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Ciò che resiste

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1- Paestum

Paestum

 

 

Ciò che resiste al tempo è la memoria,

profumo delle cose già vissute

nello scorrere liquido del fiume

che bagna l’esistente.

Solo una volta ti lambisce e fugge

e muta l’onda: non più la stessa acqua,

dove ora siede il tuo sogno ingrigito;

con un ritorno breve ti consola

il nostalgico film di ciò che è stato.

Solo parole, sillabe d’inchiostro,

graffiti e segni d’immaginazione,

scavano nella notte dove affonda

il senso delle cose nel mio foglio;

ma io ti vedo, siedi nel non senso

di un libro vuoto e cerchi di tornare.

Marisa Cossu

IL RITORNO A CASA

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Immagine del Galeso, Taranto

Il ritorno a casa

 

Per questa strada priva di giardino

 è passato il mio cuore nel ritorno

dal viaggio della vita, un solo giorno

per rammentare d’essere bambino.

 

La fiamma d’oro mossa tra i capelli

 era vela del vento di maestrale

che negli occhi bruciava come sale

quando sferzava il viso ed i ribelli

 

riccioli, stretti in una treccia nera,

dalla tua mano, madre . Poi solevi

rimboccarmi la sciarpa e mi dicevi

di fare presto e non tardare a sera.

 

Sempre ritorno a casa, a quel momento,

che nel tempo vissuto ho superato.

In cerca di giardini ero volato,

lontano dalle strade di cemento.

 

Quante spine ho raccolto insieme ai fiori,

quanta vita ho perduto nel cercare

e come è faticoso ritornare

ora che tu mi chiami mentre muori.

Marisa Cossu

Ombra

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IL segreto dell’ombra

Ombra discesa sulla breve vita

trascorri come uccello nella sera

e semini l’attesa che, sopita,

copre del mondo la pietrosa sfera.

 

 

Ma l’ombra lieve viene a darmi pace

dopo un duello duro ed infuocato,

lei mi raccoglie mentre il cuore tace

e il respiro s’acqueta rassegnato.

 

Forse sei tutto o forse solo  foglia,

una semplice pietra o quel frammento

del tempo vano che di me si spoglia,

 

un libro scritto sul far d’un bel giorno

dove parlai d’amore a te soltanto,

mia vita, ed ora so che non ritorno.

Marisa Cossu

Entrerò nella notte

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Entrerò nella notte  dove giace

la pallida memoria,

delle cose perdute

sospinte in un angolo

di strada da un vortice

stellato, in cui lieve vola

quel che resta del giorno,

foglie e rifiuti bagnati di luna,

 parole senza peso,

 pensieri persi in un autobus vuoto.

Entrerò sola a rubare l’amore,

l’impossibile sogno disvelato

quando brucia la stupita emozione

che si scioglie nel ritorno del giorno,

al più chiaro apparire della luce.

© Marisa Cossu

E’ il tempo

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Piet Mondrian, Albero grigio

E’ il tempo degli alberi

anneriti dal gelo,

dei rami spogli,

delle scorze scavate

dall’ inverno.

Sfilano fantasmi

di tronchi secchi

nei viali di periferia,

biancheggiano di neve,

brillano di ghiaccio,

dormono inconsapevoli

nella fredda metamorfosi

del segreto ritorno

e non sanno che presto

rivivranno.

 

IL VIAGGIO

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C. David Friedrich (1774-1840), Viandante sul mare di nebbia

L’ uomo è sempre in viaggio

per giungere a se stesso,

per ritrovare l’ isola perduta

ultimo approdo in cui riposare,

rifugio degli affanni e di stanchezza

del cammino compiuto nella vita.

Ma che cos’ è il viaggio

se non questo bisogno di ritorno

per strade inesplorate, nei deserti

per onde, per mari, su navi senza vele

per raccogliere il vento;

e rubare l’ amore nelle case dei porti,

dormire sotto un cielo di stelle sempre nuove,

bagnarsi di pioggia e di parole

essere presi per incantamento

nell’ ombra dell’ oblio.

E subire l’ assedio di passioni

per capire che cosa provi il cuore

al di là del confine inesplorato.

… poi tornare,

eroi di un  tempo dalle mille sfide,

con le mani ricolme di tesori

vissuti nel percorso della mente.