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Ci sorprende…

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Frida Kahalo, Le due Frida   1936

Frida Kahalo, Le due Frida 1936

Ci sorprende talvolta un male oscuro,

la paura di vivere morendo

in una solitudine voluta,

impotenti e reclusi prigionieri,

sconosciuti a noi stessi,invisibili agli altri

che ci sfiorano in fretta indifferenti,

ciascuno nel suo guscio di presenza

nel banale recinto del suo Io.

Siamo ombre tra le quinte del tempo

trasparenti comparse, soffio donato

per un solo istante e svanito nel nulla.

Mi chiedo allora quale sia l’ appiglio

per l’ anima confusa e balbettante,

quali radici aggancino la frana

della nostra fuggevole presenza,

quale bellezza si mostrerà alla fine

con un volto di luce e di speranza

mentre arriva la sera e si distende

sulle ferite aperte dalla vita.

Eppure osiamo tendere ad un faro

acceso da una mano sconosciuta,

per aggrapparci al sogno del domani.

PROFUGHI

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protesta-nel-Cie-di-Bari[1]

Su barconi di legno,

su gommoni

partono i profughi

stipati nelle stive,

razza umana promiscua

nuovi schiavi

gementi

tra le onde del Mare Nostrum

trasportati al naufragio

alla terra promessa.

Orrore

poi salvezza

prigione.

Ora

aggrappati

come insetti

all’ alta rete invalicabile

ragazzi , uomini,donne

gettano il cuore

oltre il confine

liberi

di fuggire

arrampicati

sui cancelli chiusi,

gridano

ritorno, madre, terra

per cadere

nel baratro del gemente

girone

buio dolore

Andare via lontano,

ma dove

come.

Venne il sonno

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Infine la mente consumò tutti i pensieri

del giorno ormai trascorso,

chiuse in sé le emozioni

e venne il sonno a liberare l’ anima

dal nulla della notte nera.

Bianche volavano  parole non dette

ormai sbiadite, vaga eco d’ amore

già fuggita nel sogno.

Tra palpebre socchiuse già il risveglio…

e tutto ricomincia;

nella segreta stanza del mio cuore

si affacciano le ombre della notte

sognate e non vissute,

ritornano gli incanti e le prigioni

consumate nell’ arco della luce.