senza voltarmi indietro seguo il vento,

seguo le stelle e il sogno mi attraversa,

anche il morir del giorno si disperde

e s’apre il cuore ancora alla bellezza,

con essa già rivedo la salvezza.

Marisa Cossu

 

 

 

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La pioggia

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Leonid Afremov, il pittore della pioggia. Impressionista contemporaneo.

Leonid Afremov, il pittore della pioggia. Impressionista contemporaneo.

La pioggia scivola sulle cose

dissemina in rigagnoli le foglie;

passano anime e ombre

in una coltre bianca,

sul davanzale cade una goccia

una piccola pietra liquida,

cade e io scrivo…

l’acqua è inchiostro delle parole

la pagina bacia i fili di cielo

venuti a ispirare la fantasia.

La goccia scava, io scrivo;

scava nell’intimo indurito,

da ore buca il resistente spessore

della mia cecità ,

ora  vedo ciò che risorge,

un verde bagliore di bellezza,

la terra ammorbidita ed aulente

e uccelli alla finestra

tra gelsomini rampicanti.

Io scrivo, la goccia cade e scava

e tu sei nel lieve movimento del vento

che rigonfia la pioggia,

nell’onda trasparente  del tuo respiro,

sei nel punto in cui la goccia tocca l’abisso.

Se appare il vuoto o la morte,

goccia dopo goccia io scrivo,

di te scrivo che sei pioggia e vento,

albero e terra, nulla e tutto,

e  penso di essere altrove.

Marisa Cossu ( “Attraverso pareti di pietra” SBC Akea edizioni)