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L’isola

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San Pietro-Taranto-Isole Cheradi

Avete mai visto l’isola

attraverso il trasparente pallore delle nuvole

adagiate sul confine del mare

in una cappa di calura estiva?

E nell’isola  una spiaggia dorata,

lievi impronte di giovinezza, passi nudi

vaganti senza meta tra dune e macchie di erica.

Avete mai visto i sassi rotondi della scogliera

rifrangere la luce del cielo nello specchio

di chiara acqua marina?

In me  l’incanto si rinnova,

nulla è mutato nel mio animo.

Quell’isola mi appartiene

con la dolcezza della bella stagione

o con l’aspro rompersi del tempo

quando il gheppio smette di fischiare,

i passeri si fermano ebbri di sole e di salsedine,

il mare corrode le rive, cancella i passi,

li discioglie nella schiuma di un’onda lenta,

le nuvole si fanno grigie e la pioggia si annuncia

tra brividi e aliti di scirocco.

Avreste mai creduto che uno strano poeta

rassomigliasse a quest’isola,

fosse sabbia e mare, roccia e uccelli,

diventato egli stesso isola in un altro tempo,

in un altro luogo immaginario

dell’infinito mare dalla vita.

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Su foglie

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Alfons Mucha, Autunno, 1896

Alfons Mucha, Autunno, 1896

 

Su colorate foglie d’autunno

ci sono i passi  della bambina

che in me cantava voci di bosco,

il vago suono del vento, la trama

dei rami pendenti da un cielo

trapassato da una lama di sole.

Indaghiamo il  limitato universo,

ci appropriamo delle cose che mai

sentiremo allo stesso modo ,

che sedimentano scorie di magia

nella semplice visione interiore

prima che il tempo trasformi

il possibile nucleo del divenire

in quelle che saremo per sempre;

ma altrove ti trascina il tempo

dove il mondo ti mostrerà  volti

di pietra induriti dal male,

una conca d’acqua evaporata,

montagne di sale, dolore vivo,

il ventre vuoto di madri, guerra.

La morte dissimula la vita,

breve illusione di un attimo

creduto eternamente vero,

perché io sia oggi quel che sono,

disincantato groviglio di memorie

abbandonato nelle mani del tempo.

©Marisa Cossu

Su questa poesia

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libri1[1]

Cammino adolescente

su questa poesia

e  ripercorro i passi,

i pensieri della notte

che veniva  al mio cuore

agitato dalla vita scoperta,

dall’ansia d’incontrarla

e vedere dove esistono

le parole del futuro,

dove sono scritte,

da quale pagina

ogni lettera scomparsa

torna al suo senso,

un prato per volare

con la pagina d’ incantata

giovinezza.

E tu eri già nei versi

e con me venivi nel vago

componimento del tempo,

nell’antica metrica infallibile,

lontana come il poema

che dentro cantava l’amore,

ricerca indistinta di te,

voglia di sorprendermi

quando la luna va a dormire

dietro la montagna;

 pensare di abbracciare

l’alba della vita,

imprimerla nel mio foglio

in modo indelebile,

lasciarmi un giorno confortare

dall’adolescente poeta

che ancora mi danza in petto

e accende speranze

mentre si fa sera.

 Marisa Cossu

Voi non sapete…

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Monet, Studio di ulivi  1884

Monet, Studio di ulivi 1884

Voi non sapete, amici,

in quali città mi condusse

la vita; per quali periferie

è passata la mia anima

su strade ridenti o sterrate,

dove lasciai il mio cuore

per le cupole d’ oro di basiliche,

per gli alti grattacieli

o per le semplici case

di paesi mediterranei.

Voi non sapete, ed ho dimenticato,

quali amori ho perduto

nella furia dei passi verso casa,

e non sapevo come fosse lontana;

voi non sapete,

quali suoni ho rubato alle canzoni,

ai gesti delle mani, all’ espressione

di fuggevoli sguardi;

quali pensieri sono venuti a me

dai  libri miei compagni

delle chiare notti di gioventù.

E non so spiegare il perché

da ogni terra io sia fuggita

come ladra furtiva.

Vedevo un solo luogo

più adatto a me,

una zolla di ulivi senza tempo

incoronata dall’ azzurro mare.