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Memoria persa (2)

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Frida Kahalo, Le due Frida 1936

 

 

Pane dorato, franto da una lama

di sole, ultimo raggio, è il volto tuo

 dai solchi della trebbia

 segnato ed appassito

 mentre crescevo, esile spiga d’oro,

sotto il tuo sguardo mite;

ma il grano muta in pane,

 in te si chiude di parola il suono;

negli occhi laghi di umido smeraldo,

dove i pensieri e la memoria persa

nei lembi della sera hanno dimora.

Il tuo viso di terra nutre ancora

la mia anima e il corpo:

 impallidiscono i confini noti;

il vento soffia le morte stagioni,

 scaglie impalpabili del tuo perderti

vanno lontano, lievi,

forse in un gioco d’ombra

dove ti seguo muta a poco a poco.

Ti sono madre nella triste pena,

fantasma d’espiazione,

e ti assecondo in questo strano vuoto.

Marisa Cossu

 

Il silenzio

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R. Guttuso, Mimise che dorme, 1941

Il silenzio genera l’invisibile.

I pensieri prendono forma,

le cose respirano, si animano,

sussurrano il proprio nome,

emergono dall’ombra

e, come stelle fisse,

splendono di luce propria.

Volano nella stanza

le lievi sostanze mai viste,

entrano nel vasto abisso dell’io,

vivono, si nutrono di solitudine

prima che il segno diventi parola,

la parola che scrivo, che sento,

l’unica traccia d’amore.

Marisa Cossu

Se ne va

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U. Tozzi, Temporale estivo

Se ne va col temporale

l’incantato stordimento dell’estate,

culmina in un tuono inaspettato

e resta l’umido odore della pioggia

in rigagnoli di schiuma

presso i margini dei pini.

Ancora vive il ricordo

dei lunghi giorni di luce

mentre il tempo abbraccia le ore,

allunga mobili ombre

e incide sulla terra

la sua ultima parola.

Marisa Cossu

Il silenzio

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Il silenzio genera l’invisibile;

i pensieri prendono forma,

le cose respirano, si animano,

sussurrano il proprio nome,

si nutrono di solitudine,

emergono dalla memoria

e come stelle fisse

splendono di luce propria.

Nell’infinito volteggia

la lieve sostanza sospesa

della coscienza sommersa;

entra nell’abisso muto dell’io,

dove l’ignoto mai visto si svela

prima che il segno diventi parola,

la parola che scrivo, che sento;

una flebile traccia d’amore.

Marisa Cossu

Finirà il mio tempo

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DE Chirico, L’enigma dell’ora, 1911

Finirà il mio tempo

in una qualsiasi ora

battuta dall’orologio della piazza.

Tra i veli bianchi della fontana

 starò a guardare

come svolge il suo compito

l’ombra che accoglie

la mia voglia di sapere

quale parola immortale

potrei scrivere,

che non abbia da altri udita,

nell’attimo più breve,

mentre guardo negli occhi la mia umanità

e la mia essenza entra silenziosa

in quel che resta del tempo.

© Marisa Cossu

Messaggio

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Alex Ruiz, Notte stellata di Van Gogh, opera d' arte digitale

Alex Ruiz, Notte stellata di Van Gogh, opera d’ arte digitale

 

E se fossi io stessa

messaggio, segno,

squarcio dell’ universo

che a tutti comunica qualcosa;

se anch’ io brillassi,

isola lontana,

per svelarmi stella

senso e parte del còsmo;

e se fossi parola di comete

nella magia di una notte stellata

e mezzo inconsapevole

dei suoni e degli annunci,

delle domande di terre e cieli

che contengono il mondo,

della cosmogonìa del pieno e  vuoto,

della  materia e del suo segno opposto;

e tutto fosse, infine,

coscienza immersa nel flusso della vita,

ed io non fossi sola a contemplare

la rete di risposte venute dal mistero;

se potessi capire, ricordare,

e poi dimenticare,

dissolvermi nella marea sublime

dei messaggi in cui tutto è spiegato,

voce io stessa e semplice parola.

 

 

UOMO

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R. Magritte, Figlio dell' uomo 1964

R. Magritte, Figlio dell’ uomo 1964

UOMO

pieno di nulla

del vuoto di te stesso

 presenza muscolare

 ricolma di rumore

di apparenza

tu vivi

OMBRA

fatta di fango

  riflesso di specchio

trafitto dalla lama

del messaggio

stellare

 CERCHI

il tuo vero volto

tra l’ estranea folla

 cembalo scartato e solo

dall’ abisso distante

chiami la vita

un nome

una

PAROLA

PAROLA

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G. Apollinaire, La colomba

Si è levata la parola

dal mio centro pensoso

come acqua zampillante

al canto dell’ allodola;

ha tolto la tristezza,

ha lenito il dolore,

è salita dal buio dell’ anima

in un volo d’ uccello leggero

fremente e vago.

Dove andrà, dove poserà

le ali di malinconia,

dove guiderà il mio cuore

dubbioso e tremulo

avvolto in fasce di ricordi…

La parola è nata come luce

nel buio del silenzio,

dai pensieri della notte

dal pensiero del giorno

dal pensiero del tempo

che scorre per i secoli

e scava nel sentire

dell’ immenso universo.

E sarà pioggia, neve, vita, morte,

fiore, primo bacio d’ amore,

nostalgia dell’ ignoto

che abbraccia gli elementi

e sfugge ad uno spazio esiguo.

Dove riposerà la parola,

la libera emozione,

la tenera colomba dell’ aurora,

bianco astro di novilunio,

se non nel segno di un arcobaleno

dipinto nell’ azzurro

dalla furia del temporale.

Lasciatela così nella bellezza,

nella breve fuggevole illusione

dell’ armonico arco di colore.

©Marisa Cossu

IL POETA

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G. De Chirico, Monumento al poeta, Piazze d' Italia

G. De Chirico, Monumento al Poeta, Piazze d’ Italia.

Il poeta è forse un sognatore,

un filosofo in cerca di se stesso

nei sentieri dell’ essere.

Nel viaggio sull’ onda della vita

libera la parola dal suo peso di pietra,

connette il suo sentire all’ universo,

prova il dolore della terra

per un seme mai  nato,

il calore delle piccole cose,

il profumo del vento ,

la tensione d’amore

che lega  le creature

nell’ infinito abbraccio delle stelle.

Per il poeta il tempo non esiste,

il futuro è con lui nella sua mente,

il passato e il presente sono altrove

scritti nella memoria, già parola.

Il poeta è forse un cercatore

di perle e di coralli :

nel silenzio profondo degli abissi,

tra le città sommerse,

con stupore egli vede affiorare

il segno di memorie antiche.

Il poeta è  forse un cercatore

di pepite e  diamanti

nel seno della terra dove scende

per incontrare il fuoco

di un sole rifugiatosi

nel cono di una solitudine cercata.

Oh visione interiore,

tu,  profetico canto,

non lasciare che il cuore del poeta

resti solo su una pagina vuota !

Siano le sue parole

più lievi di una nuvola

la cui pioggia abbia senso di salvezza,

conforto ed armonia.