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Come la neve

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Collins Jacob (tracce nella neve)

 

Come la neve

 

Alla base degli alberi d’argento

cade la luna e l’ombra sua traspare,

lieve ricamo in terra,

dove aspro l’inverno ha disegnato,

con mani fredde, una trama di gelo;

rami nudi e contorti,

semi deformi e morti

giacciono tra radici inaridite,

bianchi di neve effimera che sfugge.

Così, vita di luna, amor d’argento,

a tua insaputa abbracci la misura

del tempo a noi concesso

e in essa ti consumi,

nel velo della neve oggi caduta.

Così trascorri e muti con le foglie

per divenire neve che si scioglie.

Marisa Cossu

 

 

L’incantesimo del vuoto

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vuoto1[1]

Incantesimo del vuoto,

leggerezza sublime del non esserci,

restare in opposti confini

dove l’amore si annulla nel silenzio

e i pensieri cadono irrealizzati

in isolate stanze di sole.

Quale grave forza del vuoto

nel suo vortice necessario

depone la paura del vivere,

quale menzogna pervade

le radici dell’ansiosa realtà.

Quale vita è questa

che ruba il tempo,

quale incantesimo è questo

che solleva il dolore

e lo lenisce nell’imbuto del vuoto.

©Marisa Cossu

Ci sorprende…

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Frida Kahalo, Le due Frida   1936

Frida Kahalo, Le due Frida 1936

Ci sorprende talvolta un male oscuro,

la paura di vivere morendo

in una solitudine voluta,

impotenti e reclusi prigionieri,

sconosciuti a noi stessi,invisibili agli altri

che ci sfiorano in fretta indifferenti,

ciascuno nel suo guscio di presenza

nel banale recinto del suo Io.

Siamo ombre tra le quinte del tempo

trasparenti comparse, soffio donato

per un solo istante e svanito nel nulla.

Mi chiedo allora quale sia l’ appiglio

per l’ anima confusa e balbettante,

quali radici aggancino la frana

della nostra fuggevole presenza,

quale bellezza si mostrerà alla fine

con un volto di luce e di speranza

mentre arriva la sera e si distende

sulle ferite aperte dalla vita.

Eppure osiamo tendere ad un faro

acceso da una mano sconosciuta,

per aggrapparci al sogno del domani.