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La goccia

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Claude Monet, Marine,”Pourville”,,1881

 

 

 

  Si sente una goccia di pioggia

  che scava

  e scivola lenta, si poggia

  sull’anima triste, la lava

  e fresca si scioglie

 

  in un rivolo azzurro di mare;

  richiama

  le vuote conchiglie a cantare

  insieme a ogni vita che ama,

  mistero riunito

 

  nei vuoti riempiti dal vento

  di nulla,

  di sabbia che un solo momento

  resiste alla forza che annulla

  nel tempo l’amore.

Marisa cossu

 

 

L’iris

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Van Gogh (iris)

V. Van Gogh, Iris

Qui, dove l’iris nasce presso il mare,

distendevo le membra sulla sabbia

sazia di giovinezza e di emozioni,

d’azzurro era pervasa la mia anima

d’acqua e di cielo, per il tremolio

dei riflessi splendenti sulla riva.

L’iris d’un manto ricopriva il prato

celandomi alla vita per il tempo

segnato dalle magiche illusioni.

Il tempo si nutriva del mio corpo

ed io dei sogni che salivan lievi

in alto con il grido degli uccelli

in un attimo eternamente breve.

©Marisa Cossu

Canta il mare

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Dolci onde in arrivo

Canta il mare la bianca conchiglia.

Un pianto di chitarra lontana

cammina, un’onda per ogni nota

soffiata dal vento, nella corsa

di creste evanescenti sulla sabbia,

in spirali di schiuma leggera.

Come sono chiari i tuoi occhi

sul mio corpo illuminato

dalla tua azzurra emozione,

disperso in te nel caldo  gorgo

che tutto sul fondo  trascina.

E come è facile abbandonarsi

al trasparente e necessario flusso

della impetuosa deriva d’amore,

risvegliata da un canto di nostalgia.

© Marisa Cossu

Come relitto

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Come relitto posato da tempeste

nei concavi abbracci marini,

da un un letto di morbida sabbia

guardo il cielo nella continuità

riflessa dalle onde stellate;

resto in un liquido sonno,

abbandonata in una bolla d’oblio

dove il mare  ricopre triremi, navi e città,

nelle valli subacquee più remote,

negli immersi sottosuoli

di strade divorate dal sale;

ma dell’uomo

 con essi per sempre sepolto

in dimenticate archeologie,

dell’uomo non v’è traccia.

Ora i legni parlano,

il ferro, gli alberi maestri,

le ancore infisse nella roccia;

 ma dell’uomo, dell’immane fatica,

dell’eroica navigazione,

dell’immensa nostalgia del viaggio,

solo le alte  onde sono eco.

© Marisa Cossu

In cerca di parole

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Marc Chagall, La mucca con l’ombrello, 1946

 In casa tra il computer e la finestra, nell’ inutile calda mattina d’estate, cammino scalza in cerca di parole nel libro già letto della mia vita.

Nelle fantasie della memoria, ancora mi appare l’antica musa invitante, adesso che ho deciso di scrivere in poesia l’intimo diario di questa parte di tempo e il sole  mi sta addosso a  riscaldare i ricordi, a illuminare le cose non viste.

Proietto il film della coscienza sulla tela bianca di una tenda appena mossa dal vento; escono da un  rifugio segreto e brillano fuori da me, immagini leggere come piume, quasi inafferrabili comparse senza luogo né tempo; ma ho bisogno delle carezze delle parole e non posso dirlo a nessuno: non capirebbero come esse siano tanto magiche e desiderate, quanto siano musicali e quanto colorino l’universo, quanto consolino le ore in cui da sola mi muovo come un’anima in pena a raccogliere fiori, sensazioni appena sbocciate in un angolo sconosciuto a me stessa.

Mi dicono che non è bene costruire torri di sabbia: all’alba svaniranno per un soffio di vento in un vasto deserto di solitudine; ma ho bisogno delle parole come dell’amore, sia pure in granelli di sabbia, sia pure nel deserto delle emozioni.

Il  compagno della mia vita pensa che io mi stanchi della quotidiana presenza delle parole in fuga che rincorro tenacemente, che mi assenti per troppo tempo in pensieri di nostalgia, in ricordi che fanno male; ma nulla è più malinconico e  banale della realtà vissuta senza poesia, di un corpo senza carezze, di occhi che non possono guardare lontano.

© Marisa Cossu