Archivi tag: pioggia

La goccia

Standard

images[7]

Claude Monet, Marine,”Pourville”,,1881

 

 

 

  Si sente una goccia di pioggia

  che scava

  e scivola lenta, si poggia

  sull’anima triste, la lava

  e fresca si scioglie

 

  in un rivolo azzurro di mare;

  richiama

  le vuote conchiglie a cantare

  insieme a ogni vita che ama,

  mistero riunito

 

  nei vuoti riempiti dal vento

  di nulla,

  di sabbia che un solo momento

  resiste alla forza che annulla

  nel tempo l’amore.

Marisa cossu

 

 

Annunci

Se ne va

Standard

50f4d1a7cd9424ebf5fb7951f3e77fbf4c52d1ee5fccf[1]

U. Tozzi, Temporale estivo

Se ne va col temporale

l’incantato stordimento dell’estate,

culmina in un tuono inaspettato

e resta l’umido odore della pioggia

in rigagnoli di schiuma

presso i margini dei pini.

Ancora vive il ricordo

dei lunghi giorni di luce

mentre il tempo abbraccia le ore,

allunga mobili ombre

e incide sulla terra

la sua ultima parola.

Marisa Cossu

L’albero rosa

Standard

91[1]

Michele Cascella, Alberi con casa

É il risveglio dell’albero rosa:

ora gode la precoce primavera

vestito da una cupola di fiori;

non sarà felice per sempre,

né rallegrerà il mio sguardo

quando leggerò il freddo mistero

che lo spoglia, strema il passero

e  i colori  ruba in un brivido cupo.

Già la pioggia annebbia il cielo;

non c’è scampo alla parabola

che innalza il culmine di gioia

per gettarlo repentino nel vuoto.

Se potessi essere quell’albero,

addormentato nel crepuscolo

dell’ autunnale temporaneità,

e svegliarmi ogni volta per sempre

dal fondo dei miei giorni finiti,

essere come nuova creatura

nell’appagato ritorno degli uccelli.

©Marisa Cossu

La pioggia

Standard

Leonid Afremov, il pittore della pioggia. Impressionista contemporaneo.

Leonid Afremov, il pittore della pioggia. Impressionista contemporaneo.

La pioggia scivola sulle cose

dissemina in rigagnoli le foglie;

passano anime e ombre

in una coltre bianca,

sul davanzale cade una goccia

una piccola pietra liquida,

cade e io scrivo…

l’acqua è inchiostro delle parole

la pagina bacia i fili di cielo

venuti a ispirare la fantasia.

La goccia scava, io scrivo;

scava nell’intimo indurito,

da ore buca il resistente spessore

della mia cecità ,

ora  vedo ciò che risorge,

un verde bagliore di bellezza,

la terra ammorbidita ed aulente

e uccelli alla finestra

tra gelsomini rampicanti.

Io scrivo, la goccia cade e scava

e tu sei nel lieve movimento del vento

che rigonfia la pioggia,

nell’onda trasparente  del tuo respiro,

sei nel punto in cui la goccia tocca l’abisso.

Se appare il vuoto o la morte,

goccia dopo goccia io scrivo,

di te scrivo che sei pioggia e vento,

albero e terra, nulla e tutto,

e  penso di essere altrove.

Marisa Cossu ( “Attraverso pareti di pietra” SBC Akea edizioni)

 

 

 

Tutti quelli che amo

Standard

marc_chagall_038_studio_per_Pioggia_1911[1] (2)

Mark Chagall, Studio per Pioggia, 1911

Sulla strada del mare gli uccelli

con me vanno tra nuvole basse:

sono alati o, pensieri ribelli,

voli di pioggia o umide masse

lievi, cadenti in velate cortine,

in freschi lavacri purificanti

dove più netto è il confine

tra il sole e le ombre passanti.

Tutti quelli che amo, come viandanti

si bagnano alla stessa pioggia;

ciascuno è una goccia salmastra

che scava con il suo liquido seme

in un ricordo d’amore, e nessuno

è così lontano da non essere insieme.

© Marisa Cossu

DATEMI UN AUTUNNO

Standard

 542580_501104123247786_1459389117_n[1]     (Renato Guttuso, Prato d’ Autunno)

Datemi un Autunno che scolori i capelli,

lasciate che mi accolga tra le foglie

e mi ricopra col suo mantello rosso

nelle notti che annunciano l’ Inverno

e mi porti la pioggia con l’ odore dell’erba,

che disseti la mia arida anima.

Datemi i pensieri delle foglie morte,

il volo degli stormi migranti a sud

per le immense rotte marine;

su quelle ali, lasciate che mi posi

come  foglia sollevata dal vento;

lasciate che consenta al mistero,

come gli uccelli, che per continuare

a cantare vanno leggeri e in pace:

non sai dove si fermeranno

in quali terre deporranno il nido;

dove riposerà nel tempo

la mia ansia di vita.

MIA SETE

Standard

dechirico2[1] ( G. De Chirico, Cavalli in riva al mare )

Non venne la pioggia

sui campi assetati dell’estate meridionale

e inutilmente volarono bassi gli uccelli

dal mare alla palude all’apparire di fatue nuvole.

Io siedo disidratata sul poggio della mia casa

e non ha voce di sorgente un antico vento;

tace l’ aria svuotata dal silenzio.

Scalpitano i cavalli dalle lunghe criniere

alla foce dell’ esigua sorgente presso il mare

tra salici piangenti e fiori d’ acqua.

E tu non tornerai  dalle rotonde pietre

dove cercasti l’ acqua per il nostro amore,

i vegetali capelli posati sull’ intrigo delle lumache.

Chi ci rubò l’ amore, dove nascose l’acqua

che ravviva e bagna il tempo;

dove portò il tuo cuore per cercarla,

forse lontano, troppo per ritornare.

© Marisa Cossu (La Vita Bella, pensieri e parole, BookSprint edizioni)

ATTIMI

Standard

1[1]

Ho preso la luna tra le mani,

era il tuo volto,

ha sparso il suo chiarore

sul mio corpo,

era l’ amore.

La luna si è nascosta

dietro un velo

ha gridato la notte,

era il dolore,

ho chiuso il suo lamento

nel mio grembo.

Ho stretto a me la pioggia,

era il mio pianto…

il pozzo si è riempito

 nel giardino.